Arrivano buone e cattive notizie dalla Norvegia, terra di uno dei movimenti che più negli ultimi anni si è guadagnato le luci della ribalta. A distanza di poche ore, infatti, i due principali eventi su strada inseriti nel calendario 2027, l’Arctic Race of Norway e il Tour of Norway, si sono trovati a fare i conti con situazioni diametralmente opposte che, in un certo senso, riflettono tutta la fragilità del ciclismo attuale.
“Quello che dobbiamo sempre cercare di fare è evolverci e innovarci”: con queste parole, pronunciate lo scorso agosto ai nostri microfoni dal Managing Director Tom Hogli, vi avevamo fatto capire come l’Arctic Race of Norway fosse una corsa ambiziosa e animata dalla volontà di migliorarsi sempre di più, anno dopo anno.
Ebbene, nel 2027 la gara a tappe professionistica su strada più a nord del Mondo avrà l’opportunità di tramutare in realtà questo proposito sfruttando un budget stanziato per l’evento dal Ministero degli Enti Locali e dello Sviluppo Regionale che, per la sua portata (ben 15 milioni), per il format dell’evento (4 tappe) e per le generali difficoltà nel ciclismo attuale a reperire le risorse necessarie per mantenere in vita le gare, rappresenta un vero e proprio unicum.
“La responsabilità di coordinare la politica del governo per il Nord è stata trasferita dal Ministero della Cultura e dell’Uguaglianza al mio. Pertanto, l’Arctic Race of Norway, come altri eventi, rientra nelle competenze del nostro ministero, quello degli Enti Locali e dello Sviluppo Regionale, e nel bilancio del prossimo anno stanzieremo 15 milioni per la corsa” ha confermato il ministro Bjørnar Skjæran.
“L’Arctic Race of Norway non è solamente un evento sportivo” ha invece dichiarato la direttrice di Innovation Norway Arctic Anne Berit Figenschau sostenendo quello che da anni gli organizzatori e le persone coinvolte in questa corsa vanno ribadendo, ovvero che l’ARN è una gara intrinsecamente legata ai valori e alle specificità culturali dell’area più settentrionale della Norvegia.
“La cultura svolge un ruolo fondamentale nel rafforzare il senso di comunità, il coinvolgimento e l’entusiasmo nei nostri territori. Per questo ci auguriamo di poter continuare a far crescere la corsa anche negli anni a venire”.
Sicuramente nel 2027 la gara a tappe scandinava, vinta quest’anno da Thomas Silva davanti a Lennert Van Eetvelt e Alessandro Pinarello, grazie a questo boost di liquidità potrà non solo consolidarsi come manifestazioni tra le più apprezzate del circus da corridori e addetti ai lavori ma anche salire ulteriormente di livello dando sostanzialmente nuova linfa ad un percorso di crescita che, al contrario, in diverse zone d’Europa altre corse faticano anche solo a immaginare.
Un esempio, senza andare troppo lontano, è il Tour of Norway che, dopo aver visto nel 2025 trionfare Matthew Brennan nella gara maschile e Mie Bjørndal Ottestad nella prima edizione di quella femminile, quest’anno ha subito un duro colpo venendo cancellato per mancanza di fondi dal calendario.
A distanza di un anno, vedendolo reinserito nel programma di corse ProSeries 2027 tra il 27 e il 30 maggio, sembrava che i problemi fossero stati risolti e invece, come un fulmine a cielo sereno, l’organizzazione ha comunicato che per le medesime dinamiche (il governo non ha stanziato alcun budget per la manifestazione) anche la prossima stagione la seconda corsa a tappe su strada più importante del paese rischia seriamente di non aver luogo.
“L’anno scorso, la gara ha perso i finanziamenti statali in modo del tutto inaspettato. Da allora, abbiamo parlato con politici di tutti i partiti e molti hanno definito il taglio dei fondi un “errore”. Poiché il governo ha aumentato il sostegno all’Arctic Race of Norway, nutrivamo grandi speranze di riottenere i nostri finanziamenti, ma nella proposta di bilancio odierna, il Tour of Norway non compare da nessuna parte” si legge nel comunicato diramato dagli organizzatori che non hanno mancato di porre l’accento sul diverso tipo di trattamento riservato loro dal governo rispetto all’ARN.
“Si tratta di un duro colpo per il ciclismo norvegese. Mentre altri grandi eventi internazionali ricevono un sostegno, noi veniamo messi da parte per il secondo anno consecutivo. Essendo l’unica gara a tappe professionistica in Scandinavia che vede uomini e donne gareggiare a parità di condizioni, è estremamente deludente essere nuovamente ignorati” ha dichiarato l’amministratore delegato del Tour of Norway Roy Hegreberg.
“Offriamo alle più grandi stelle del ciclismo norvegese e all’élite mondiale un palcoscenico per mettersi in mostra proprio qui, a casa nostra. Ciò è particolarmente cruciale per la nostra gara femminile, che per noi è stato così importante sviluppare parallelamente alla gara maschile. Senza sostegno, perdiamo l’opportunità di far crescere in Norvegia una gara internazionale di altissimo livello per le donne”.
Anche il direttore di gara Alexander Kristoff ha provato a tirare acqua al mulino del Tour of Norway affidando le speranze di salvare l’evento alle figure politiche alle istituzioni chiamate in Norvegia a legiferare in merito all’allocazione dei budget per gli eventi sportivi.
“La proposta di bilancio non è definitiva. Chiediamo al Parlamento di intervenire, risolvere la questione e garantire che le gare ciclistiche internazionali in Norvegia ricevano un trattamento equo. Non abbiamo rinunciato alla lotta per questa che è una grande celebrazione delle due ruote sia nelle città che nelle zone rurali e un’opportunità per i nostri migliori corridori, donne e uomini, di gareggiare in casa e ispirare grandi e piccini a usare più spesso la bicicletta” ha affermato risoluto il vincitore della Milano-Sanremo 2014, oggi inserito pienamente nei quadri di una gara il cui futuro appare più in bilico che mai.