CASO PANTANI. Manola: io non c'entro con l'esposto

GIUSTIZIA | 07/08/2014 | 13:51
Il cane salta abbaiando verso il cancello. Periferia di Cesentatico, casa Pantani - Boschetti. Una bandana verde a mo' di collare denuncia l'inclinazione giocosa del lupo. Manola Pantani ha la voce limpida e i modi decisi: «Non è una mia iniziativa. Non sono stata io a chiedere di riaprire le indagini. L'esposto è stato presentato dai miei genitori, questo credo che tutti lo sappiano».
Non si entra nella vita di Manola come attraverso un cancello. Dall'altra parte del citofono, il tono è conclusivo: «Se mi avete cercato, saprete anche che, da molti anni, ho smesso di parlare della mia famiglia. Le loro scelte non mi riguardano. In questo caso specifico si tratta di una loro denuncia e non della mia».
Vite separate, scelte differenti. Tonina Pantani, ad esempio, ha un modo tutto suo di concedrsi e poi negarsi. Martedì mattina, davanti al cinitero di Cesenatico, ha tirato un calcio al fotografo del Corriere e ieri mattina sul suo blog era comparso un post: «Giornalisti invadenti, erano anche davanti al cimitero. Sono entrata in chiesa per nascondermi, ma sono venuti pure lì e mi sono sentita braccata».
Da dieci anni la sorella minore del Pirata protegge i suoi affetti e la memoria del fratello senza necessariamente condividere le scelte di famiglia. Perplessità ne ha, ma le tiene per sé: «Certo, qualche dubbio sulle risposte date dall'inchiesta nel suo insieme, l'ho avuto anche io ma sinceramente non ho mai pensato di condividerlo e non lo farò certo adesso».
Sono quasi le 13 e lei rapida esce di scena: «Sono a pranzo, mi spiace. E comunque questa è una conversazione che non posso fare. Capisco che la nuova indagine ha riacceso la curiosità, ma non sarò io a darvi risposte su Marco».
A poche centinaia di metri suo figlio Denis si occupa dello Spazio Pantani. Gigantografie, titoli dei quotidiani e diplomi ad honoremo. Il Pirata in triondo al Giro. Il Pirata che allarga le braccia tagliando il traguardo, che vince sudando. Aveva 14 anni, Denis, quando perse suo zio. Anche le gigantografie, a volte, aiutano.

di Ilaria Sacchettoni, da Corriere della Sera
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