L'Horrillo del coraggio semplice

| 19/05/2009 | 11:06
Speriamo che questo elogio Pedro Horrillo Munoz, vittima di un ciclismo 2009 dalle parole in eccesso scoordinato, per cui l' invito ad andare a lavorare davvero – senza scomodare un D' Alema d'antan, vestito alla marinara - può essere imparzialmente esteso anche ai numeri '10' della stampa, o anche a chi preferisca (noi filo-orange) il numero '21' di Cruijff, lo possa leggere presto.
Bene, caro Pedro, noi siamo seri, proviamo a rimuovere il narcisismo, e ce lo ricordiamo allora come fosse ieri quel tuo esordio sulle strade italiane: 1998, Tirreno-Adriatico, Sorrento, 11 marzo, prima tappa.
Ti ammiriamo ancora per la freschezza e la fantasia di esordiente, maglia Vitalicio Seguros, dorsale 214, con la quale - 11 anni prima della astinenza agonistica di questa Milano slow appena metabolizzata - sapesti dire NO a quel tentativo di analogo sciopero bianco che i 'colletti bianchi' del plotone di allora provarono ad imporre agli altri. Era il Circuito di Sorrento, 133 chilometri, cinque giri di un circuito piccolo intraurbano, cui far seguire le tre tornate di un circuito maggiore, con tanto di Picco Sant'Angelo, caro all'amico Carmine Castellano, il patron d'allora...
«Troppi rischi, in questo percorso cittadino, ed al Sud poi c' è sempre il rischio di cadere, curve e contro curve, scioperiamo...» più o meno era questo il sunto sindacale delle idee di Bartoli, Bugno & Martinello, come recitavano le cronache di allora. «Scioperiamo», dicendoselo in italiano. E senza far caso ad un giovane spagnolo sconosciuto, Horrillo Munoz di nome Pedro, che spiccò invece il volo e se ne andò.
Ad inseguire, con un gruppo indispettito, il suo esemplare sogno di ciclista. Ripreso prima del Picco Sant' Angelo, Horrillo sarebbe arrivato umilmente 104°, ad oltre 9 minuti di distacco. Ma prima, e con quanto merito ideale solo lui lo sa, e gli spettatori di Sorrento, di Bugno, Cipollini, Furlan, Mazzoleni, Citracca, Minali, Leoni...
Con Bettini ed Ullrich già ritirati. Primo di giornata allo sprint, chissà che fine ha fatto, un ragazzo brillante, di Pisa, Gabriele Balducci, davanti a Michaelsen e ad un Petito.
Grazie per allora, Pedro, 11 anni dopo. Ed auguri di vero cuore, da quanti ti applaudirono a Piazza Angelina Lauro ed a Corso Italia, in quella fuga senza l'obbligo di vittoria, ma con indosso il gusto di un ciclismo autentico, per il tuo domani. «Adelante, Pedro, cum judicio».

Gian Paolo PORRECA

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