C’erano una volta due bambini. Uno ricco e l’altro povero. In una piazza di paese i due bambini scorrazzavano in bicicletta, s’incrociavano, si schivavano, a volte si fermavano e si affrontavano. Quello ricco ripeteva a quello povero: com’è brutta la tua bicicletta. E il bambino povero ci rimaneva malissimo, a un passo dalle lacrime.
“Biciclette” è uno dei 16 racconti, divisi in quattro capitoli, e i capitoli corrispondono alle quattro stagioni (tant’è che il libro s’intitola “Torneranno le quattro stagioni”), che Mauro Corona dedica ai bambini, “gli unici lettori che non mi spaventano!”.
Passarono gli anni. Il bambino povero andò a lavorare in una fabbrica di biciclette e si dimostrò bravissimo: prima divenne il capo della produzione, poi ereditò la proprietà della fabbrica e perfezionò due tipi di biciclette, le belle, che costavano tantissimo, e le brutte, che costavano quasi niente.
Mauro Corona ama la bici, gli piace il ciclismo, un’occhiata a questo Tour de France l’avrà certamente data. Lui è quello dei libri di montagna ma anche della tv, tanto sensibile quando scrive di pareti e forcelle, di martore e cuculi, di legni e pietre, tanto provocatore quando trasforma studi in ring, salotti in tribune, laboratori (il suo, a Erto, nella valle del Vajont) in palcoscenici. Scrittore, scultore, alpinista, ma anche personaggio, fenomeno, saltimbanco televisivo.
Il bambino povero diventato bravo imprenditore aveva una sua filosofia: le biciclette belle erano soltanto appariscenti, brillanti, colorate, metallizzate, ma non valevano nulla; invece le biciclette brutte erano tutte di un grigio scuro con inserti neri e verde chiaro, però fatte a regola d’arte, in titanio o carbonio, leggere, precise, comode e resistenti, “autentici gioielli col pregio della bruttezza”.
“Torneranno le quattro stagioni” (Mondadori, 168 pagine, 9,50 euro, le illustrazioni sono di Matteo Corona, figlio di Mauro) è del 2010, ma certi libri – ci sono anche i libri belli e i libri brutti - non hanno età, le date servono solo per inquadrarli nel percorso della vita dei loro autori, e possono contare su spazi e tempi che si allungano. Anche i libri per i bambini. Soprattutto i libri di Corona, che fra i suoi ricordi e le sue creature, nei suoi boschi e sulle sue montagne, con la sua gente, può tranquillamente disfarsi dei calendari e nascondersi, cullarsi, giocare in epoche immaginarie, dettate dalla fantasia o scandite, appunto, dalle stagioni. Le sue biciclette sono autunnali.
Un giorno un uomo povero si presentò in fabbrica per acquistare una bicicletta brutta. Quando l’imprenditore capì che quest’uomo povero era il bambino ricco, lo ringraziò perché “se non ci fossi stato tu ora non avrei tutto questo” e gli offrì di lavorare da lui nel reparto delle biciclette belle. Imparato bene il mestiere, l’uomo povero chiese di essere trasferito in un altro reparto. Quello dove nascevano le biciclette brutte. Brutte ma eterne.
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