POLITICA. Ciclismo 2013: Francini difende tutti i tesserati

| 23/05/2012 | 09:00
La decisione dell'Alta Corte di Giustizia del CONI di respingere il ricorso presentato da Angelo Francini per l'annullamento dell'assemblea FCI del 4 dicembre a Bologna merita a mio avviso qualche riflessione.
Per prima cosa dico che le decisioni degli Organi di Giustizia certo vanno rispettate, salvo metterle in discussioni nelle sedi opportune, come potrebbe essere l’eventuale ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale.
Detto questo ritengo, pur in assenza delle motivazioni della decisione, di esprimere delle riflessioni tenuto conto che anche il sottoscritto aveva chiesto l'annullamento dell'assemblea alla CAF per la palese irregolarità sull'esclusione di un numero consistente di delegati in violazione delle norme statutarie.
La CAF, nella decisione del febbraio scorso, aveva in sintesi eccepito sul mio ricorso la non competenza essendo pertinente per i soli fatti che accadono in assemblea e che ne inficiano la sua regolarità.
Regolarità che per me resta violata dall’esclusione immotivata di circa 80 delegati, la cui presenza avrebbe potuto benissimo determinare esiti diversi di quelle votazioni caratterizzate da maggioranze raggiunte per pochissimi voti.
Angelo Francini oltre alle motivazioni di cui sopra aveva aggiunto altre rilevanti anomalie compresa il fatto che per la prima volta nella storia della Federazione né lui, né io, né tutti i tesserati della FCI hanno potuto leggere un verbale a firma del Presidente e del Segretario dell'assemblea come lo statuto prevede.
Avendo subìto la stessa sorte con la CAF, Francini ha proseguito con un'azione che ritengo non sia stata per una rivalsa personale, ma la difesa di diritti sanciti dallo statuto, per il rispetto delle regole e per la tutela dei tesserati.
Esprimo quindi la mia condivisione ed il massimo sostegno per l'azione giudiziaria intrapresa da Francini, perché ha dato concretezza al pensiero di tanti che nel silenzio, a volte per spirito di rassegnazione, sono portati ad accettare tutto pur di poter tranquillamente, magari con enormi sacrifici, continuare senza ostacoli ad impegnarsi nella propria passione per il ciclismo.
Per contro mi viene qualche dubbio sulle considerazioni di chi ritiene che la decisione dell'Alta Corte del CONI rappresenti la certificazione dell'assoluta trasparenza e correttezza delle procedure basate sull'applicazione delle regole e della democrazia interna nel pieno rispetto delle regole stesse.
Mi sorprende questa convinzione di tanta certezza nel rispetto delle regole alla luce di quanto periodicamente si evidenzia nelle decisioni, nelle scelte e nei doppi ruoli ricoperti in certi livelli Federale che continuano in un silenzio assordante.

Lino Secchi
rappresentante di Ciclismo 2013
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