LA GAZZETTA DELLO SPORT. Nel nome di Ballerini

| 04/02/2011 | 09:58
Sara, 10 anni, l’ha conosciuto due anni fa: «E mi è piaciuto subito» . Giuseppe, 11 anni in aprile, dice che «era forte, lo si vedeva dal fisico. Gli chiesi qualche trucco per arrivare primo. Mi rispose: stare dietro e non staccarsi mai» . Elisabeth, 8 anni, si è fatta fare la foto insieme: «E anche l’autografo» . Samuel, 9 anni, ammette: «Ho cominciato ad andare in bici dopo che l’ho sentito parlare» . E Corrado, 8 anni, spiega: «Io volevo fare il ciclismo perché si pedala, si parla e ci si diverte. Invece il calcio è noioso» . Educazione stradale Sara, Giuseppe, Elisabeth, Samuel e Corrado sono cinque dei cento bambini che a Bari, nel quartiere San Paolo, pedalano in nome di Franco Ballerini. Chi convinto, chi sedotto, chi spinto, tutti aiutati dal c. t. della Nazionale, morto il 7 febbraio di un anno fa. Un gruppo sportivo aperto a giovanissimi ed esordienti, e una scuola di avviamento al ciclismo: la bici come educazione stradale e culturale, la bici per farsi strada ed evitare vicoli ciechi, la bici «perché si pedala, si parla e ci si diverte» . «Era il 2002 quando Franco è stato qui per la prima volta — racconta Tommaso Depalma, vicepresidente del Comitato pugliese e fondatore di questa eccezione —. Da quel giorno è diventato uno dei nostri. Prima con i progetti scolastici, poi faceva un salto, un salto di 750 chilometri ad andare e 750 a tornare, magari solo per dare una coppa al vincitore o regalare una borraccia, semplicemente per esserci» . Prati e palme Era un vecchio, enorme edificio scolastico dismesso. «Abbiamo chiesto: possiamo usare l’area esterna? Ci hanno risposto: se la mettete a posto. Affare fatto— spiega Pino Marzano, che dal 2005 è l’anima e il corpo di questo centro —. Prati e palme, tagliaerba e cazzuole. Prima una pista diritta di 150 metri, 80 per lo sprint e 70 di minifuga, poi un campetto per bici ambiente e sicurezza stradale, quindi un percorso di 900 metri per il cross e uno di 700 stradale» . Volontà e volontariato, soccorso e sostegno. E un patrimonio comune che, fra acquisti e omaggi, è arrivato a una cinquantina di bici da corsa e a una cinquantina di mountain bike, e poi caschi, birilli, paletti, cartelli stradali, pedane, e poi un magazzino, e poi una palestra per l’attività invernale (basket, volley, pallamano...), e poi anche l’uso della palestra Il factotum Marzano: «La funzione è sociale, l’ultima cosa che ci interessa sono i successi. Ma quando c’è da vincere, si vince» dell’associazione sportiva Renshi (arti marziali) portando in dote quattro cicloergometri. E poi un viavai di amici, testimoni e personaggi, da Cipollini a Bettini, da Bugno a Fondriest, da Chiappucci a Moser, da Simoni a Quaranta, da Pozzato a Magrini. «Tutta gente venuta qui per l’amicizia con Ballerini o per la passione del ciclismo. In silenzio. Lontana dalle luci della ribalta. Non solo gratis, ma regalando il proprio tempo e spesso molto di più. E Renato Di Rocco, il presidente della Federazione italiana, qui è di casa » . Il Gs Bari è un’oasi, un’isola, un piccolo paradiso terrestre, un minuscolo universo ciclabile. È una nuvola atterrata in un quartiere tosto, palazzoni per 50 mila abitanti. È un’alternativa a tv e videogiochi, a divani e frigoriferi, anche a droghe e bullismo. «Due allenamenti d’inverno, in palestra, tre d’estate, all’aperto— continua Marzano —. L’ultima cosa che ci interessa è l’agonismo, l’ultimissima i risultati. Ma quando c’è da correre, si corre. E quando c’è da vincere, si vince» . Case-famiglia La più recente vittoria è il campionato regionale esordienti primo anno, ciclocross, a Otranto, lo scorso 16 gennaio, Leonardo Fanfulla e Fabio Marzano hanno dominato la gara e sono arrivati insieme al traguardo. «Ma le nostre vittorie più belle sono i ragazzi delle case-famiglia che qui si uniscono, si sciolgono, si affezionano. O sono i due pullmini che siamo riusciti a comperare e con cui andiamo in trasferta, insieme, grandi e piccoli, la scusa del ciclismo e la forza delle bici. Per tutti è come Disneyland» . Nel nome di Franco, e dei suoi insegnamenti. «Si raccomandava — tramanda Marzano —: l’importante è la sudata» .

da «La Gazzetta dello Sport» del 4 febbraio 2011 a firma Marco Pastonesi
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