I corridori veneti difendono la scelta di Rebellin

| 10/09/2004 | 00:00
Rebellin risale in sella e corre verso Verona in bianco-celeste, con i colori argentini. Ormai sembra certo, ma qualche dubbio permane, vedremo il campione vicentino prendere il via al mondiale di Verona da avversario degli azzurri. Non avrà compagni di squadra, italiani, a fargli da gregario ma i colleghi veneti di Rebellin condividono e comprendono la sua scelta a cominciare da Gianni Faresin che con Rebellin milita alla tedesca Gerolstainer. “Davide in qualsiasi nazionale avrebbe il ruolo di capitano, è tra i primi nella classifica UCI e quest’anno è sempre andato forte. Ha tutto il diritto di essere tutelato. Capisco la sua scelta – continua Faresin – il suo unico rammarico è non vestire in azzurro, ma lui dentro resta italiano”. Anche per Fabio Baldato, Rebellin ha fatto la scelta giusta. “Altri corridori, come Max Sciandri e Guido Trenti, hanno scelto un'altra nazionale – dice Baldato. Loro hanno il vantaggio di avere già la doppia cittadinanza ma lo scopo è sempre quello: esserci al mondiale. Quindi Davide ha fatto bene”. L’unica perplessità che invece fermerebbe Franco Pellizotti in questa difficile scelta è l’inno. “ Non sentire l’inno italiano nel caso vincessi un mondiale mi dispiacerebbe moltissimo ma, capisco la scelta di Davide. Si trova a 33 anni con un mondiale sulla porta di casa senza la certezza di correrlo, ha fatto quello che riteneva giusto. Per un corridore il mondiale è l’appuntamento più importante di un’intera carriera”. Un altro che conosce bene Rebellin, perché si allena insieme quasi tutti i giorni è Filippo Pozzato. “Ho corso con lui anche ieri e l’ho trovato sereno e convinto della sua scelta. Capisco Davide ma accetto anche le decisioni del c.t. Ballerini. Ad Atene ha pur sempre vinto un oro con Bettini e chi vince ha sempre ragione. Da italiano però dispiace non vedere Davide in azzurro”. Un in bocca al lupo, all’ormai argentino Rebellin, viene anche dal giovane Emanuele Sella. “ Sicuramente Davide si è sentito escluso dalla nazionale senza una ragione valida e quindi ha deciso di prendere questa decisione drastica che certamente gli peserà ma, ogni atleta in qualsiasi disciplina vede nel mondiale il culmine della sua carriera e quindi ci vuole essere ad ogni costo, anche se questa comporta vestire un’altra maglia”. Alessandro Tomaselli (da Il Corriere della Sera - Corriere Veneto del 2 settembre)
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