PANTANI. Mamma Tonina: ormai hanno distrutto anche me

GIUSTIZIA | 05/11/2014 | 08:11
L’ispettore capo Daniele Laghi, che fu tra i poliziotti della squadra mobile di Rimini che 10 anni fa che indagarono sulla morte di Marco Pantani, verrà interrogato in Procura nell’ambito della nuova indagine per omicidio volontario aperta dal procuratore capo, Paolo Giovagnoli, a seguito dell’esposto presentato per la famiglia del Pirata, dall’avvocato Antonio De Rensis lo scorso 24 luglio.
Laghi sarà ascoltato come persona informata sui fatti a proposito di alcuni dubbi sollevati proprio dall’esposto De Rensis come i rapporti con l’amico intimo di Marco Pantani, che il giorno della morte fu tra i primi ad essere contattato dalla polizia. L’interrogatorio di Laghi sarà tra gli ultimi calendarizzati dalla Procura che intanto per fine novembre attende le risultanze della nuova perizia autoptica affidata dal procuratore Giovagnoli al professor Franco Tagliaro dell’Università di Verona. Probabile però che il professore chieda una proroga sugli iniziali 60 giorni.
E proprio Tagliaro aveva chiesto di poter visionare, per rifare i test clinici, i reperti anatomici prelevati durante l’autopsia sul corpo di Pantani e conservati fino alla primavera 2014 all’ufficio corpi del reato che dipende dal Tribunale di Rimini. Reperti però che sono stati distrutti perché così stabilito dal giudice in sentenza. «Confisca e distruzione di quanto in sequestro», deciso dal giudice sia nella sentenza passata in giudicato il 5 luglio del 2007, relativa ai patteggiamenti dei tre pusher, sia in quella di Cassazione relativa all’assoluzione di Fabio Carlino accusato di aver ceduto, insieme a Fabio Miradossa e Ciro Veneruso, la dose di cocaina purissima che provocò la morte per overdose del ciclista il 14 febbraio 2004.
Insomma, quei reperti organici depositati dal medico legale, il professor Giuseppe Fortuni che 10 anni fa, su ordine della Procura della Repubblica di Rimini, effettuò l’esame sul cadavere, sono stati distrutti nel marzo di quest’anno perché così disponeva l’ultima sentenza, quella di Cassazione del 9 novembre 2011, del lungo processo Pantani. Tagliaro però potrà, come ha manifestato, rifare i test tossicologici visto che il laboratorio di Modena dove 10 anni furono inviati per gli esami, ha conservato in copia i campioni. La distruzione dei campioni secondo la Procura non dovrebbe né comprometterà la perizia Tagliaro né portare ad una esumazione della salma di Pantani. L’interrogativo principale a cui la nuova perizia dovrà rispondere è se quanto sostenuto dal professor Francesco Maria Avato che ha prodotto le evidenze scientifiche sulle quale si basa l’esposto De Rensis, e cioè se qualcuno costrinse Pantani ad assumere cocaina fino ad ucciderlo è possibile.
Per chi nell’indagine per omicidio ci crede, come la mamma di Marco, Tonina, che oggi commenta su Facebook «oramai hanno distrutto pure me» pensa che i tempi con cui sono stati distrutti i reperti sono quanto meno singolari. Tutte le prove, quindi compresa la bottiglia di un litro d’acqua ritrovata nella stanza di Pantani con tracce di cocaina ma sulla quale non furono prese le impronte, sono state distrutte a marzo 2014. Sei mesi prima, settembre 2013, l’avvocato De Rensis aveva chiesto al sostituto procuratore Paolo Gengarelli, che seguì le indagini nel 2004, l’autorizzazione per l’accesso agli atti. Cinque mesi dopo il 14 febbraio del 2014 in uno speciale televisivo su Italia1, De Rensis annuncia la volontà di presentare un esposto (volontà secondo il legale non sufficiente per chiedere la non distruzione delle prove). Un mese dopo l’annuncio e a due anni e mezzo dall’ultima sentenza definitiva, le prove vengono ufficialmente distrutte d’ufficio, senza il bisogno di alcuna autorizzazione. (ANSA).
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