Quanto dura un libro di viaggi? Il tempo del viaggio. Oppure per sempre. Pensavo a questo mentre leggevo “Avventurieri” (Sardinia Biking, 200 pagine, 18 euro), in cui Amos Cardia traccia, descrive, documenta, testimonia, insomma racconta 25 anni di mountain bike in Sardegna e due puntate nelle Alpi, dai primi anni Novanta al 2016 (il libro è del 2017) in 13 capitoli autobiografici.
Cardia è sardo di Sinnai, una dozzina di chilometri a nord di Cagliari, pietra di confine – come suggerisce l’etimologia – fra due terre, forse il mare e la montagna, forse la collina e la pianura, forse il mare e il cielo, non è importante saperlo. La bici entrò presto nella sua vita e mai ne uscirà. Da solo o con gli amici, per sentieri o sulle strade, a naso o a vista, a memoria o a gps, a passaparola o a telefonini, in gita o in viaggio, Cardia non ha fatto che pedalare. Sul territorio e nella vita.
Se le prime uscite erano giornaliere, più passava il tempo, più le curiosità si moltiplicavano, più le traversate si allungavano. Dalle miniere alla Serpilonga, dalla TranSardinia alla NatuRaid Sardegna, dalla TransAlp alla Veneto Trail. Finché Cardia, a 40 anni, è sceso momentaneamente dalla sella e si è seduto alla scrivania, ha ricordato e scritto leggendo le tracce inseguite e le traiettorie pedalate. “Un pioniere”, come sostiene Enzo Fantini nell’introduzione, “nonostante qualifiche e riconoscimenti conquistati sul campo dell’insegnamento della lingua sarda, dell’attività editoriale, del giornalismo, della divulgazione storica e naturalistica, dell’organizzazione di eventi sportivi, sempre con una forte vocazione per il rispetto dell’ambiente”.
“Avventurieri” è un libro di viaggi in “bicicreta”, come si dice in sardo. C’è la prima grande “cottura”, che “come il primo amore non si scorda mai” e c’è la prima notte senza tenda, “dietro a grandi cespugli di lentisco” e “buona notte in teoria”. C’è la scalata nel Gennargentu, “mani e piedi congelati”, e quella sul Monte Arrùbiu, cioè rosso, “da spingere a piedi”. C’è l’assalto delle zanzare e l’invasione delle mucche. C’è il guado e lo sterratone. C’è un rubinetto da cui esce acqua caldissima, “il sapore è buono, beviamo direttamente dal tubo e poco prima di andare via, quando riempiamo le borracce, ci accorgiamo che l’acqua è gialla. Ma va bene così, un po’ di sano fango, ricco di sali minerali, non ha mai ucciso nessuno”.
Sono passati 10 anni dall’ultimo di questi viaggi compiuti e raccontati da Cardia. Se vi si cerca una mappa, qualcosa sarà anche mutato. Se vi si cerca un manuale, molto sarà anche evoluto. Ma se vi si cerca un sentimento o un brivido, un umore e un sapore, un imprevisto e una sorpresa, un’illuminazione e una folgorazione, un conforto o un incoraggiamento, una voglia o un timore, insomma un’avventura, allora “Avventurieri” resiste agli anni e pedala nel tempo.
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