GIOVANISSIMI. Anche Nicola Minali contro le nuove norme federali

| 15/03/2012 | 13:23
E' deluso, Nicola Minali, come lo saranno i ragazzini che dal prossimo 1° aprile torneranno a gareggiare tra i giovanissimi e scopriranno di non meritarsi nemmeno una coppa per l'impegno profuso sui pedali. Si sfoga, l'ex professionista e regista d'eccezione con il Veloce Club Isolano del 25° Meeting Nazionale dei Giovanissimi svoltosi nello scorso mese di settembre a Isola della Scala (Vr): il Meeting dei record, per presenze di atleti e tifosi e anche per essere stato il primo nella storia tricolore ad aver radunato atleti provenienti da tutte le regioni d'Italia "E' stata una bellissima occasione di incontro e di confronto tra i bambini di tutta Italia" esordisce con il piglio dello sprinter che lo ha portato a primeggiare sui Campi Elisi al termine del Tour de France del 1997 "Ogni domenica dovrebbe essere così, non solo tra i giovanissimi anche per gli esordienti e gli allievi: per far capire ai ragazzi che nella vita si può vincere e si può perdere ma che l'importante è esserci e dare il meglio di sè, migliorandosi in allenamento e crescendo a piccoli passi."
Una vita in bicicletta, quella del campione di Isola della Scala, che i primi colpi di pedale li ha dati a 7 anni, nel lontano 1976, in quella che oggi si chiamerebbe G1: uno come lui non può accettare che si faccia scempio di una categoria fondamentale per la promozione del ciclismo tra i bambini, vietando addirittura le premiazioni individuali "I giovanissimi sono il futuro del nostro ciclismo per questo gareggiare per loro deve essere una festa e per questo ritengo che anche le premiazioni abbiamo la loro importanza: perchè i ragazzi sono i primi a conoscere il proprio valore in bicicletta e per tanti di loro anche la coppa per un quinto posto rappresenta un obiettivo che li stimola ad impegnarsi e a migliorare. La mia prima coppa ce l'ho ancora a casa - confida Minali (nella foto il suo primo podio!) - è vicina a quella della Parigi-Tours: con quella coppa è iniziata la mia storia in bicicletta. Qui mi sembra che si voglia trasformare uno sport individuale in uno sport di squadra ma il vero problema è che lo si vuole fare senza alcuna motivazione tecnica o psicopedagogica realmente fondata."
Snocciola i numeri, Nicola Minali, lo fa con l'esperienza di chi settimanalmente esce in bicicletta con i ragazzi, li accompagna alle gare e da loro i consigli giusti per crescere: "Da dieci anni questa categoria è in forte espansione, nonostante le nascite continuino a diminuire non c'è alcun problema di numeri per quanto riguarda i giovanissimi. Se poi i ragazzi arrivati agli juniores o ai dilettanti decidono di smettere questo fa parte di un percorso naturale, nella vita non possono essere tutti dei corridori, abbiamo bisogno anche di operai, dottori e ingegneri."
Parole pesanti, come macigni, quelle di Minali, ricche di verità, che però non nascondono un velo di delusione: nelle ultime settimane ha fatto la voce grossa, ha chiesto spiegazioni, ha avanzato proposte ma la decisione federale appare ormai irrevocabile "Come componente della commissione giovanile regionale ho chiesto ai dirigenti nazionali di illustrarmi le motivazioni che li hanno spinti ad adottare questa misura ma non ho ricevuto alcuna risposta concreta. Se il problema reale è l'esasperazione di alcuni genitori e di alcuni direttori sportivi, che si prendano provvedimenti su di loro ma non si vada a penalizzare i ragazzi che si impegnano ogni settimana e hanno diritto a ricevere un premio. Oltretutto le classifiche continueranno ad essere stilate e l'esasperazione certo non calerà perchè si sono cancellate le premiazioni individuali."
Una scelta radicale quella della federazione che Minali contesta sia nella forma che nel contenuto "Quello che fa più male è vedere il lavoro di tanti appassionati spazzato via in questo modo. Le piccole società, che sono anche le più preziose perchè portano avanti la propria attività nonostante le mille difficoltà della vita quotidiana, non avranno mai un riconoscimento, perchè nella premiazione a squadre, a pesare saranno soprattutto quelle più numerose. Questa decisione è frutto di una Federazione ormai lontana dalla base, che non si confronta con i problemi reali del ciclismo" tuona Minali che si ferma un attimo, respira, prova a calmare lo sfogo ma poi riprende "Sarebbe bastato aprire il dibattito, ascoltare le società, fidarsi dei dirigenti che con coraggio e generosità mettono in bicicletta tanti ragazzi e, certo, si sarebbe trovata una soluzione migliore. In più, la multa fissata per chi trasgredirà questa norma è ridicola: da 30 a 130 euro, così si finirà per assistere a corse che avranno le premiazioni e ad altre che non le avranno e si creeranno altre disparità e divisioni."
Un esempio che calza a pennello, quello di Nicola Minali, che dalle vittorie ottenute tra i giovanissimi è giunto sino al palcoscenico mondiale del professionismo "Anche per me però non è stato tutto facile: dalla G3 agli esordienti ho pagato dazio perchè gli altri erano fisicamente più maturi ma in bicicletta ho appreso una lezione preziosa." spiega Minali che può vantare in bacheca successi ottenuti in tutte le parti del mondo tra cui spiccano due Parigi Tours, tre tappe al Tour de France, una tappa al Giro d'Italia, sei tappe alla Vuelta di Spagna, due tappe alla Tirreno-Adriatico, due tappe al Giro di Romandia e una tappa al Giro del Mediterraneo "Ho imparato a stringere i denti, a tenere duro, a lavorare con umiltà e questo mi è servito per andare avanti nel ciclismo e nella vita di tutti i giorni. Sono convinto che questi insegnamenti siano attuali anche oggi per i nostri ragazzi che crescono in sella alle due ruote e per questo, nonostante questo regolamento assurdo, continueremo a fare ciclismo con i più piccoli sperando che prima o poi i nostri dirigenti comprendano di aver imboccato una strada senza uscita."

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COMMENTI
Magari ce ne fossero di più di Nicola Minali...
15 marzo 2012 19:50 Rockins
Ero presente ad Isola della Scala, dove ho assistito ad uno dei più ben riusciti meeting nazionali, nonostante alcune difficoltà meteo.
La cosa che in quell'occasione mi ha più lasciato il segno è stata la riunione tecnica in cui Nicola Minali nel suo discorso introduttivo come organizzatore ha parlato di valori, sacrifici, impegno, lealtà sportiva, agonismo e soprattutto divertimento.
Un discorso giustamente applaudito che ha fatto emergere la personalità di una persona intelligente che ha le carte in regola per andare a rifondare COMPLETAMENTE i vertici di una Federazione sempre più simile alla politica italiana.
Con questo articolo rinnova il suo impegno per questo sport e gliene siamo tutti grati.

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