Rinviata a gennaio la causa di Marchetti contro FCI, Lega e Coni

| 02/12/2005 | 00:00
E' stato aggiornato al 13 gennaio il processo davanti al tribunale civile di Roma che vede chiamati in causa da un ex ciclista professionista, Maurizio Marchetti, il Coni (comitato olimpico), la Federazione ciclistica italiana e la Lega ciclismo professionistico. Il giudice della seconda sezione civile, Eugenio Curatola, ha preso atto di una mancata notifica alle parti e ha aggiornato il processo a gennaio prossimo. La causa civile intentata da Marchetti e dai suoi avvocati Roberto Mantovano e Adriano Casellato, punta a stabilire, per la prima volta in Italia, se pratiche di doping su atleti che hanno falsato le gare cui partecipavano possano avere pregiudicato la carriera agonistica e sportiva di un altro atleta, concorrente, che si riteneva pulito e non dopato. Marchetti chiama in causa Coni, Federazione e Lega e lo fa citando le due sentenze principali in materia di doping in Italia: la sentenza di Ferrara, come evidenziano i legali nella citazione, in cui ''il giudice Franca Oliva ha chiaramente evidenziato che le gare a cui partecipavano i ciclisti indicati nel capo d'imputazione (un lunghissimo elenco di atleti che veniva controllati al Centro Conconi di Ferrara, ndr) erano evidentemente falsate''. E la seconda citazione e' sulla sentenza del giudice di Bologna, Maurizio Passarini, che condanno' Michele Ferrari, medico sportivo di fama, ex braccio destro di Conconi e preparatore e medico del supercampione americano Lance Armstrong, e che ha chiaramente specificato come le gare ciclistiche erano falsate: ''Quando a ricorrere al doping - questo il brano della sentenza del giudice, citato al processo da Marchetti e i suoi legali - sono, come nel caso del dottor Ferrari, i migliori medici sportivi, quelli usciti dall' eccellenza di un Centro di ricerca finanziato dallo stesso Coni (il centro medico sportivo di Conconi in via Gramicia), allora forse c'e' veramente da temere che l'imbroglio, per quanto farmacologicamente raffinato, continuera' ad avere la meglio sull'effettivo valore degli atleti''. Nel Centro di Ferrara del professor Francesco Conconi, famosissimo in tutta Europa negli anni '80 e '90, e' stato ritenuto, di fatto, dalla sentenza del processo di Ferrara, un centro di agevolazione del doping. Conconi, ex rettore dell' Universita' di Ferrara e medico sportivo famoso in tutto il mondo, e i suoi collaboratori, Ilario Grazzi e Giovanni Casoni, imputati con lui nel processo di frode sportiva, vennero assolti per prescrizione del reato, ma le motivazioni della sentenza scritte dal giudice Franca Oliva suonarono come una condanna morale del Centro.
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