| 18/05/2009 | 09:16 Schiaffo a Milano, cent’anni dopo. Qui il Giro è nato, qui il Giro viene accoltellato alla schiena. E’ un’imboscata vigliacca e meschina, proprio nel giorno della grande celebrazione. A tendere l’agguato, davanti a migliaia di tifosi increduli e inebetiti, i ciclisti: se li chiamo ancora così, è solo per pura convenzione, per semplice comodità di linguaggio. Da un punto di vista ideale, non sono più degni di questo titolo. Dovrebbero andarsi a nascondere, dopo la porcheria che si sono inventati. Caro diario, con molto disgusto, riassumo brevemente: le madamigelle del gruppo, sobillate da un pensionato che risponde al nome di Lance Armstrong, decidono di correre una non corsa. Dieci giri nel circuito di Milano ad andatura ridicola e provocatoria, con la farsa di una volata finale. Sarebbe, questa, una protesta contro la pericolosità del percorso. Come spiega in una sosta sul traguardo la maglia rosa Di Luca, che senza provare vergogna si fa portavoce del neo-sindacato degli smidollati, “la tappa non è sicura: ci scusiamo con i tifosi, ma siamo certi della loro comprensione…”. E come no: il pubblico è talmente comprensivo, che giustamente e sacrosantemente li ricopre di fischi e di insulti. Andate a lavorare è l’invito più signorile che echeggia nei cieli di Milano. Il problema è capire quale mansione siano in grado di eseguire, queste educande. Tanto per essere subito chiari e non affaticarci con inutili chiacchiere: il percorso è perfetto. Strade larghe, curve normalissime, un vialone d’arrivo lungo e dritto. Con un dettaglio in più: è asciuttissimo. In altre parole: nessuno potrebbe pretendere di meglio, salendo in bicicletta. Basterebbe chiedere agli amatori che tutti i giorni affrontano il ciclismo veramente rischioso, quello dei Tir che stringono in curva e delle sciure che aprono la portiera a bruciapelo. Il circuito di Milano è l’ideale per una kermesse celebrativa, non a caso definita “Milano-show”. Eppure, le madamigelle del gruppo puntano i piedi. Certo incide sul loro umore la terribile caduta dello spagnolo Horrillo, il giorno prima (a proposito: operato, dovrebbe farcela). Ma è una scusa troppo fumosa. Ci sarebbero mille altri modi per manifestare la paura. Molto più attendibile è invece la spiegazione legata ad Armstrong: il pantofolaio texano, evidentemente sbarcato in Italia per farsi un Giro turistico, sta piantando grane da giorni. Carica i colleghi più giovani, scrive frasi di fuoco sul proprio sito, manda mail minacciose al patron Zomegnan. Non gli vanno bene gli arrivi, non gli vanno bene le discese, adesso non gli vanno bene manco le pianure. E’ chiaro ormai a tutti come chiamarlo al Giro si stia rivelando un terrificante boomerang. All’inizio ha tenuto in piedi il battage pubblicitario dell’evento, contribuendo a riempire di folla le strade rosa, adesso si sta trasformando in un’autentica palla al piede. Proprio un bell’affare: già gli hanno disegnato un percorso-vita dall’evidente tenore riabilitativo, abolendo tutte le montagne vere per evitargli sforzi violenti, adesso bisogna pure subirne le lune senili. Con la sua età, con la sua personalità, con le sue glorie, in gruppo detta legge. Ed eccolo finalmente qui, dopo giorni di mugugni e di minacce, guidare la rivolta nel giorno più simbolico e celebrativo. A questi rivoltosi d’avanspettacolo non basta nemmeno vedere la giuria e l’organizzazione a brache calate, quando accettano di non tenere conto degli eventuali distacchi (si dice: tappa neutralizzata). Niente, vogliono la piazzata plateale, loro. Si sentono molto forti. Tanto, se il Giro va a rotoli, che importa ad Armstrong? Questa è la prima e l’ultima volta che si fa un Giro turistico d’Italia, non può prendersi a cuore il futuro della nostra manifestazione più popolare. Risultato: la pagliacciata rosa raccoglie un plebiscito di rabbia e di condanne. Il pubblico se ne va inferocito. Cipollini è il più chiaro: “Il percorso era perfetto. Non c’erano motivi per cose del genere. Va bene, a Bergamo c’è stato un incidente. Ma sono i rischi di questo mestiere. Non mi risulta che i discesisti della libera si lamentino perché c’è ghiaccio in pista…”. Persino sul palco Rai, una volta tanto, giganteggia Auro Bulbarelli, che non esita a chiamare le vergogne con il loro nome (soltanto il forlaniano Cassani cerca di smorzare, mentre l’intervistatrice da strada De Stefano riesce a definire “una bella prova” la compattezza dei corridori). Irriferibili le autodifese dei campioni nel dopo-farsa. Al termine di questo bel Centenario, sopravvive soltanto l’enorme spot negativo, per una categoria di lavoratori che già non ne avrebbe molto bisogno per i noti motivi (curiosi, i ciclisti: temono per la propria salute se c’è una rotaia a Milano, non si preoccupano quando si sparano in vena ogni genere di porcheria chimica). Caro diario, meglio stendere un velo pietoso. Ci sarebbe anche un vincitore, Cavendish, ma per pura dignità mi rifiuto di raccontare una simile commedia. Adesso mi viene male al solo pensiero di quello che succederà per la cronometro finale di Roma, lungo i Fori Imperiali: cosa chiederanno le madamigelle del gruppo, di spostare con le ruspe il Colosseo?
da «Il Giornale» del 18 maggio 2009 a firma Cristiano Gatti
Complimenti signor Gatti per quello che scrive, forse è quello che si merita il patron Zomegnan, ha preferito Armstrong ad altre squadre più pure ed ecco il risultato.
