Dopo due mesi abbondanti lontano dalle corse, Egan Bernal riappende il numero alla schiena al Tour of the Alps 2026. Da quando la corsa è diventata euroregionale il corridore della Ineos Grenadiers non ci aveva mai preso parte. La sua prima apparizione risale al 2016, quando Gianni Savio, in Androni, lo presentava al mondo come una delle future superstar del ciclismo.
«Se penso che il mio esordio qui è stato 10 anni fa mi sento decisamente un po’ vecchio - spiega il colombiano, 29 anni -. Sono contento di tornarci, allora era ancora Giro del Trentino, ma l’organizzazione mi pare ottima e non vedo l’ora di testarmi in gara. Arrivo da un periodo di ritiro in altura e voglio vedere come è realmente la condizione».
Bernal ha solo 3 giorni di corsa in questo 2026: i due campionati nazionali - dove ha anche vinto la prova in linea - e la Faun Ardèche Classic, vinta da Paul Seixas e chiusa al 7° posto. Dopo un problema alla parte posteriore del ginocchio è rimasto fermo una ventina di giorni, dovendo cambiare strategie e piani di avvicinamento al Giro d’Italia, per il quale partirà con grandi aspettative.
«Dopo la prima gara europea in Francia abbiamo provato a vedere se migliorava, ma così non è stato, così sono tornato in Colombia per recuperare e sfruttare il fattore altitudine. Dovevo correre Tirreno Adriatico, Strade Bianche e Volta a Catalunya, mi è dispiaciuto non farle, abbiamo cambiato tutto il programma e ora siamo qui. Ho scelto di venire qua perché penso sia un’ottima preparazione per il Giro».
La condizione fisica, quindi, è molto più che un’incognita. E questi giorni dovranno per forza di cose dargli qualche risposta. Come sempre il percorso non darà modo di respirare: «Monitorerò giorno dopo giorno come risponderanno le gambe, probabilmente non sono nella mia migliore condizione, ma credo possa valere per molti dei corridori che puntano al Giro - ammette Bernal -. Alla fine, però, siamo atleti da competizione e quando abbiamo un numero sulla schiena puntiamo al risultato massimo. Con questo ciclismo in ogni tappa può venire fuori qualcosa. È una frase fatta ma dovremo viverla davvero giorno per giorno».
Già nella seconda tappa con arrivo a Val Martello, con salita secca nel finale, i corridori potranno capire a cosa realisticamente puntare. Anche se si arrivava molto più in alto, a oltre 2000 metri, la location rievoca bei ricordi ai colombiani. Al Giro del 2014 Nairo Quintana compì la sua impresa sotto la neve, andando a prendersi la Maglia Rosa. «Ah non lo sapevo, beh speriamo porti bene» ha detto Bernal.
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