Raleigh: una maglia, una bici, il ritorno di un amore
| 09/10/2009 | 15:09 Per un ciclismo che va via, ad ogni stagione, è bello ritrovare un ciclismo che torna. E' il caso della notizia del rientro in gruppo della sigla Raleigh, la popolare fabbrica di biciclette inglesi che resta uno dei marchi più rilevanti del mercato internazionale delle due ruote. Torna la Raleigh, torna e dà anima un' altra volta alla sola rimasta delle due 'Sirocco' da corsa che ci furono in tempi diversi regalate, per un amore in eccesso, dalla mai abbastanza benedetta ragazza di allora che un giorno sarebbe diventata nostra moglie. Torna la Raleigh. (E ci viene ancora da chiederci, per inciso, chi mai ci rubò nel '93, dalla casa di campagna di Carano, provincia di Caserta, la prima delle due, la più vecchia, datata '76: già, trafugare nel Sud Italia una 'Raleigh', una bici riconoscibilissima, rara, più che preziosa...). Torna la Raleigh, ed al di là dello specifico sentimento personale, torna l'idea di quel team olandese che dal 1974 al 1983 - dal primo successo di Tino Tabak all'ultimo di Teun Van Vliet - illuminò di una immagine seducente il ciclismo mondiale. Torna la Raleigh, allora di preciso TI-Raleigh, con una co-sponsorizzazione prima Campagnolo e poi Mc Gregor e Creda, per il puntiglio minuzioso dell'anagrafe... Tornano le maglie indimenticabili giallo-rosso-nere, le maglie di una lucida straordinaria bellezza, in stile 'Eroica'. Torna il concetto di una solidarietà di stile, in quelle foto ed in quel ricordo. Il Mondiale ed il Tour di Zoetemelk, d'accordo, la 'Roubaix ' e le Amstel Gold Race di Raas, le vittorie nelle tappe del Tour di Gerben Karstens e 'Didi' Thurau, le Sei Giorni di Pjinen e l' inseguimento di Schuiten, d'accordo... Ma più ancora in assoluto, la Ti-Raleigh diretta da Peter Post fu l'emblema senza paragone delle cronometro a squadre. Uguali ed irripetibili, sono ancora lì, schierate alla partenza delle cronosquadre del Tour. 'I più belli ed i più forti', titolava un giorno la Gazzetta. Tutti uguali, sintonia strepitosa, Ludo Peeters, Johann Van der Velde, Jan Raas, Henk Lubberding, Joop Zoetemelk, Aad Van den Hoek, Cees Priem, Leo Van Vliet, Aad Wjinands... E lui, poi, il metronomo di quella formazione e l'anima di quella naturale ciclosofia, lui, il pacemaker, lui Gerrie Knetemann, scomparso immaturamente nel 2004. Era bella quella maglia, ma più affascinante ancora addosso a lui, i 'Ray-ban' verdi strappacuori, o più realisticamente almeno scacciapolvere. Lui, Gerrie Knetemann, lui ragazzo in lacrime al Nurburgring '77, ma ancora sorridente nella foto di una vittoria di tappa a mani alzate in un Tour dei primi anni '80. Torna la Raleigh, nel 2010. E vorremmo che rientrassero TUTTI, con la stessa Olanda e la stessa maglia, forse maggiore di una taglia maggiore. E ritornasse innanzitutto lui, e quella sua felicità che non c' è più. Ma vince ancora, anche per noi, fosse il premio di un amore, in maglia giallo-rosso-nera.
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