Tu quoque Brutu, fili mi
18 maggio 2009 10:06Bufalini
Anche tu Bruto, figlio mio!
La storia si ripete! La storia rende giustizia ai giusti!
E alla fine Bruto (Lance) ha pugnalato alle spalle Cesare (Zomegnan)!
Il luogo del delitto non è stato questa volta i fori imperiali ma bensì Milano, foro del Giro d'Italia...peggior colpo mortale non poteva essere inferto!
Angelo Zomegnan....TI STA BENE!!!
Alessio Bufalini
troppa gente che scrive e parla
18 maggio 2009 11:02bike
giornalisti che scrivono e parlano magari anche per interessi propri e la bici manco sanno da che parte si prende, ex corridori che parlano per niente, e invece di vedere come risolvere il problema sicurezza per chi va in bici si fanno stupide polemiche e tutti sparano contro tutti.
l'articolo di Gatti non lo condivido per niente, e i corridori non devono fare retromarcia su quello che hanno fatto ieri ha ragione Di Luca.
E l'organizzazione secondo me non ha nemmeno colpe, il comune di Milano cosa ha fatto per il traffico, per aiutare ??
ha organizzato la festa dell'Inter di notte ??
Lasciate correre i corridori e metteteli in grado di correre in sicurezza e di dare lo spettacolo che ci danno tutti i giorni, loro sono il valore non quelli che scrivono e parlano senza pedalare.
18 maggio 2009 12:02ciceinge
Al primo posto deve essere messa la sicurezza dei corridori, se hanno protestato è perche certamente hanno delle buone ragione. A loro interessa l'agonismo e non si sarebbero fermati senza validi motivi. In ogni modo i circuiti cittadini hanno poco a che fare con il ciclismo vero sono solo spettacolo insignificante.
18 maggio 2009 14:22pickett
Il circuito poteva anche essere perfetto,ma se era aperto il traffico in senso contrario come caspita fa Gatti a dire che non c'era alcun pericolo?Vedremo al Tour(o alla Vuelta,a questo punto)se Armstrong è davvero un pensionato,oppure non gliene frega niente del Giro,come é + probabile.
18 maggio 2009 15:01powermeter
Secondo me gli schiaffi li dovrebbe prendere zomegnan personaggio assolutamente inadeguato per organizzare una corsa a tappe, disgustosa la piazzata del padrone di cunego galbusera, ancora peggio il comportamento di colombo.
Poi per quanto scritto sopra dal sig gatti che dire? ma lei in bici è mai salito
Ma questi giornalisti hanno mai provato a fare una corsa in bici?
18 maggio 2009 17:20ciclistas
Chi dice che il percorso di ieri era perfetto o è di parte o non ha visto le immagini. Non è possibile che per il giro non si riesca a togliere le macchine dai parcheggi già dalla sera prima! C'erano dei tratti che avevano a destra auto parcheggiate e a sinistra binari dei tram o separatori di corsie preferenziali. Bastava un rallentamento improvviso o un tentativo di risalire posizioni per provocare un impatto improvviso con un auto in sosta. Il mestiere del ciclista è pericoloso ma non per questo si deve cercare di di renderlo ancora più pericoloso! Se mai il contrario. Non tutti i corridori del gruppo sono milionari, anzi la maggior parte guadagna poco più di un operaio e tenedo conto di quanto sia lunga una carriera anche meno. La verità è che il comune di Milano non voleva il giro (mi ricordo le allusioni di Zomegnan in inverno) come non vuole altri eventi sportivi (vedi maratona); mentre va benissimo bloccare il traffico per festeggiare i vari scudetti di inter e milan! E allora ci sono tante altre città e paesi ansiosi di ospitare il giro!
Claudio Pagani
circuito
18 maggio 2009 19:57rufus
Penso, da quel che si è visto in TV, che il circuito non fosse affatto pericoloso. Se fosse piovuto, allora sì che avrei capito la protesta dei corridori, ma così proprio no, anche perchè non capisco come mai era pericoloso nei primi giri e poi improvvisamente negli ultimi giri non lo era più. Però devo anche muovere delle critiche all'organizzazione. Innanzi tutto, penso che un circuito di 15 km. in pieno centro a Milano sia una follia, in quanto prevede di dover bloccare per tutto il giorno un'intera città; se proprio doveva essere circuito, allora bisognava farlo di 5/6 km., in modo da circoscrivere il più possibile eventuali pericoli.
Flavio Gibertoni
SONO PIANEMENTE D'ACCORDO CON LA PROTESTA DEI CORRIDORI....
18 maggio 2009 22:11trentiguido
LEGGERE QUESTO ARTICOLO MI FA' CAPIRE QUANTA IGNORANZA ESISTE IN QUESTO SPORT....MA LE MIE CONSIDERAZIONI DI CERTO NON LE SCRIVERO' AD UN GIORNALISTA COME GATTI CHE FORSE E' SORDO O FA' FINTA DI NON SENTIRE!! PER GLI ALTRI INTERESSATI SIA A FAVORE CHE NO VI ASPETTO SU' WWW.GUIDOTRENTI.IT PER UNA DISCUSSIONE SENZA PRESSIONI POLITICHE O DI CHI TI PAGA!!!!
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