Cavalcava una Umberto Dei. In campagna, in città. In giro, in gita. Spesso a spasso. Una volta anche in viaggio. La partenza da Milano, piazza Castello, poi lungo la via Emilia, Piacenza, Parma, Reggio, Modena, Bologna, Cesena, San Marino, Riccione, Ravenna, Comacchio, Ferrara, quindi Verona, i laghi Garda, Iseo, Como, Varese e Maggiore, il ritorno a Milano, piazza Castello. Milleduecento chilometri. Aveva 33 anni. Era il 1941. Si propose ad Aldo Borelli, direttore del “Corriere della Sera”: “Repubbliche, spiagge, laghi, monti, autostrada: quale meraviglia!”, “La mia intenzione sarebbe di mandarvi molti articoli: poi voi scegliereste i migliori”, “Scusate se mi permetto di farvi presente i miei desideri”, “Un talloncino su ‘La Domenica del Corriere’ per poter pubblicare, occorrendo, la mia fotografia nel Chi l’ha visto?” e “Un sedere di ricambio al termine del giro”.
Giovannino Guareschi era un uomo – un giornalista, uno scrittore, un umorista, un caricaturista – in bicicletta. Già nel 1932, aveva 24 anni, cominciò a scrivere articoli su “La Fiamma”, un periodico di Parma, con la rubrica “Bowden, un filosofo in bicicletta”: Frank Bowden era il fondatore delle bici inglesi Raleigh. E su “un vecchio arnese” che aveva ritrovato “in solaio sfasciata e arrugginita” e che lo aiutava “a pensare”, il giovane Guareschi pedalava per cercare spunti, idee e notizie, e infine “raccontare dei fatti”.
Pedala anche il Guareschi di “Non muoio neanche si ammazzano”, il film di Andrea Porporati con Giuseppe Zeno nel ruolo del protagonista, del 2026, su Raiplay: qui la vita di Guareschi ricomincia dopo la Seconda guerra mondiale, cioè dopo essere stato liberato da un campo di concentramento in Germania e prima di inventare i personaggi più celebri dei suoi romanzi, Don Camillo e Peppone, il prete e il sindaco, il democristiano e il comunista, che stavolta con una felice intuizione sono le due voci narranti.
Il film, liberamente tratto dall’autobiografia “Chi sogna nuovi gerani?” (Rizzoli, 1993) curata da Alberto e Carlotta Guareschi, figli di Giovannino, sembra essere più un’occasione sfuggita che non un’opportunità colta. Ma la bici c’è, soprattutto quando Guareschi guida editore (Angelo Rizzoli) e regista (invece il produttore cinematografico, Giuseppe Amato, si arrende e li segue in auto) a esplorare la Bassa Padana per conoscere, scoprire, capire. Perché solo in bici si respira, si ascolta, si osserva, si studia, si abita. Un “Mondo piccolo” (Rizzoli, 1948), ma da vivere in tutti i sensi, ma da gustare con tutti i sensi.
Guareschi pedala ancora sui libri. “La scoperta di Milano” è il primissimo libro di Giovannino Guareschi (uscito a puntate e raccolto nel 1941, nel 2014 ripubblicato dal “Corriere della Sera”, Rcs Libri): e racconta una storia d’amore, quella fra Giovannino e Margherita. “Il fantasma in bicicletta” (Solferino, del 2022) è il libro in cui Enrico Brizzi insegue lo scrittore rifacendo quel viaggio lungo la via Emilia e oltre, 80 anni dopo, ed è un viaggio fisico, geografico, sulle stesse strade ma spesso quasi irriconoscibili, e anche un viaggio letterario, poetico, nella storia di Guareschi e dell’Italia. E ancora “L’Italia in bicicletta” (Excelsior 1881, del 2012), fra disegni, vignette e reportage di “un sognatore su due ruote”, raccontati da Marco Albino Ferrari. E Guareschi in bicicletta presidia la copertina di “Non muoio neanche si ammazzano”, l’avventura umana di Giovannino (di autori vari, catalogo di una mostra a Rimini nel 2008).
Guareschi pedalava e scriveva, sognava e ironizzava: “E’ triste ma deve essere proprio così – sostiene in “Chi sogna nuovi gerani?” -: se il mio giovane fratello si mette i calzoncini corti, la gente dice: Ecco un giovanetto in tenuta sportiva. Se, invece, me li metto io, la gente urla: Ecco un uomo in mutande!”.
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