Una GranFondo per ricominciare: Ballan torna in gruppo

PROFESSIONISTI | 27/04/2013 | 09:32
Domani tornerà in gruppo dopo 211 giorni, schierandosi al via della 2ª Granfondo Fi’zi:k a Marostica. Non sarà una corsa per professionisti, ma con quel che gli è accaduto è già un miracolo che lui, Alessandro Ballan, sia riuscito a ritrovare la via verso il ciclismo d’élite. Proprio 211 giorni fa, lungo la discesa di Sormano  dell’ultimo Giro di Lombardia, il vincitore di un Mondiale e di un  Giro delle Fiandre finì contro un muretto, spaccando in due la bici e terminando lì la sua stagione. Ma l’incidente più grave fu quello successivo del 20 dicembre, durante un allenamento a Denia in Spagna, quando in piena velocità in discesa il veneto della Bmc finì contro  
la roccia, rischiando la vita. Tutto ciò si aggiungeva a un’inchiesta  tuttora in corso della Procura di Mantova che ruotava attorno al farmacista Guido Nigrelli, che secondo l’accusa nella stagione 2008/09 avrebbe fornito farmaci e altre sostanze proibite ad alcuni corridori della Lampre, fra cui l’iridato di Varese.

Alessandro, ripartiamo da quel 20 dicembre: il momento più brutto?
«Quando i medici mi dissero che sarei entrato con urgenza in sala operatoria per l’asportazione di un rene. Lì pensai che la mia carriera fosse realmente finita».

E come reagì?
«Telefonai a casa a mia moglie: vieni subito, per favore, è successo questo e questo...».

E quando si risvegliò?
«La vidi accanto a me e le chiesi come avesse fatto a essere già lì dopo appena cinque minuti....»

Cinque minuti?
«Fu quella la sensazione che percepii. E invece avevo dormito per tre giorni di fila».

E che cosa le disse sua moglie?
«Fu lei a comunicarmi che avevo dormito tutto quel tempo. E aggiunse un’altra notizia per fortuna positiva. Il rene era stato salvato con un intervento molto complicato. In compenso, mi era stata asportata la milza. Ma senza quella, pensai subito, si può continuare a correre».

E il resto della diagnosi che cosa diceva?
«Frattura al femore sinistro, a tre costole, pneumotorace e lussazione alla spalla sinistra».

Mamma mia. Quanti giorni di degenza ospedaliera?
«Cinquanta».

La prima ricomparsa in bicicletta per un allenamento?
«Fine di febbraio».

Quando ha capito che avrebbe continuato a essere un corridore professionista?
«Soltanto qualche giorno fa, perché sono riuscito a pedalare per cinque ore, uscendo con altri colleghi pro che ovviamente avevano un altro passo, ma non troppo lontano dal mio».

Ha già stabilito con la sua Bmc il rientro ufficiale alle corse di calendario?
«Dovrei farcela per la fine di maggio, in occasione del Giro del Belgio. Sì, ce la voglio fare per quella data».

Dunque, oltre a tutte le “sue” classiche e al Giro d’Italia lei salterà anche il Tour?
«Credo di sì, perché in squadra c’è gente che va molto più forte di me ed è giusto che siano loro a correre in Francia».

E se guarda al suo futuro agonistico che cosa vede?
«La Vuelta di Spagna, che mi piace molto anche perché potrebbe darmi  quella condizione ideale per poi puntare a una convocazione in azzurro per il Mondiale di Firenze».

Mondiale che teoricamente, altimetria alla mano, potrebbe essere molto indicato a un corridore come lei...
«Sì, ho provato l’anno scorso quel percorso e devo dire che mi  
stuzzica molto, anche se tutto dipenderà dal mio completo recupero».

Alessandro, un’ultima domanda: che cosa le ha insegnato questa dolorosissima esperienza?
«Ho apprezzato i valori della famiglia, degli amici e della squadra, che mi ha sempre appoggiato e che anche nelle classiche di questa primavera mi ha voluto accanto affinché dessi i miei consigli. Ho rischiato molto, adesso me ne rendo conto, ma non mi sono mai sentito solo. E questo non lo dimenticherò mai!».

da «Tuttosport» del 27 aprile 2013 a firma Paolo Viberti
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