DA TUTTOBICI. L'altra faccia della medaglia

| 23/04/2012 | 08:57
E meno male che alla fi­ne abbiamo trovato la so­luzione contro la de­riva dopata e diseducativa del ciclismo giovanile: con regio decreto del presidente federale Di Rocco, i giovanissimi do­vranno correre per poesia e per di­vertimento, basta con la folle e cinica corsa al premio sin dalla più verde età.
Messa così, bisogna ri­conoscerlo, suona be­ne. Ha qualcosa di alto e di etico, di pedagogico e di romantico. Ma sì, i ragazzini devono praticare sport con animo leggero, le­vandosi dalla testa l’ossessione del risultato a tutti i costi, persino al costo abominevole di una pastiglia o di una siringa prontamente allungata dal solerte adulto che lo sta istru­endo. Come scel­ta, ha il pregio innegabile di riconoscere il problema e di cercare una soluzione. Devo però dire che i pregi finiscono subito qui. Io non ne vedo al­tri. Piuttosto, mi deprimono altre considerazioni.
Che esista il problema di un’eccessiva pressione sui bambini, in tut­ti gli sport agonistici, è innegabile e molto preoccupante. Basta an­dare il sabato pomeriggio al campo dell’oratorio per assistere allo squallido spettacolo dei genitori arrampicati sulle reti per insultare arbitro e mi­ster, ma anche la propria creatura che sbaglia la diagonale, nonché degli stessi allenatori al­lupati, questi uo­mini cui af­fidiamo i nostri fi­gli per una sana educazione sportiva e che invece incitano a entrare da die­tro, a dare di go­mito, ed eventualmente, quando è il ca­so, perché no, a sputare.
Il ciclismo non si sottrae, purtroppo, a queste degenerazioni assurde. Il mon­do adulto è subito pronto a traviare il più candido dei bim­betti, in nome di un ma­linteso senso dell’agonismo, e svegliati, e impara a stare al mondo, e guarda che se non li mangi tu ti mangiano loro, e tira fuori la cattiveria, e non guardare in faccia a nessuno, e nella vita i deboli non vincono mai una beata fava, e intanto prendi questo che ti dà un po’ di energia…
Quante volte, in giro per corse domenicali, ab­bia­mo fiutato questa atmosfera. Quante volte i piccoli diesse di paese, scimmiottando i Ferretti e i Riis, gli Al­geri e i Reververi, distruggono in una mattinata tutti i faticosi sforzi educativi che famiglia, preti, scuola, quotidianamente profondono nel delicato settore dell’infanzia. È vero, ha ra­gione Di Rocco, qualcosa bisogna fare, prima che i bimbetti di oggi siano gli spregiudicati e amorali professionisti di do­ma­ni, uomini senza valori in testa, tranne uno: quello ematico.
Eppure, riconosciuto tut­to questo, la scelta di abo­lire la medaglia continua a lasciarmi un retrogusto amarissimo. Non ho una soluzione alternativa, lo dico subito. Troppo difficile. Ho però qualche pensiero ricorrente che non riesco a superare. Per esempio, continuo a pensare che una medaglia possa diventare persino fattore positivo, se inseguita in un certo modo, se vissuta in un certo modo: aiu­ta a darsi una motivazione, aiu­ta a porsi degli obiettivi, aiuta a sacrificarsi e a faticare per raggiungere un premio, tutti processi dell’anima che comunque nella vita andranno affrontati. Ed è qui che mi ar­riva subito il secondo pensiero: trovo profondamente in­giu­sto e sgradevole togliere le medaglie ai bambini per fermare quei pazzi degli adulti. Mi sembra una non-soluzione. Una turpe scorciatoia. Mi ri­corda molto quegli assessori che vorrebbero eliminare l’inquinamento cittadino abolendo i limiti delle polveri sottili. Certo, può funzionare: togli la medaglia ai bambini e disarmi gli adulti che hanno dietro, lasciandoli senza ragioni fondate nella loro corsa idiota a vincere comunque.
C’è però una cosa che non posso proprio sopportare: togliere la medaglia ai bambini e la­sciare così come stanno, pietose e vergognose, le cose nel de­menziale mondo delle gran fon­do. Siamo a questo punto: ai bambini diciamo che non si corre per vincere a tutti i costi, ma per partecipare, per socializzare, per divertirsi in armonia con il creato. Ai loro papà, ai loro zii, ai loro nonni lasciamo invece lo spettacolo deprimente delle finte corse per fin­ti corridori, con finti ordini d’ar­rivo, finte imprese, finte premiazioni (è tutto vero, purtroppo, compreso il doping selvaggio: definisco finto il mon­do delle gran fondo perché patetico surrogato del mondo professionistico).
Presidente Di Rocco, bi­sognerà spiegarla, questa cosa, ai ragazzini. Bisognerà dire che loro devono fare sport in modo spassionato e leale, mentre i loro pa­pà e i loro zii e i loro nonni pos­sono continuare tranquillamente a combinare porcherie, a inscenare pietose tattiche, a massacrarsi senza esclusione di colpi, certamente anche a do­parsi, nelle domeniche dell’evasione. Presidente, vada avan­ti lei. Lo spieghi con pa­ro­le sue. Io non ce la faccio: non c’è niente che mi faccia più vergognare delle bugie cretine raccontate ai bambini. Personalmente, mentre i bambini ci guardano, io riesco a dire soltanto questo: ragazzi, tranquilli, non siete voi da educare. Sono i grandi da rieducare.  
 
