David Lappartient, presidente dell’Uci, ha affrontato diversi temi nella conferenza stampa di MontrEal, dove domenica si concluderanno i Mondiali su strada.
I PERCORSI - «Cerchiamo sempre di proporre tipologie di percorso diverse, affinché tutti gli atleti abbiano, prima o poi, l’opportunità di diventare campioni del mondo. Zurigo 2024 è stato impegnativo, quello di Kigali 2025 lo è stato ancora di più. Quest'anno il tracciato è piuttosto duro e quello del 2027 (Alta Savoia in Francia) sarà probabilmente il percorso più duro degli ultimi 47 anni. Tuttavia l'edizione del 2028 si terrà ad Abu Dhabi e sarà completamente pianeggiante; Copenaghen sarà pianeggiante ma potenzialmente ventosa; Bruxelles non sarà piatta, ma nemmeno difficile quanto quella di quest'anno. Due aspetti non cambieranno: la distanza – che rimarrà elevata, trattandosi di una gara importante come il campionato del mondo – e la struttura a circuito (anche se talvolta potrebbero esserci 60 o 100 km di avvicinamento prima del circuito).
IL CALDO - «Il cambiamento climatico è una realtà. Abbiamo visto, sia al Tour sia ancor più alla Vuelta, temperature davvero estreme non solo per un giorno, ma per giornate consecutive, il che ha rappresentato una vera sfida per i corridori. La questione è come affrontare il cambiamento climatico, e mi ha un po' sorpreso che, tra i contributi ricevuti sulla riforma del ciclismo professionistico, questo argomento non sia stato realmente menzionato. Possiamo adattare il calendario, magari spostando leggermente le date? Naturalmente il Tour rimarrà a luglio, ma per altre corse è un aspetto che va discusso nell'ambito della riforma del ciclismo professionistico. Non nel 2027 o 2028, ma nell'ottica di un ciclo triennale sia un tema da affrontare».
GLI ORARI - «Quali misure possiamo adottare riguardo agli orari di gara? Per il caldo non si può cambiare programma da un giorno all'altro decidendo di anticipare la partenza di tre ore. È una decisione che va presa in anticipo, considerando l'ordine pubblico e la chiusura delle strade>. Ogni scelta dovrà tenere conto di pubblico televisivo, gestione delle strade, ricavi e organizzazione».
I MONDIALI - Resteranno generalmente collocati a fine settembre, anche se l’Uci valuta l’ipotesi di trasformarli nell’ultimo grande appuntamento della stagione. «Sarebbe bello concludere l’anno proprio con il Campionato del mondo», ha spiegato Lappartient. Nel 2032 ci sarà il primo Mondiale a Pune in India. «La visione dell'Uci è espandersi oltre i Paesi leader attuali, come Italia, Francia, Belgio o Spagna, dove siamo molto forti. Tuttavia, bisogna riconoscere che la popolazione di questi Paesi rappresenta forse solo il 3,5% di quella mondiale. Se vogliamo essere presenti dove si trova la gente, dobbiamo capire come estendere la diffusione del ciclismo; credo che sia proprio per questo che ospitare i Mondiali in India — una nazione con 1,4 miliardi di abitanti — rappresenti un'opportunità enorme».
IL WORLD TOUR - «Riteniamo inoltre che, quando apriremo il calendario per il periodo successivo al 2029, dovremo includere gare in aree dove attualmente non siamo presenti. Oggi non siamo in Africa, non siamo in Sud America, dove pure conosciamo la passione della gente per il ciclismo, non siamo negli Stati Uniti, un Paese enorme e un mercato di grande rilevanza; e non siamo in India o in altri Paesi dell'Asia. È probabilmente qui che dovremo estendere il World Tour. Se riuscissimo ad attrarre sponsor da grandi Paesi con economie forti, si creerebbe una situazione vantaggiosa per tutti».
TRACCIAMENTO GPS - Lappartient ha ribadito la volontà di rendere il sistema obbligatorio: «Vogliamo sapere dove si trovano i corridori e poterli localizzare in caso di incidente, in particolare in montagna». L’Uci sta collaborando con Swiss Timing, ma restano problemi tecnici ed economici. «Ci serve un sistema che sia sempre operativo. Se si verifica una caduta, non possiamo permetterci che il sistema non funzioni proprio nel punto dell’incidente». Il presidente ha inoltre chiarito che l’Uci non intende gestire commercialmente i dati: «Abbiamo bisogno semplicemente dell’accesso ai dati, anche per i commissari di gara, senza finalità commerciali». Se squadre e organizzatori non riusciranno a trovare una soluzione condivisa, l’Uci potrebbe intervenire direttamente, addebitando però i costi agli stakeholder.
LA SICUREZZA - «Il rischio zero è impossibile da garantire. Abbiamo lavorato per rendere le gare più sicure e avviato numerose iniziative, accolte positivamente dal gruppo. Vorrei anche sottolineare la velocità in costante aumento e l'evoluzione delle biciclette, sempre più performanti. Negli ultimi cinque anni, la velocità media delle classiche è aumentata di 2 km/h: può sembrare poco, ma ha un impatto enorme. Nel breve periodo, vedremo l'introduzione di airbag anche nel ciclismo per proteggere i corridori».
LE BICICLETTE - Il presidente dell’Uci ha annunciato una maggiore collaborazione con i produttori di biciclette. «Non possiamo procedere senza coinvolgere l’industria: sono loro gli attori chiave», ha spiegato, annunciando gruppi di lavoro dedicati a telai, ruote, pneumatici e agli altri componenti. L’obiettivo sarà valutare l’evoluzione tecnica delle biciclette anche dal punto di vista della sicurezza.
I GIOVANI - Un altro tema riguarda l’ingresso sempre più precoce dei giovani nel professionismo. «Il gruppo dei professionisti non è il luogo ideale per imparare: bisogna arrivarci già pronti», ha osservato Lappartient. L’Uci intende quindi discutere la possibilità di creare una fase intermedia tra le categorie giovanili e il professionismo, soprattutto nel ciclismo femminile.
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