CIAO MARCO. Porreca: Quella mano fredda, troppo fredda...»
PROFESSIONISTI | 14/02/2014 | 12:20 Cari amici, fermo restando tutto, e l'in/utilità di tutto quanto facciamo, quando si parla e scrive di una persona che più non può intervenire, di Pantani voglio narrare - forse non mi è neanche più concesso - una cosa privata. A ciascuno il suo, per mio diritto/dovere. Non dimenticherò quell'incontro del gennaio 2000, dopo l'uscita del mio “Pantani ed io” del '99, a Terracina. Ritiro pre-stagione. Hotel Fiordaliso. La difficoltà del colloquio fra uno scrittore appassionato che su di lui aveva scritto tanto su il Mattino, e che peraltro - non per colpa sua, certo - era anche un medico di quelli che non rinunciano da sempre alla propria onestà culturale, e che aveva letto - e pubblicato - gli atti nitidi della Procura Antidioping del CONI, e l'amato campione Pantani. Amatissimo campione Pantani. La mano fredda, ricordiamo, troppo fredda. Rispetto al mio calore. Poche parole, lo spessore del silenzio assordante. Un albergo di inverno. Nessuna spiegazione, 'tornerò migliore di prima', guardando dritto negli occhi. La mano fredda, perchè? Troppo timore, emozione, diffidenza, gelo... Capricorni, tutti e due. Ed il tentativo di sciogliere, finale, 'cosa direbbe, Marco, a mia figlia Chiara che per lei saltava di entusiasmo, come il padre stesso, sulla sedia, sul traguardo di Oropa?''. 'Niente da dire, che si faccia spiegare tutto dal padre'. San Valentino, senza più amore, dieci anni dopo.
Tutti bravi adesso i giornalisti che parlano di Marco con bei racconti commoventi ,quando poi erano loro i primi a scrivere contro di lui ,x me rimarranno complici della sua fine e' il mio punto di vista.
altro ciclismo...
14 febbraio 2014 17:54nikko
sicuramente parliamo di un'altro ciclismo, seppur sbagliato ma avvallato da tutti...
la cosa che fa + rabbia sono le celebrazioni se non autocelebrazioni di quelli che continuano ad esserci...
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