CASO ARMSTRONG. Giù le mani dagli albi d'oro!

| 13/10/2012 | 14:51
La mano de dios, un classico del calcio. Quasi epico. Maradona che nei quarti del Mondiale ‘86 irride l’Inghilterra segnando come un pallavolista. L’arbitro non vede, cuore non duole, e l’Argentina andrà poi a vincere addirittura il titolo. Dopo, con calma, rivedendo per bene la scena in tv, tutto il mondo si accorge della truffa e grida allo scandalo (a parte un folto partito che plaude ammirato alla furbata, valutata come somma virtù nell’ambiente del calcio).

A logica, quel Mondiale non dovrebbe spettare all’Argentina, che anzi andrebbe esclusa e punita per la conclamata irregolarità nel gioco. Ma la logica non conta niente, davanti all’albo d’oro: tutti sappiamo che allora andò così e che così deve rimanere, nonostante la prova provata del trucco. Sappiamo altresì che quel Mondiale si porterà sempre appresso un asterisco, molti ma-se-però, eppure questo non cambia il risultato acquisito: Argentina campione del mondo 1986, mano o non mano, inganno o non inganno.

Questa mega-inchiesta all’americana che di fatto seppellisce il mito Armstrong, sotto una catasta di controanalisi ematiche e di confessioni dei gregari, parte da molto lontano. Più di un decennio. Va a riesumare corsa dopo corsa, Tour dopo Tour, l’intera epopea dell’invincibile a stelle e strisce. Non c’è limite nello scavo archeologico. La giustificazione è solare: adesso ci sono metodi di analisi per scoprire l’Epo che dodici anni fa non esistevano, il peccato resta peccato, il reato resta reato, e se solo adesso è possibile smascherarlo non deve importare il tempo passato. Tanto per chiarire: per il delitto dell’Olgiata paga il maggiordomo filippino vent’anni dopo, grazie ai progressi nell’utilizzo del Dna, allora impossibile.

Molti, nel mondo del ciclismo, da Gimondi a Merckx, gridano alla vergogna per l’inchiesta troppo retroattiva. Quel che è stato è stato, sostengono: se allora Armstrong non è caduto nei controlli antidoping, non ha senso metterlo in croce adesso, con sentenza postuma, andandogli a portare via i sette trionfi consecutivi, record memorabile per lo sport.

L’altra scuola di pensiero è altrettanto rispettabile: la colpa resta colpa, dice, se soltanto adesso è possibile accertarla è adesso che Armstrong deve pagare, perché l’inganno non ha scadenza come un medicinale, né il tempo può attenuarne la gravità. Sette Tour vinti con la frode, sette Tour da restituire. Punto e basta, le discussioni stanno a zero.

Ma allora la mano de dios? Ma allora, se anche il passato remoto è sempre vivo e attuale quasi fosse un eterno presente, come la mettiamo con tanti altri miti? Tutti ora sanno che l’eroico Dorando Petri non crollò a pochi metri dal traguardo per la pura fatica, ma soprattutto per gli effetti delle pesanti dosi di stricnina, doping dell’epoca. Coppi e Bartali, tanto per tornare in bicicletta, varie volte non ebbero difficoltà a raccontare la loro familiarità con la pastiglietta (generalmente anfetamina), amica fedele nei momenti della fatica e della stanchezza. Che facciamo, li consideriamo rei confessi e cancelliamo anche i loro trionfi?

E’ evidente: lo scavo archeologico rischia di cambiare radicalmente la storia dello sport. Restando al Tour, se esistessero ancora da qualche parte le provette con il sangue di tutti i vincitori negli anni Novanta, favolosa età dell’Epo, le classifiche ufficiali diventerebbero carta straccia (c’è già il caso di Riis, reo confesso per l’edizione del ‘96: però il suo nome risulta ancora inamovibile dall’albo d’oro).

Giustamente si dirà che per Armtrong le provette ci sono, così come le prove provate dei suoi imbrogli: dunque almeno le sue vittorie, provatamente taroccate, vanno cancellate. Ma c’è un ma: in questo mondo senza certezze, l’albo d’oro resta l’ultimo documento sacro che racconti il passato. Venti, trenta, cento anni dopo, i posteri devono sapere come andò quella volta, almeno nella oggettiva certificazione del risultato. I sette Tour di Armstrong, per quanto rivisitati e sanzionati, resteranno per sempre i sette Tour di Armstrong. Non è cancellando il suo nome che quei Tour entreranno nella storia in modo diverso. Non si possono cambiare gli esiti di tanti fatti, neppure alla luce di sconvolgenti rivelazioni. Tuttalpiù, da domani sapremo come Armstrong sia riuscito in quell’impresa: con un asterisco, subdolo e indelebile, che ciascuno sa cosa davvero significhi. Più pesante di una pietra tombale, più letale di qualunque castigo.

da «Il Giornale» del 13 ottobre 2012 a firma Cristiano Gatti

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COMMENTI
ALLORA.....
13 ottobre 2012 15:09 ewiwa
Allora facciamogli anche un monumento !!!!!!!
Ma dopo questo articolo allora che facciamo a fare la lotta al doping ed ancora con più convinzione dico: DOPING LIBERO E COSI' FINISCE L'IPOCRISIA!!!!

Gatti
13 ottobre 2012 15:19 Partanna
Come sempre, Cristiano Gatti ha una marcia in più .

Esistono gli esempi...positivi o negativi che siano
13 ottobre 2012 15:35 AntonioM
Caro Gatti,

esistono gli esempi, ed essi possono essere positivi o negativi. Condannare Armstrong e togliergli tutte le vittorie perchè ha barato fa parte di quelli positivi. Il ciclismo è funestato dal doping, che esempio lancerebbe ad uno juniores se vedesse un presunto campione vincere 7 Tour de France e rimanere sportivamente impunito con tutti i suoi trofei in bacheca?

E poi la similitudine con il calcio proprio non c'azzecca. Il calcio è sport da maschi, non da uomini. Il calcio ha nella sua anima l'imbroglio, spesso chi è più furbo ha la meglio, che sia un rigore simulato, un fuorigioco non visto o un gol di mano. Ma questa è una furbizia sportiva, non ha nulla a che vedere con la chimica!

Antonio Massariolo

Gatti???
13 ottobre 2012 19:10 gass53
Mah...........lo vedrei bene in un CANI-LE .................ma per favore non scriviamo BISCHERATE!!!

oK Gatti
15 ottobre 2012 13:06 cimo
Devo dire che condivido in pieno le idee espresse dal buon Gatti.
Attenendoci alla linea degli intransigenti quasi tutti gli albi d'oro di Tour e giro anni '90/2000 andrebbero riscritti.
Quindi sanzioniamo pure Armstrong e chi per esso ma che senso avrebbe modificare i 7 tour di Armstrong e lasciare tutto il resto invariato?
A quei tempi purtroppo tutto il gruppo era per così dire "macchiato" e quindi chi più chi meno nessun vincitore era immune da Epo e schifezze simili.

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