di Cristiano Gatti, da tuttoBICI di aprile
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COMMENTI
Centro!!
23 aprile 2012 09:24 cargoone
Sig. Gatti, le faccio i miei complimenti per la sua trasparente e completa osservazione sull'argomento, lo fa senza nemmeno fare troppa fatica, non perchè è un affermato giornalista, ma perchè è consapevole di quello che accade quotidianamente...mentre l'obiettivo del personaggio nella foto non prevede altro che succhiare altra linfa alle casse delle istituzioni e di altri enti pubblici esclusivamente a fini personali.

Ennesima buffonata da parte di Di Rocco & C. sono ridicoli.

Andrea

bah
23 aprile 2012 11:02 malorenz
bell'articolo, un po' fuori luogo resta l'evocazione di siringhe e pastiglie che hanno poco a che fare con la categoria giovanissimi. In quest'anno il consiglio federale non si e' proprio fatto mancare dei provvedimenti contrari alle logiche di qualsiasi categoria, dai giovanissimi che si vedono sottrarre la coppetta da mettere in cameretta, gli esordienti che vedono sottratti gli 8/ 10 / 20 / 30 euro di premio con i quali potevano acquistare un gioco per la play station oppure un gelato durante la settimana, allievi e juniores che fanno le domeniche alternative che forse servono a qualcosa atleticamente ma per il momento i modi e le dosi per lo sviluppo di questa attivita' sono sicuramente sbagliate, per i dilettanti ci mancava poco che una delle poche gare a tappe venisse a mancare, insomma tutte le categorie si sono scontrate con il Di Rocco pensiero.
Mi verrebbe da dire che viene rispecchiata la situazione italiana dove vengono fatte delle scelte a sviluppo di particolari fenomeni come le crono o il divertimento per i giovanissimi in una visione fiabesca e non reale.Nessuno toglie che le idee portate siano buone ma per le crono è necessario un investimento (da parte delle squadre che sono con i budget ristrettissimi) del quale non vedranno mai un minimo rientro economico, mentre per i giovanissimi ed esordienti si stanno andando a togliere degli elementi di attrazione per i ragazzi.
Alla fine sia per queste scelte a livello federale come per altre a livello di società chi paga sono sempre i corridori che si trovano di fronte a scelte di presidenti, consiglieri e direttori sportivi che vedono nella vittoria l'unico risultato di gloria. E siccome vince solo uno accade che sia strumentalizzato, posto a confronto con i compagni di squadra provocando effetti a volte perversi e non costruttivi.

Regolamenti infelici (della FCI) e parole fuori luogo (del Dr. Gatti)
23 aprile 2012 15:51 Bartoli64
Ricollegandomi alle giuste osservazioni di malorenz, sono ancora una volta a costatare le vena sterilmente polemica smaccatamente provocatoria che il Dr. Gatti utilizza in molti dei suoi articoli.

Nessuno ha detto al brillante estensore del citato articolo che i provvedimenti adottati dalla FCI per le gare dei giovanissimi (leggasi obbligatorietà dei premi) sono state prese anche per contrarre il preoccupante calo di gare e tesseramenti nella categoria, dando così la possibilità agli organizzatori di allestire più gare ma con meno oneri finanziari?

Capisco che il provvedimento fa quantomeno discutere e che la FCI abbia da tempo perso ogni autorevolezza ed affidabilità ma, in fondo, cosa vieta ad un organizzatore di mettere i disposizione dei ragazzi più premi di quanto previsto dai regolamenti federali? Pensate che Di Rocco lo venga a sapere e che per questo li metta al rogo?

Secondo me, Di Rocco, più che un Presidente, è un presidentello (molto attento alla poltrona e alla carriera più che al ciclismo), ma dell’articolo di Cristiano Gatti salvo solo l’ultimo paragrafo.

Che cosa c’entra, poi, la “deriva dopata e diseducativa del ciclismo giovanile”? Nulla se non l’ennesima “gattata” del Dr. Gatti.

Bartoli64

bartoli64 se.....
23 aprile 2012 23:59 lluca
....non le sai le cosa, fai meglio a parlare di altro. "Eventuali premiazioni nella categoria giovanissimi, al di fuori di quelle previste dalle norme federali, comportano un ammenda da 30 a 130 euro per inefficienza organizzativa". Sabato, seconda gara dell'anno e prima senza premi ai ragazzi (poichè la prima gara stagionale fu da noi organizzata e premiammo come d'abitudine i ragazzi), al momento della premiazione...uno squallore inaudito. Caro bartoli64 a questo giro "un ci hai caoito un c..o". E io mi firmo..non mi nascondo..vedi ?

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