LEFEVERE ALL'ATTACCO. «LIDL E RED BULL, I NUOVI RICCHI STANNO SBAGLIANDO TUTTO»

APPROFONDIMENTI | 06/06/2026 | 08:19
di Francesca Monzone

Patrick Lefevere torna all’attacco. Nel suo ultimo commento sulla rubrica Column, l’ex Ceo della Soudal-Quick Step ha puntato il dito contro quelli che considera i “nuovi ricchi” del World Tour: Lidl-Trek e Red Bull–BORA-hansgrohe. Due squadre con budget enormi, secondo lui, ma non sempre con le idee altrettanto chiare e ben centrate


Nelle sue critiche ci sono soprattutto tre temi: l’uscita di scena di Luca Guercilena dalla Lidl-Trek, la nomina di Andy Schleck a CEO del team, e la “sovrabbondanza” di direttori sportivi in casa Red Bull-BORA, con figure del calibro di Sven Vanthourenhout utilizzate su corse minori.


Lefevere non ha usato mezze misure per commentare il comunicato con cui Lidl-Trek ha salutato il direttore generale Luca Guercilena: «Una volta c'è stato l'assassinio di Giulio Cesare, ora c'è il comunicato stampa con cui la Lidl-Trek ha salutato il direttore generale Luca Guercilena questa settimana: “Lo ringraziamo per la sua visione, la sua leadership e la sua passione... bla bla bla”. Non è una pugnalata alle spalle in senso letterale, ma resta comunque un gesto vile, ovviamente. Ho sentito che aveva ancora due anni di contratto, quindi spero che la “indennità di fine rapporto” sia adeguata».

Quello che sta avvenendo nella squadra tedesca, secondo il belga, è una vera e propria rivoluzione dall’alto, guidata dal Gruppo Schwarz, la casa madre di Lidl. Il messaggio implicito: tanti soldi investiti, risultati ritenuti insufficienti, e ora parte la ristrutturazione radicale.

Lefevere ha voluto sottolineare come Guercilena non sia un nome qualsiasi per lui: «Io e Luca ci conosciamo da molto tempo: l'ho preso con me nel 1996, al centro di allenamento della Mapei, dove in seguito ha allenato giovani talenti come Fabian Cancellara e Filippo Pozzato. Pensavo fosse un buon allenatore, ma quando ha voluto diventare team manager alla Davitamon-Quick Step, mi sono opposto. Luca si è formato come carabiniere ed è fatto così: è severo, obbediente all'autorità e sempre diretto. Nell'ammiraglia, nel caos della corsa, non sono esattamente grandi qualità».

Parole che mischiano riconoscenza e critica, come spesso accade nelle sue rubriche: il rispetto per il passato, ma anche il giudizio netto su ruoli e competenze.

Per Lefevere, Lidl-Trek e Red Bull-BORA sono oggi le squadre più ricche del gruppo, e questo non porta automaticamente alle decisioni migliori: «Lidl-Trek e Red Bull-BORA-hansgrohe sono i nuovi ricchi del gruppo e si comportano come tali: spendono un sacco di soldi per tutto ciò che è di moda, ma la domanda è se tutto questo sia coerente».

Il fiammingo ha portato l’esempio di quando si era informato su Juan Ayuso (all’epoca UAE Team Emirates): «In qualità di CEO della Soudal-Quick Step, mi informai su Juan Ayuso dell'UAE Team Emirates. “Impossibile”, rispose il direttore sportivo Joxean Matxin, “costerebbe almeno quindici milioni di euro”. Non proprio il nostro genere, ma pochi mesi dopo Ayuso era  alla Lidl-Trek». Lefevere cita anche il trasferimento di Derek Gee, lasciando intendere cifre enormi, e denuncia un mercato in cui le squadre con più budget “sparano alto” pur di avere i nomi del momento.

L’altra squadra nel mirino è la Red Bull–BORA-hansgrohe, nella quale Lefevere evidenzia  una struttura tecnica fin troppo affollata: «Ci sono così tanti dirigenti sportivi in giro per la Red Bull che si intralciano a vicenda».

