MONDIALI. Voglie iridate? L'appetito vien mangiando

| 19/09/2011 | 09:48
Quattrocentottanta chili di pasta, 50 litri d'olio extra vergine d'oliva, 90 chili di pelati. E poi ancora: parmigiano reggiano, bresaola, prosciutto cotto e crudo. È quanto la delegazione italiana ha portato in terra danese per non fare mancare ai propri atleti la cucina mediterranea e i sapori di casa.
E se l'alimentazione è importante quanto l'allenamento e il riposo, ecco che al seguito della Nazionale azzurra, qui a Copenaghen, ci sono anche tre cuochi italiani: Marco Zambese, Piero Falorni e Gionata D'Alessi.
La curiosità è che loro non sono cuochi "qualsiasi". Tutti e tre sono appassionati di ciclismo e hanno storie da raccontare.
Piero Falorni è stato professionista dal 1978 al 1979. Correva nella Gis Gelati di Franco Bitossi e Roger De Vlaeminck e da 32 anni gestisce il proprio ristorante a Cecina.
«Ma ho sempre continuato a pedalare - racconta Piero -. I miei 10.000 chilometri all'anno li faccio sempre. Conosco bene Bettini e, quando era ancora professionista, mi capitava di uscire insieme a lui in bici. Lui faceva le salite due volte: la prima, a tutta, e la seconda per venirmi a recuperare. Io andavo piano apposta - dice scherzando - per farlo allenare di più... ».
Anche Gionata D'Alessi, che oggi ha un ristorante nel centro storico di Bolgheri, conosce bene il ct della Nazionale: «Dai tempi dell'asilo. Poi siamo stati compagni alle elementari e alle medie. Passavamo i pomeriggi dopo la scuola a giocare a pallone e lui già a quei tempi aveva la stessa grinta che ha poi sempre dimostrato sui pedali. Che effetto mi fa ritrovarlo ora in Nazionale? Nessuno in particolare. Anche ora che Paolo ha vinto tutto quello che ha vinto e che riveste un ruolo importante, è sempre rimasto la persona semplice di sempre».

da Copenaghen Silla Gambardella
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