MONDIALI. Luca Paolini e Paolo Bettini, destini incrociati

| 22/09/2011 | 15:41
Destini che si incrociano, carriere che crescono in parallelo, amicizie che durano una vita. Anche adesso che il primo ha smesso di pedalare e il secondo pedala ancora. Paolo Bettini e Luca Paolini: due storie "ciclistiche" che in questa settimana si ritrovano nella Nazionale impegnata al Mondiale di Copenaghen. Il primo - che ormai ha appeso la bici al chiodo - come commissario tecnico; il secondo - che con la bici ancora regala forti emozioni - come regista della squadra dei professionisti.

Luca Paolini, che effetto le fa ritrovare il suo capitano di sempre, quello con cui ha costruito e condiviso i successi più belli, nel ruolo di ct?
«È difficile spiegare cosa provo. La prima sensazione è quella di vedere come le nostre carriere ciclistiche stiano crescendo in parallelo. Ora che Paolo è tecnico, io ho un ruolo più importante in Nazionale. Se penso al primo anno in Mapei, sembra passata una vita. Però ricordo che dal primo momento che conobbi Paolo ebbi subito grande stima di lui. Dal nostro rapporto professionale è nata anche una bella amicizia, che condividiamo fuori dalle corse. In tutti questi anni siamo stati bravi a non mischiare i due ambiti».  

Quanto c'è del Bettini corridore nel Bettini tecnico?
«C'è tutto il suo carattere di sempre: la grinta, il carisma, l'imprevedibilità. Bettini è un vulcano di idee che cerca sempre di migliorarsi. Lo era da corridore, lo è adesso da ct. L'impegno che metteva sui pedali, ora lo mette in ammiraglia».

Si è parlato tanto di collettivo: è questa la vera forza della nostra Nazionale?
«L'idea di Nazionale come "gruppo" l'abbiamo percepita la prima volta con Franco Ballerini. Paolo sta facendo lo stesso. Si è impegnato a programmare dei ritiri durante l'arco di tutta la stagione, per amalgamare tra di loro i corridori azzurri. Questi raduni sono importantissimi. Quando corriamo con la maglia di club, spesso siamo avversari e non sempre ci si conosce. Passare alcuni momenti insieme durante l'anno è importante per creare l'intesa e l'affiatamento. Sono sicuro che lavorare sul gruppo porterà i suoi frutti. E se ci sarà una vittoria del collettivo, sarà ancora più bella».

Sarà lei il regista degli Azzurri?
«Non abbiamo ancora parlato di ruoli. Il Mondiale è una corsa che va vissuta nel suo svolgersi, in corsa possono cambiare  tante cose. Di certo, dopo le ultime ricognizioni sul percorso, faremo una riunione tecnica per valutare eventuali possibili strategie. Tuttavia, siamo aperti ad ogni soluzione. In squadra abbiamo il velocista come il corridore da fuga o il finisseur».

Gli avversari?
«Dico tre nomi su tutti: Gilbert, Sagan, Hushovd. Questo è un percorso da corridori del Nord, bisogna saper limare. C'è sempre vento. Le strade sono belle ma possono nascondere qualche insidia. Si parla tanto di volata, e allora dico che tra i favoriti dobbiamo metterci anche Cavendish. Tuttavia ci sono squadre come il Belgio che faranno il possibile per evitare l'arrivo di gruppo. Aspettiamoci di tutto».

L'emozione di vestire l'azzurro è sempre come la prima volta?
«Ricordo il mio primo Mondiale: Hamilton 2003. Lo affrontai con un po' di.. incoscienza. Non mi rendevo conto di quello che stavo vivendo. Poi, Maglia Azzurra dopo Maglia Azzurra, ti rendi conto sempre più del valore che ha questa corsa, anche per la Federazione. Rappresentare la propria Nazione è sempre un onore ma anche una responsabilità. Diciamo che con gli anni ho imparato a gestire la tensione, ma un po' di emozione c'è sempre».

A Copenaghen il suo compagno di stanza è il giovane Sacha Modolo. Le trasmette la sua esperienza?
«Sto facendo quello che Paolo faceva con me quando io ero più giovane. Sto aiutando Sasha a vivere il momento serenamente. In camera ci divertiamo anche. Con Paolo era uguale: fino alla domenica mattina, sembrava che si dovesse andare alla corsa del Campanile. Poi, attaccato il dorsale, ci si trasformava».

Gp Prato: primo Sagan , secondo Paolini. La condizione c'è.
«Sto bene. A proposito di Prato, credevo di vincerla quella corsa. Hai presente quando vedi già la linea d'arrivo e stai cambiando espressione, cominci a sorridere e assapori già il successo? Ecco, mi mancava poco, e a quel punto ho visto una scheggia superarmi dalla sinistra. Comunque sto bene. Ho finito la Vuelta, ed erano tre anni che non terminavo un grande Giro».

Verona 2004: bronzo. Dica la verità: un pensiero alla maglia iridata lo sta facendo?
«Faccio un pensiero all'oro, ma per la Nazionale Italiana. Che sia io o un mio compagno a vincere».

da «Il Corriere di Como» del 22 settembre 2011 a firma Silla Gambardella

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COMMENTI
.............e le riserve????
22 settembre 2011 16:35 valentissimo
Comprendo i destini incrociati ma, se sono vere le voci che circolano su tanti siti sulle riserve azzurre, mi pare di poter dire che i destini di Bettini sono incrociati con troppi atleti e Team e poco con le prestazioni dei selezionati.
Quando verranno pubblicate ufficilamente le decisioni del C.T. sarò più preciso ma, quando uscirà la notizia anche su questo sito che di solito è molto ben informato???

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