Ci ha lasciato un campione olimpico, ci ha lasciato Pierfranco Vianelli, oro nella prova su strada a Città del Messico nel 1968. Nato a Provaglio d’Iseo il 20 ottobre 1946, Vianelli è stato un autentico fenomeno nelle categorie giovanili: campione italiano degli allievi nel 1965, visse la sua stagione d'oro nel 1968, l'anno delle Olimpiadi, quando vinse fra le altre corse il Giro della Valle d'Aosta e la Ruota d'Oro.
A Città del Messico fu schierato sia nella 100 km a squadre sia nella prova individuale su strada: nella crono conquistò il bronzo con Bramucci, Marcelli e Simonetti, poi nella prova in linea sbaragliò letteralmente il campo.
Nel 1969 passò professionista, corse nella massima categoria fino al 1976 senza però riuscire a ripetersi allo stesso livello, al punto da conquistare un solo successo nel 1971, quando vinse la famosa tappa del Grossglockner al Giro d'Italia, corsa che concluse al quinto posto.
Il corridore di Provaglio d’Iseo è diventato poi uno stimato meccanico e il suo negozio alla Mandolossa è meta spesso di appassionati che hanno sempre fatto ricorso ai suoi consigli e molto spesso si sono fatti raccontare quella avventura olimpica.
«È stato il più bel giorno della mia vita sportiva - ha confidato Vianelli al collega Angiolino Massolini -: potrei parlarne per ore e ore» La corsa si svolse sul circuito nervoso della Torre da affrontare 12 volte per 200 chilometri: nel penultimo giro io e lo svedese Gosta Petterson partimmo alla controffensiva e nell’ultima tornata agguantammo il gruppetto dei fuggitivi che comprendeva Mortensen, Monserè, Conti e Martini».
In testa c’erano corridori di valore: «Insieme a Petterson abbiamo disputato un’autentica cronometro a coppie. Quando abbiamo raggiunto i battistrada ho proseguito nella mia azione senza rifiatare, mentre lo svedese restò in fondo al drappello dei migliori. Volevo solo fare selezione ma mi trovai subito davanti con un bel gruzzolo di secondi. A quel punto ho insistito e concluso da solo dopo 15 chilometri di fuga solitaria con 1’24” di vantaggio su Petterson e Mortensen. Durante la fuga solitaria non sentivo la stanchezza: le gambe giravano a mille da sole. Quel giorno ero in grande forma. Solo nella prima fase ho tardato a carburare, ma quando il motore si è avviato non ho più avvertito problemi. Ho pedalato in scioltezza riuscendo a staccare gli avversari nonostante mi marcassero a uomo: parevano i difensori su un campo di calcio».
E all'inevitabile domanda sul motivo della sua delusione tra i prof spiegava: «Ho pagato il modo diverso di correre. Pedalavano piano per tanti chilometri e scattavano all’improvviso. Per rimanere davanti, fin dall’avvio dovevo andare costantemente attorno ai 40 chilometri orari. Dancelli, Merckx, Bitossi, Motta, Gimondi, quando aumentavano il ritmo, mi disintegravano. Avevo poi un problema fisico: mi sono sottoposto a due interventi alle gambe senza risultati, così mi sono sposato con Erminia, sono diventato padre di Roberta e Stefano che da qualche anno mi hanno sostituito nella gestione del negozio di biciclette».
Pierfranco riposa presso l’abitazione di Via Fratelli Kennedy, 1 a Provaglio d’Iseo.
Alla famiglia Vianelli, in particolare alla moglie Erminia e ai figli Roberta e Stefano, giungano le condoglianze della redazione di tuttoBICI e tuttobiciweb.
I funerali saranno celebrati giovedì 10 settembre alle 16 nella Chiesa Parrocchiale di Provaglio d’Iseo.
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