IL DEBUTTO DA 2° ANNO JUNIORES, IL J MEDICAL, IL MODELLO BERNAL E... OTELLI: LA PERSONALITÀ DEL GIOVANE SCOFET

APPROFONDIMENTI | 02/05/2026 | 08:12
di Nicolò Vallone

Matteo Scofet (accento sulla "o" e non sulla "e") viene da Torino. Anzi, da Rivalta. Un toponimo che, con due cambi di consonante paralleli, può tramutarsi in sostantivi che condensano una giovane ed esuberante vita ciclistica. Rivalsa, come quella che si è preso dopo l'infortunio che l'ha tenuto ai box per due mesi proprio all'inizio della scorsa stagione, la seconda da Juniores e la prima in assoluto su strada, andandosi poi a prendere sette top-10 tra cui un 2° posto al Gran Premio Sportivi Loria nel trevigiano e il podio al trofeo Prothec Bardelloni nel bresciano. Ribalta, come quella che sogna di prendersi passo dopo passo, guidato da un'esuberante consapevolezza di se stesso e di cosa lo circonda, ben canalizzata dai genitori Paolo e Melinda e da un mentore come un nostro collega giornalista a cui la personalità non fa certo difetto, Claudio Ghisalberti.


Nato nel 2007, ha avuto da sempre un'attitudine atletica e mentale votata allo sport: zero calcio, tanto sci, nuoto e tennis. Ma anche le pedalate in mountain bike col papà, responsabile dell'area Fisioterapia del J Medical, il centro medico della Juventus dove si curano non solo i giocatori bianconeri ma tanti assi dello sport italiano come Sinner e la Brignone: imparando a conoscere a memoria in bici la collina morenica di Rivalta e ammirando in tv le imprese di Nino Schurter, il ragazzo ha cullato l'idea di mettersi in gioco a livello agonistico e nel 2022 è entrato ufficialmente nel ciclismo con la MTB Academy Giaveno. Tra il biennio Allievi e il primo anno Juniores però il feeling con la ruota grassa si è assottigliato, di pari passo con la difficoltà nel conciliare l'attività sportiva con la scuola, e ha optato per un doppio cambio: scolastico, rimanendo in ambito di Liceo Scientifico ma passando all'indirizzo Scienze Applicate dell'Istituto Olivetti per l'Innovazione, dove ha incontrato il buon senso di chi gli permette di pedalare verso la maturità senza erigere ostacoli all'atleta; e ciclistico, con la migrazione alla strada avvenuta per l'annata 2025 in maglia Aspiratori Otelli.


Dopo un paio di gare d'esordio, tuttavia, una doccia fredda che rischia di stroncare le ambizioni. Il 19 marzo 2025, come capita purtroppo a diversi ciclisti di qualsiasi età e categoria, viene messo sotto da un'auto mentre si allena vicino a Torino: frattura composta dello scafoide e vari traumi accessori, due settimane fermo, poi un mese di allenamenti col tutore e il 2 maggio l'operazione (naturalmente al J Medical) fino al rientro alle corse già il 18 maggio col 15° posto nel Gran Premio UCAT a Paesana, nel cuneese.

Da qui parte il racconto di Matteo Scofet: «Grazie a un team di professionisti eccezionali ho potuto superare un infortunio del genere senza avere più dolore al polso, che non è affatto scontato. Questo, unito alla mia innata grinta e voglia di fare, mi ha permesso di tornare subito competitivo ed effettuare una stagione che ha stupito i direttori sportivi dell'Aspiratori Otelli. Rispetto ad altri corridori della mia età, ho avuto magari la fortuna di vivere il ciclismo con meno pressioni quando ero allievo in mountain bike. Poi le pressioni sono arrivate quando sono passato da MTB a strada nel bel mezzo del biennio Juniores. Quella grinta e voglia di fare che menzionavo in realtà rischiavano di essere un boomerang perché, per farmi trovare pronto, avevo svolto un inverno "a tutta" e nelle gare iniziali pre-infortunio quasi mi staccavo in pianura. Quello stop non posso certo dire che sia stato un bene, anche perché ho saltato diversi appuntamenti importanti d'inizio stagione, tuttavia mi ha dato sia un po' di riposo (seppur forzato) sia un quid in più di spinta emotiva».

Con la mountain bike hai chiuso in via definitiva?

«Nonostante qualcuno abbia detto che io svolgo doppia attività, da quando ho cambiato disciplina sono 100% stradista. L'anno scorso in MTB ho corso giusto una marathon in provincia di Biella, arrivando 2° peraltro, per aver perso una scommessa…»

Che corridore sei?

«Passista scalatore, la salita è sicuramente il mio territorio. Poi ovvio, devo ancora scoprire me stesso, ma almeno ad oggi penso che per conquistare la mia prima vittoria devo provare ad anticipare».

Se sei un giovane scalatore, immagino che il tuo idolo sia Pogacar...

«Più che altro menzionerei Egan Bernal per quel miracolo di tenacia che è stato il suo recupero. Già non era banale rimettersi in sella, figuriamoci partecipare tra i protagonisti al Giro d'Italia! Se proprio devo dirti un idolo, per me Van Der Poel è tipo Cristo sceso in terra per le sue doti da fuoriclasse su ogni terreno».

La tua corsa dei sogni?

«Non ho una gara preferita in assoluto, però mi affascinano in modo particolare le corse a tappe. Quindi, pensando in grande, credo che il massimo sarebbe essere al via del Tour de France un giorno».

Abbiamo menzionato alcune persone che ti stanno vicine e costellano il tuo percorso: a bruciapelo, un'altra persona per te fondamentale?

«Laura Otelli, un'autentica signora del ciclismo giovanile, che mi ha accolto nel migliore dei modi e ha sempre creduto in me».

Nel frattempo sei passato Under 23 in Padovani, dove hai fatto 8° al Gran Premio De Nardi di Castello Roganzuolo e ti abbiamo visto in fuga nella seconda tappa della Settimana Coppi e Bartali: quali sono i tuoi obiettivi del 2026?

«Le uniche sicurezze di calendario sono che domani sarò al Trofeo Frare De Nardi a Vittorio Veneto e che forse disputerò il Valle d'Aosta, per il resto non ho date cerchiate in rosso e punti fissi. Il vero obiettivo di questo primo anno da Under 23 è quello d'imparare a muovermi nel "branco di lupi" e magari cogliere buoni risultati con più concentrazione dopo la scuola. Penso di trovarmi nella squadra giusta per la mia persona, per il mio vissuto, per il mio carattere e per le mie possibilità».

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COMMENTI
Peccato
2 maggio 2026 12:31 Craven
Va beh, su uno che ha queste possibilità ce ne sono 100 che devono smettere prima, ma quelli non fanno notizia.

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