Il caso simbolo, per lui, è l’impiego di Sven Vanthourenhout, ex commissario tecnico della nazionale belga, come team manager al Tour de Wallonie: «Sven Vanthourenhout come team manager al Tour de Wallonie, per l'amor del cielo: non è forse sovraqualificato per quel ruolo?»

L’idea di fondo è che l’abbondanza di risorse porti a moltiplicare ruoli e figure, ma non necessariamente a migliorare le responsabilità o la qualità delle decisioni sportive.

Altro bersaglio presente in Column è la nomina di Andy Schleck come nuovo CEO di Lidl-Trek. Lefevere ammette di non conoscerlo a fondo, ma non nasconde lo scetticismo: «Quanta saggezza e valutazione sono state necessarie per la nomina di Andy Schleck a nuovo CEO? Ammetto di non conoscerlo personalmente e che merita una possibilità per dimostrare il contrario, ma quando l'ho incontrato al Tour negli ultimi anni come volto della Skoda, l'ho sempre visto come una persona molto gentile, ma mai come un CEO».

Il parallelo è con molti imprenditori che entrano nello sport senza un vero background tecnico. Dietro il commento c’è un messaggio preciso: il ciclismo d’élite, per Lefevere, non è il posto dove improvvisare ruoli chiave solo perché si hanno grande immagine o grandi sponsor.

Uno dei passaggi più duri è quello in cui il belga parla di modernismo: l’ossessione per i dettagli e le mode, a scapito delle fondamenta umane di una squadra. «Il sintomo più tipico del modernismo è dare importanza ai dettagli dimenticando le basi. Le basi sono le persone, in ogni caso. Se Lidl-Trek sposta il suo centro da Deinze in Germania, costringe il personale belga e ce ne sono molti, a trasferirsi o a passare metà della giornata in macchina. E poi perderebbero un sacco di persone.»

Alla fine del suo commento Lefevere si dice colpito soprattutto dalla tempistica del terremoto interno a Lidl-Trek: «Ciò che trovo più sorprendente è la tempistica dell'intera operazione. Un gioco di sedie così importante a un mese dal Tour de France. Se Juan Ayuso o Mattias Skjelmose riusciranno a ottenere qualcosa, sarà nonostante la riorganizzazione. Certamente non grazie ad essa

In altre parole, qualsiasi successo dei capitani del team sarà, secondo lui, frutto della loro classe individuale e del lavoro già fatto, non del rimescolamento in corso.

Di certo, il messaggio è chiaro: soldi e immagine non bastano e per fare grande una squadra, Lefevere rivendica l’importanza di competenza tecnica, stabilità, gestione delle persone e scelte ponderate nel tempo. Nel mirino, questa settimana, ci sono Lidl-Trek e Red Bull-BORA. Ma, ma forse, il vero tema è il futuro del ciclismo in un’era in cui il potere economico rischia di dettare anche le strategie sportive.


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COMMENTI
In Italia tutto tace
6 giugno 2026 10:54 Craven
Solo in Italia la vicenda Guercilena è passata quasi in sordina e nessuno di chi doveva parlare, i nomi sono i soliti, ha detto una parola, anzi, qualcuno ha scritto che si aprono grandi opportunità. Solito modo di affrontare le tematiche che ci ha fatti arrivare dove siamo ora.

Chiarezza.
6 giugno 2026 12:40 Culloden98
Beh finalmente qualcuno che dice come stanno le cose.

Lefevere
6 giugno 2026 14:40 Line
indubbiamente il numero 1 ..... e non dimentichiamoci che la sua storia passa da più di 1000 vittorie da quando e nata la quick step , perciò qualcosa vorrà dire

Lefevere
6 giugno 2026 16:47 fransoli
indubbiamente il fatto che la Bora abbia strappato Remco alla sua ex squadra e che sia legato da tempo a Guercilena non ha influito minimamente sul giudzio al vetriolo :)

già
6 giugno 2026 17:37 Eli2001
sa tanto di vecchi rancori e difesa degli amici...

Budget Cap
6 giugno 2026 22:59 DannyAl
Ma dovè la UCI con i budget cap?

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