Sull’asfalto incandescente, un Jasper fa clic come un interruttore. Vale a dire “Si accende Philipsen”, come titola Gazzetta, che affida a Sergio Arcobelli la sottolineatura del fondamentale contributo di Van der Poel ai fini del primo trionfo in volata da parte del belga(il suo diventa “viaggio fatto di cadute emotive, delusioni, critiche e, finalmente, di una liberazione”.
E’un Tour che va in verticale, parafrasando il Corriere, e Marco Bonarrigo fotografa il predominio dellle multinazionali delle due ruote: “Vincono sempre loro: cinque tappe su 17 alla Uae Emirates (Pogacar + Del Toro), cinque alla Soudal Quick-step (Merlier + Evenepoel) e, ieri, la seconda per l’olandese Alpecin che dopo aver trionfato con il divino Van Der Poel a Ussel ha utilizzato il fuoriclasse olandese come locomotiva”.
Il “sentiment” dell’inviato di Repubblica si traduce in una sinistra apertura d’articolo: “Si sussurra in gruppo che il Tour stia vivendo un nuovo 1998 e non c’è nulla di cui essere felici”, racconta Cosimo Cito, dando conto della linea dura dell’Uci circa i test. Orcieres e la doppia Alpe d’Huez, almeno, abbasseranno un pò la media generale di 44,475 km/h, soprattutto facciamo nostro il monito di Pier Augusto Stagi su Il Giornale: “E adesso teneti forte, perché si fa sul serio. Non che fino a questo momento abbiano scherzato, perchè e da quindici giorni che vanno tutti come delle ventole”. Teniamoci forte allora.
Nel frattempo, sentito grazie ad Alexandre Roos de L’Equipe, per aver ricordato al lettore l’esistenza di una serie tv chiamata Mad Max: lo ha fatto giocando felicemente sul contrasto tra l’atmosfera di quiete dei bagnanti attorno al Lac Bourget e “lo scenario di pura furia” che si consumava sul nastro d’asfalto lungo la riva. Immagini piuttosto in antitesi, ma come sa comprendere tutto il Tour…
GAZZETTTA DELLO SPORT
SI ACCENDE PHILIPSEN
Come una montagna russa. È l’immagine scelta da Jasper Philipsen per raccontare il suo Tour de France, un viaggio fatto di cadute emotive, delusioni, critiche e, finalmente, di una liberazione. Al termine dei 174,7 chilometri da Chambéry a Voiron, nella frazione di transizione tra la cronometro e il terribile trittico alpino con oltre 10.000 metri di dislivello complessivi, il velocista belga ha finalmente potuto alzare le braccia al cielo. «Ho dovuto aspettare la diciassettesima tappa...», sorride Philipsen, con quella miscela di sollievo e incredulità che racconta più di qualsiasi parola. (Sergio Arcobelli)
CORRIERE DELLA SERA
LIBERAZIONE PHILIPSEM, ADESSO IL TOUR VA IN VERTICALE
Vincono sempre loro, le multinazionali delle due ruote: cinque tappe su 17 alla Uae Emirates (Pogacar + Del Toro), cinque alla Soudal Quick-step (Merlier + Evenepoel) e, ieri, la seconda per l’olandese Alpecin che dopo aver trionfato con il divino Van Der Poel a Ussel ha utilizzato il fuoriclasse olandese come locomotiva per lanciare lo sprint vincente dell’amico Jasper Philipsen. Jasper The Disaster (cade e fa cadere spesso e non di rado pasticcia a tenere la posizione) aveva già conquistato dieci frazioni nelle quattro edizioni precedenti e ieri ha completato la collezione. (Marco Bonarrigo)
REPUBBLICA
TOUR, RESTA LA LINEA DURA SUI TEST
«LA LOTTA AL DOPINF E' LA PRIORITA'»
Si sussurra in gruppo che il Tour stia vivendo un nuovo 1998 e non c’è nulla di cui essere felici. Ieri in Savoia si passava sulle strade della famosa protesta contro i blitz della
Gendarmerie che avevano portato all’affaire Festina, alla fuga di sei squadre, a pagine da dimenticare di un’edizione, per gli italiani, indimenticabile. La foto di Pantani seduto a centro strada, il clamoroso sciopero: i paragoni al momento si fermano qui, però se ne parla anche in corsa. Intanto si va a tutta. 47 di media ieri da Chambéry a Voiron con vittoria del belga Jasper Philipsen, che ha riaperto la sfida a Pedersen per la maglia verde della classifica a punti. Nel bel mezzo della tappa l’Uci ha preso per la prima volta parola. (Cosimo Cito)
IL GIORNALE
ASSIST VAN DER POEL E PHILIPSEN SI SBLOCCA
E adesso teneti forte, perché si fa sul serio. Non che fino a questo momento abbiano scherzato, perchè e da quindici giorni che vanno tutti come delle ventole(media generale 44,475 KM/h), alla faccia dei controlli a notte fonda che sollecitano le reazioni dei corridori, che minacciano di non voler più sostenere economicamente i test. (Pier Augusto Stagi)
L'EQUIPE
UNA GIORNATA FOLLE
Due atmosfere contrastanti si sono intrecciate ieri all'ora di pranzo, quando la corsa ha lasciato Chambéry: da un lato i bagnanti di luglio in tenute leggere e colorate e le acque turchesi del Lac du Bourget – una scena di quiete degna di Caillebotte o Seurat – e dall'altro una versione ciclistica di “Mad Max” che si consumava sul nastro d'asfalto lungo la riva. Era uno scenario di pura furia – un'orda di duri temprati dalla strada, lucidi di sudore e con la bava alla bocca – e c'era qualcosa di ultraterreno nel vedere questi due mondi scontrarsi e convivere per qualche istante fugace. (Alexandre Roos)
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