Al ‘Sinigaglia’ di Como ieri, Como - Torino 6-0, serie A di calcio, hai visto mai, abbiamo vissuto un incredibile rewind di giovinezza. Al campo ‘Sinigaglia’ di Como, la primavera di inverno in una inaudita squadra di calcio in Italia popolata di soli stranieri, da Butez a Paz, incantevole leggiadria, provincia estranea o almeno distante dalle dittature metropolitane, potentati ‘razzisti’ siano essi del Nord o del Sud, vi abbiamo recuperato il profumo disperso di un ciclismo sfumato e della nostra migliore adolescenza.
Abbiamo ritrovato, pomeriggio di sabato a scrutare il mare grigio di Napoli, la nostra città di vita, e lo sguardo sul lago di un altro tempo, autunno 1969, quando al campo ‘Sinigaglia’ c’era ancora il velodromo e la pista, e il ‘Lombardia’ fatale dell’ 11 ottobre si concluse con la vittoria dell’irredento prediletto Gerben Karstens, allo sprint su Jean Pierre Monsere ed un plotoncino di fuggitivi.
Il bianco e nero emozionante di quell’ arrivo, ai nostri 19 anni sentimentalmente caro più di ogni altro, si rifletteva miracolosamente nelle fughe sulla fascia e nei contropiedi delle maglie di un blu luminoso dei ragazzi stranieri del Como. Parallelo incredibile, calcio di oggi vs ciclismo di un remoto ieri, abbiamo riascoltato arcano il fruscio il batticuore il sorriso della giovinezza che oggi era altrui, ma nell’ieri remoto era anche nostra. 1969 vs 2026, Karstens e Monsere vs Butez e Paz, il Como scanzonato di undici stranieri ed un ordine di arrivo allora che trovava al ‘Lombardia’ nei primi undici curiosamente un solo italiano: Bitossi, quarto. In Italia, via dalle moltitudini fanatiche e geopolitiche specifiche del calcio, il primato migliore da Como torna a sorriderci, mica manzoniano, meglio straniero.
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