Zomegnan replica ad Adorni: noi vogliamo un altro ProTour

| 14/12/2005 | 00:00
«Gli accordi presi, “presi”, non siglati, dai nostri predecessori sono stati traditi da “questo” ProTour. Quello ipotizzato all'inizio era un ben altro ProTour...», non esita a rispondere Angelo Zomegnan, responsabile della Rcs Sport e organizzatore del Giro d'Italia, alle accuse che sono state rivolte da Vittorio Adorni. «I nuovi patron di Giro e Tour hanno disatteso gli accordi siglati dai loro predecessor», ha detto l'ex campione del mondo e presidente del Consiglio Uci-ProTour. La guerra tra organizzatori dei grandi giri e federazione internazionale di fatto sta paralizzando l'inizio dell'attività. «Quando ci fu proposto il ProTour, nell'estate del 2004, le squadre previste erano 16/18 e non 20 come ci fu poi imposto - attacca Zomegnan da Madrid - E l'Uci non può parlare di 'allarme', perché sapeva tutto. Quell'estate del 2004 ricevette una lettera dei dirigenti del Tour de France, nella quale si diceva chiaramente che tutti gli organizzatori non erano d'accordo sulle proposte. Lo avevamo scritto: troppe squadre e troppi giorni di corsa». Ma le accuse di Adorni dicono anche che gli organizzatori dei grandi giri vogliono tornare al passato e che le squadre ora si sentono in pericolo: «A parte il fatto che non è detto che la strada vecchia sia la peggiore, non si può dire che Giro, Tour e Vuelta sia “corse obsolete”... Così come le garanzie di correre queste corse ai team non gliene hanno date gli organizzatori, ma l'Uci. E, ripeto, per un altro tipo di ProTour, non questo che ci viene prospettato ora». Da parte della federazione internazionale l'attacco ai tre grandi organizzatori va anche nella direzione della protezione degli interessi degli sponsor dei club: «Ma noi abbiamo dato garanzie alle squadre di poter correre le nostre gare fino al 2008, ed è inaccettabile comunque un sistema bloccato a 20 squadre, perché si crea un cartello antisportivo. Noi chiediamo un sistema aperto, senza negare alle squadre di seconda fascia di poter disputare le grandi corse. Perché lo sport è questo».
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