Con Lance Armstrong sale la «febbre» del Giro e non solo quella

| 03/05/2009 | 14:12
La febbre suina influenza anche lo sport. Al momento siamo solo ad episodi isolati di pubblica stupidità o provvedimenti atti ad evitare che la situazione possa degenerare (spostamenti di alcuni incontri di calcio). L’Italia dello sport, invece, attende. Attende di accogliere martedì alla Farnesina (ore 16) Lance Armstrong, il corridore più conosciuto del pianeta, uno degli sportivi più vincenti dello sport, il quale prenderà parte ad una conferenza stampa (interverranno il ministro degli Esteri Franco Frattini e il sottosegretario Vincenzo Scotti, ndr) di presentazione delle iniziative di comunicazione e valorizzazione delle attività della Cooperazione allo Sviluppo che verranno realizzate dal Ministero degli Affari Esteri in occasione della «corsa rosa».

Lance Armstrong, che spera di poter incontrare nella sua permanenza italiana anche il premier Silvio Berliusconi, in modo da illustrargli il progetto di lotta al cancro che sta portando in giro per il mondo, sbarcherà direttamente dal New Messico, dove il texano sta correndo (terminerà questa sera, ndr) il Tour of Gila, breve corsa a tappe in altura che è servita al sette volte vincitore del Tour de France per recuperare a tempo di record dalla frattura alla clavicola patita qualche settimana fa.

Sale la febbre per il Giro del Centenario, ma si teme che il texano, oltre ad una moltitudine di televisioni e giornalisti, possa portare con se anche la «febbre». Con lui nel New Messico, stato americano che confina con il Messico, in ogni caso non immune da casi di contaminazione, ci sono Levi Leipheimer (vincitore della corsa) e Chris Horner: tra poche ore saranno tutti da noi, in un momento in cui la preoccupazione per la febbre suina, anche nel nostro Paese, sta lievitando.
«Noi siamo assolutamente tranquilli – ci dice Angelo Zomegnan, direttore del Giro -. Siamo costantemente in contatto e abbiamo predisposto tutto per far fronte anche a questa esigenza», assicura.

In Italia si attende pazienti, in Cile la pazienza la si perde. E’ il caso di un giocatore di calcio che ha pensato bene di sputare e tossire in faccia ad un avversario, con tanto di minaccia: «Ti contagio con la febbre suina». L’episodio è accaduto nello stadio di Vina del Mar, in Cile. Protagonista il messicano Hector Reynoso, che a pochi minuti dalla fine dell’incontro Everton-Chiva ha tossito e sputato addosso all’attaccante cileno Sebastian Penco. A scatenare Reynoso una spinta che Penco ha dato al  portiere del Chivas Luis Michel, punita dall’arbitro con un cartellino rosso.
 
Ben diverso il tono dei provvedimenti presi in Messico, per le partite valevoli per la Coppa Libertadores. A causa della «febbre», le partite del San Luis e del Chivas Guadalajara, sono state posticipate almeno di una settimana a causa delle difficoltà nel trovare delle sedi alternative fuori dal Messico, dove è in pieno atto l’epidemia.


da «Il Giornale» del 3 maggio 2009 a firma Pier Augusto Stagi
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