Dal 10 aprile a oggi, dopo aver performato in maniera convincente durante i primi tre mesi del 2026, la stagione di Erlend Blikra è stata tutto tranne che esaltante. In serie, il ventinovenne di Stavanger infatti si è trovato ad infilare il ritiro al Région Pays de la Loire Tour, l’uscita di scena prematura (causa caduta) al Giro d’Italia, il forfait ai campionati nazionali e un Tour of Denmark piuttosto incolore (mai meglio del dodicesimo posto).
Ecco che dunque il lampo con cui ha squarciato nella giornata odierna il cielo grigio di Andenes è arrivato piuttosto a sorpresa, la stessa che il portacolori della Uno-X Mobility ha poi ammesso di aver avuto quando sul rettilineo finale della seconda tappa dell’Arctic Race of Norway nessuno è riuscito a sopravanzarlo regalandogli una gioia (la quinta da professionista) che ha per lui un peso specifico non indifferente.
“Ho avuto una buona primavera ed ero arrivato al Giro con grandi ambizioni, ma purtroppo mi sono fratturato la schiena la prima tappa. Da allora ci è voluto molto tempo per sentirmi di nuovo bene e a mio agio in sella. Vincere qui ed esser riuscito finalmente a tornare in forma significa molto per me” ha raccontato ai nostri microfoni il velocista di Stavanger, bravo nel far affidamento su tutta la sua pazienza per venire a capo di un momento non semplice anche da un punto di vista mentale.
“Sono state settimane dure. Quando il tuo corpo non reagisce come vorresti mentalmente non è il massimo, ma sono stato paziente, ho continuato a lavorare duramente sulla mia forma per diverse settimane e ora eccoci qui: direi che ne sia valsa la pena” ha continuato sollevato Blikra prima di raccontare come si sia sviluppato lo sprint odierno e lo stupore finale nel constatare che nessuno era riuscito a mettere la propria ruota davanti alla sua.
“Quando siamo passati sul traguardo la prima volta, ho capito che il rettilineo conclusivo era leggermente in discesa e che dunque, essendo io un velocista pesante, mi si addiceva perfettamente. La chiave però penso sia stata riuscire a stare nelle posizioni di testa nella parte tecnica del circuito finale dove poi, potendo disporre di un numero ridotto di uomini per lanciare lo sprint, io, Pedersen e Holter abbiamo cercato di sfruttare il più possibile il lavoro delle altre squadre. Ci siamo infatti mossi prima attorno ai Lotto, poi ai Modern Adventure e infine agli NSN, finché non siamo riusciti a lanciarci. In questo Pedersen ha fatto un lavoro straordinario. Io sono partito piuttosto lungo a dire il vero e a un certo punto mi aspettavo che da un momento all’altro qualcuno mi superasse ma, alla fine, non è arrivato nessuno e la cosa un po’ mi ha sorpreso”.
La meraviglia però si è presto tramutata in gioia ed esaltazione perché, oltre a non vincere da oltre sei mesi, Blikra non disputava una gara in casa, davanti alla sua gente e ai suoi tifosi, da ben sette anni: ai tempi doveva ancora approdare alla Uno-X, squadra a cui oggi ha regalato un’affermazione che, chiaramente, ha un sapore particolare.
“Sì, penso che questa vittoria abbia un valore speciale anche per il fatto che di recente non mi è capitato spesso di gareggiare in Norvegia. L’ultima volta che vi avevo corso una gara professionistica era stato nel 2019, parecchio tempo fa, e io addirittura vestivo la maglia di un’altra squadra. Era ora di tornare a correre qui. In più so che molti amici, familiari e norvegesi stanno guardando questa gara e questo rappresenta sicuramente una grande motivazione”.
Chissà se, sulla scia di questo successo fortemente voluto, Blikra troverà nuova ispirazione per griffare non solo nuove vittorie ma anche…nuove canzoni con i Broomwagon Passengers, la banda di cui da anni fa parte insieme a Henrik Schwalb, Sindre Mohr e il suo collega alla Unibet Rose Rockets Karsten Feldmann.
“Non sono sicuro che qualcuna delle nostre canzoni sia adatta a questo momento. Abbiamo una canzone che si chiama “Ud på hekkan” ma è difficile da tradurre…Ciò che è importante però, parlando della band, è che questa mi permette mentalmente di fare qualcos’altro e non pensare al ciclismo”, un aspetto questo, immaginiamo, che aiuti e abbia aiutato Erlend a ritrovare la giusta serenità per tornare oggi a esprimere sui pedali la potenza a cui aveva abituato tutti in passato.
Photo credit: ARN/Thomas Maheux
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