Dal Veneto una tesi di laurea sulla Storia del Giro

| 05/05/2005 | 00:00
Mattia Toffoletto, 23enne di Treviso, dopo aver sostenuto la maturità presso il liceo Canova nel 2000, lo scorso mercoledì 23 marzo 2005 ha conseguito la laurea in Lettere, presso l’ Ateneo di Venezia “Ca’ Foscari”, col punteggio di 107/110. La tesi, in Storia dell’ Italia Contemporanea, dall’ argomento insolito ed originale, s’ intitola : La storia del “Giro” racconta la storia d’ Italia. Dal 1909 al 2004: da Ganna a Cunego, relatore prof. Gadi Luzzatto Voghera. Come si può evincere dal titolo, l’elaborato intende offrire un’approfondita analisi riguardante la storia del Giro d’ Italia, la manifestazione ciclistica più importante cioè a livello nazionale, parallelamente ai cambiamenti di natura politica e sociale che, col volgere degli anni, caratterizzano il nostro paese. La fonte principale è costituita da “La Gazzetta dello Sport”, uno fra i quotidiani più antichi, nato nel 1896 pochi giorni prima delle Olimpiadi Moderne. Il celebre giornale dagli fogli rosa è divenuto materia di ricerca, grazie ad alcuni microfilm provenienti dalla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano. Mentre il primo capitolo propone una rapida carrellata riguardante la storia del Giro d’ Italia in relazione a quella del giornale, la “Gazzetta”, che sin dalle origini ne è l’organizzatore, il secondo prende in esame alcune edizioni significative della “corsa rosa”, cogliendo così l’occasione per tracciare i profili di alcuni fra i campioni più celebrati di questo sport. Il lungo “viaggio” inizia con la vittoria di Ganna nel 1909 e termina con quella di Cunego nel 2004, nuovo enfant prodige del movimento nazionale a due ruote. Significativa è l’edizione del ’46, la prima disputata dopo la guerra, passata alla storia per l’arrivo in parata a Trieste di diciassette eroi capeggiati da Giordano Cottur, desiderosi di terminare ugualmente la tappa nel capoluogo giuliano che, nella suddivisione decisa a seguito delle ostilità belliche è soggetto all’amministrazione delle forze alleate, malgrado gli incresciosi fatti di Pieris (lancio di pietre contro i corridori da parte di alcuni comunisti titini) avessero suggerito il contrario. Distinto dagli altri è il paragrafo dedicato a Marco Pantani, che abbraccia lo spazio di un decennio, partendo dall’edizione del 1994, che vede il campione di Cesenatico rivelare al mondo la propria classe, e terminando il giorno di San Valentino dello scorso anno, quando si chiude con la morte la parabola discendente imboccata dal “Pirata”. Il terzo capitolo presenta una connotazione più strettamente locale e, dopo aver approfondito il fenomeno “ciclismo” nella Marca, analizza quattro storici arrivi del Giro a Treviso, partendo dall’ “immenso” Binda trionfatore nel ’27, passando attraverso Bizzi e Falaschi a segno rispettivamente nel ’40 e nel ’60 e concludendo con lo sprint di Petacchi dello scorso anno. Il quarto capitolo offre infine un ampio ventaglio di interviste riguardanti alcuni fra i giornalisti della carta stampata e della televisione, che vivono oggi nel mondo del ciclismo: a tal proposito, interessante è la testimonianza resa da Candido Cannavò, storico direttore della “rosea”. Massimo Bolognini
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