A voler uscire dai canoni della cautela piemontese, il Piemonte vuole esagerare. Già, perché la presentazione della rassegna Tricolore dei professionisti, appuntamento imminente che vive pienamente di luce propria, porta con sé non un annuncio bensì due: in terra subalpina l’obiettivo è di organizzare il campionato europeo, prima del 2030, e quindi il campionato mondiale, verosimilmente dal 2035 in poi, comunque al primo “slot” di calendario utile.
Al 41esimo piano del Grattacielo della Regione, è il Presidente Alberto Cirio a puntualizzare: «Siamo sabaudi, abituati ad andare per gradi. Eppure la “reputation" del nostro territorio regionale in materia di eventi sportivi è cresciuta, in tante discipline ed in modo specifico nel ciclismo, basti pensare al fatto che abbiamo ospitato Grande Partenza del Giro d’Italia, Grand Depart del Tour de France, Salida Oficial della Vuelta. Investimenti non sporadici”.
Tra un collegamento video con Francesco Moser (manco a dirlo in bici anche nel giorno del 75esimo compleanno) e la presenza al tavolo relatori di Claudio Chiappucci (legame con il Piemonte imprescindibile dall’impresa a Sestriere del Tour de France 1992), l’orizzonte continentale ed iridato occupa la scena. Spetta all’assessore regionale allo sport, Paolo Bongioanni, ribadire come i campionati italiani Elite 2026 “rappresentino un ulteriore traguardo strategico di valorizzazione del territorio, dalla varietà paesaggistica alle ricchezze storiche ed all’eccellenza enogastronomica”. Il Presidente di Lega del Ciclismo Professionistico, Roberto Pella, parte sottolineando come i Campionati Italiani, assegnazione della 125ª maglia tricolore, godano di un significato speciale, “nell’anno in cui si celebrano gli 80 anni della Repubblica”.
Poi il piemontese Pella, incaricato espressamente da Cirio a seguire il dossier di candidatura per Europei e Mondiali, ci tiene ad aggiungere che queste sfide «vanno accompagnate dal miglior grado di coesione interistituzionale possibile”. Una road map destinata ad intensificarsi nei prossimi mesi, mentre l’attenzione si posa sul vialone d’arrivo di Cuneo, anzi, andando per ordine, sui 40 km della crono da Santuario di Vicoforte e Barbaresco, magari festeggiando un piemontese vincitore. Vero Ganna?