Tadej Pogacar è pronto a sfidare l’Inferno del Nord e a scrivere un nuovo record. Sulle pietre della Regina delle classiche dovrà confrontarsi con corridori del livello di Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert, ma lo sloveno è sereno ed è pronto ad accogliere la sfida.
Nel ciclismo che conosciamo, sono pochi i nomi che brillano come quello di Pogacar. A 27 anni lo sloveno della UAE Team Emirates è il più completo della storia recente: capace di vincere grandi giri, Classiche Monumento e corse di ogni tipo, unendo talento, resistenza, intelligenza e tattica. Già quattro volte re del Tour de France e vincitore di due Mondiali, Pogacar ha costruito la sua leggenda soprattutto nelle Classiche Monumento, dove ha dimostrato una versatilità rarissima: dalle salite delle Ardenne e del Lombardia ai Muri del Fiandre. Ha corso 22 Monumento e ne ha vinti 12, nella storia lo precede solo Merckx con 19.
In questa primavera si è confermato come il corridore più dominante, conquistando tutte le corse che ha affrontato: Strade Bianche, Milano-Sanremo, Giro delle Fiandre. Non perde una Classica Monumento dalla Liegi 2025. Adesso la vittoria alla Sanremo, che gli era sempre sfuggita, lo ha avvicinato a un traguardo storico: conquistare tutte e cinque le Classiche Monumento. Una collezione leggendaria riuscita soltanto ai fiamminghi Van Looy, Merckx e De Vlaeminck. A Pogacar manca solo la Parigi-Roubaix, la più dura e imprevedibile delle corse di un giorno. Nel 2025 chiuse secondo dopo una caduta decisiva nel finale.
A Compiègne, Tadej Pogacar ha parlato poco, ma le sue parole sono state incisive ed è chiaro che cercherà di non farsi schiacciare. «La motivazione è alta e non sento alcuna pressione – ha detto lo sloveno nel breve incontro con i media -. Le gare di questa stagione sono andate alla perfezione e io mi sento tranquillo, anche se in una corsa coma la Roubaix tutto può accadere». Si intuisce la serenità del campione, la fiducia, ma senza l’ossessione del risultato. «Forse è la sfida più grande. Voglio dire: ho già affrontato diverse sfide, ma ora ce n'è un'altra e vedremo come andrà. Forse c'erano dei dubbi prima di correrla la prima volta, ma dopo il mio secondo posto dell’anno scorso, sento di aver avuto una grande spinta e la fiducia di poter lottare adesso per la vittoria. Quindi, sì, sono qui per provare a vincere».
A vedere la gara ci saranno anche i genitori dello sloveno, che non guardano al risultato ma vogliono solo che Tadej sia felice. «Non sono ossessionato dal fatto che potrei vincere anche la quinta Classica Monumento, non guardo molto a queste cose, i numeri mi piacciono ma non sono un’ossessione. Nel ciclismo siamo qui per vincere, per divertirci in bici, per fare quello che ci dice la squadra e per dare il massimo nella nostra carriera». Pogacar potrebbe cercare di arrivare da solo per impedire che un piccolo gruppo, con un velocista, possa fare la differenza nel velodromo. «Naturalmente penso che non sia necessariamente un obbligo arrivare da soli, anche se, quando entri da solo, hai praticamente la garanzia di vittoria. Ma dopo una gara così lunga, anche con un piccolo gruppo, posso comunque far bene lo sprint, ma di sicuro a Roubaix chiunque preferirebbe arrivare in solitaria».
Il suo rivale principale resta l’olandese Mathieu Van der Poel, il tre volte vincitore consecutivo (2023, 2024, 2025) è il favorito numero uno. Se dovesse vincere, sarebbe un record incredibile perché nessuno ha mai conquistato la Roubaix per quattro volte di fila (con 4 trionfi in anni diversi ci sono De Vlaeminck e Boonen). C’è poi Wout Van Aert, sempre vicino alla vittoria e che domani in gara cercherà quel successo che insegue da troppo tempo. Da non dimenticare il nostro Filippo Ganna, che troverà la pianura dove scatenarsi ad altissima velocità e la possibilità anche di andare in fuga. Mads Pedersen, invece è il velocista resistente, pericoloso nel caso in cui si dovesse arrivare ad uno sprint. C’è Jasper Philipsen, spesso piazzato, che potrà contare sull’amico Van der Poel. Per finire, Pogacar non dovrà sottovalutare il belga Gianni Vermeersch, uomo chiave della Red Bull, che potrebbe far saltare il banco. La Parigi-Roubaix è una corsa insidiosa: non sarà mai un semplice duello ma una battaglia aperta tra più protagonisti.