Un santino, un portafortuna, un angelo custode, un mito, un semplice omaggio, un pensiero fisso, un'idea rassicurante, un compagno di viaggio. A ventidue anni dalla sua scomparsa e a 26 anni dalla sua ultima vittoria, ottenuta a Courchevel nel Tour del 2000, Marco Pantani c'è: in tutte le definizioni che abbiamo dato e probabilmente in mille altre ancora. C'è ovviamente tra i tifosi che non hanno mai smesso di amarlo, ma c'è anche tra i corridori e forse sarebbe meglio dire che c'è fra gli sportivi, dopo che il biatleta francese Emilien Jacquelin ha affrontato le gare delle Olimpiadi di Milano Cortina portando al lobo sinistro l'orecchino del Pirata e con quello salendo addirittura sul gradino più alto del podio, rivestendo d'oro una storia che è leggenda.
Marco c'è e ci sarà, lo porta con sé anche Giulio Ciccone che sul telaio della sua bici ha l'immagine fumettistica del Pirata: con Pantani accanto, l'abruzzese sta affrontando la Tirreno-Adriatico, è stato fra i migliori ieri nella sua terra e cercherà di fare altrettanto oggi sui muri pesaresi. Ognuno può leggere quel piccolo simbolo come preferisce, come sente, come crede: la cosa certa è che Marco Pantani c'è. E ci sarà.