ATTACCHI & CONTRATTACCHI. Contador bella scoperta

| 16/05/2011 | 16:15

di CRISTIANO GATTI  -

Mi sembra di sognare. Alberto Contador è un tizio che ha vinto senza conoscere battute d’arresto gli ultimi cinque grandi giri cui si è iscritto (un Giro, una Vuelta, tre Tour). Cinque colpi e cinque centri, direbbero al luna park. A 28 anni ha già una bacheca stellare, con la serissima prospettiva di stiparci dentro tanti altri trofei ugualmente pesanti, fino a farla crollare. Eppure, da quanto si legge e si sente dire dopo la tappa dell’Etna, sembra che tanta gente l’abbia scoperto adesso. Ne parlano come si parla di un neoprofessionista che finalmente lasci intravedere qualche numero. Però, questo Contador. E anche chi comunque lo conosceva già bene, persino questo genere di osservatori, ha trovato comunque il modo di stupirsi: è tutto un altro Contador, è un nuovo Contador, è un Contador diverso.
Ho provato ad approfondire questa diversità, ma sinceramente ci ho capito poco. Ha cominciato a parlarne Beppe Conti sul palco del “Processo”, in uno dei pochi momenti in cui gli concedono qualche commento che non riguardi l’Ottocento. A seguire, l’analisi di Luca Gialanella sulla “Gazzetta”. In coro, tanti altri della carovana. Parlano di un Contador che attacca, che non aspetta, che dà spettacolo. Ora: se il raffronto è con il Contador che ha vinto il Giro 2008, senza neppure un successo di tappa, ci può stare. Però, amici miei, specifichiamo bene: quel Contador era diverso da quello dell’Etna perché non era Contador. Era un tizio che stava godendosi il calippo e la cedrata in spiaggia, lontano anni luce dall’idea di correre in Italia, ma che all’improvviso venne catapultato qui dalla sua squadra, perché il Tour non la voleva tra i piedi. Un ripiego, chiamiamolo col suo nome. Fu così che Contador obbedì e venne, ma in condizioni oggettivamente inquietanti: senza condizione, senza conoscere i percorsi. Poi ti credo che corse prudente e guardingo: andava alla cieca, senza neppure un pastore tedesco a fargli da guida.
Adesso dicono che sull’Etna era tutto un altro Contador. E come no. Era il Contador che questo Giro l’ha preparato a dovere, perché lo spadone di damocle della sentenza Tas incombe sul suo futuro, con il serio rischio di trasformare proprio il Giro nell’unica esibizione di questa stagione. Dicono ancora: anche l’anno scorso ha vinto il Tour senza fare il fenomeno. In fondo, l’ha vinto attaccando Schleck quando questi ha accusato il famoso guaio con la catena. Vero. Ma chiedo: davvero possiamo dire che senza quella catena Schleck non avrebbe perso il Tour? Io non ho una memoria prodigiosa, ma l’ho sufficiente per ricordare la facilità con cui Contador rispondeva agli scatti del fratellino, così come ricordo bene la sua superiorità schiacciante a cronometro.
Mettiamola così: è vero che il 2010 ha visto un Contador meno travolgente, però in questo anno nero ha vinto quattro corse a tappe sulle cinque che ha disputato. Al di là delle andature, degli attacchi e dei contrattacchi, Contador vince sempre. E’ un numero uno assoluto e incontrastato, ormai da diversi anni. Se è in grande condizione, inventa anche i numeri per la platea. Se non è in grande condizione, oppure se la sua stessa squadra gli corre contro (chiedere a quel democratico di Armstrong…), usa il cervello e vince comunque. Pochi l’hanno rilevato, ma anche nella vittoria spettacolo dell’Etna c’è tanta testa: l’isolamento alla partenza, il cambio della bici a 40 dal traguardo, la scelta dell’attacco nell’unico chilometro duro della salita.
Con il gusto dei paragoni tutto nostro, c’è chi lo vede adesso nuovo Pantani. Altri, subito: no, è il nuovo Armstrong. Non hanno ancora scomodato Bahamontes, ma ci arriveranno presto. Dire che non è uguale a nessun altro, che non è nuovo e neppure diverso, ma solo semplicemente Contador, proprio non ce la fanno. Mi sembra un peccato, perché certi campioni sono pezzi unici e inimitabili, come certe pietre preziose. La loro sfortuna è una sola: c’è un sacco di gente, in Giro, che non li sa distinguere dalla bigiotteria.



PAROLE COME PIETRE

Posso anticiparvi un grosso colpo di mercato: la Saeco ha preso Pieri. Questo vincerà la Roubaix».
(Pier Augusto Stagi, direttore di tuttoBICI, durante il Giro del 1999. Poco tempo dopo, Pieri festeggiava il suo primo quintale).

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COMMENTI
16 maggio 2011 17:24 limatore
ora non è più l'indesiderato? ... ah poi per sua info, non è che è stata la sua unica apparizione 2011, ha già vinto due corse a tappe. Poi Augusto ci aveva visto giusto dato che è arrivato 2° nel 2003 battuto dal solo Van Petegem, ma i giornali gli legge o guarda solo le figure?

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