BICIFIGURINE. ALFONSO CALZOLARI: L'OMINO DI FERRO CHE HA FATTO COLLEZIONE DI RECORD

STORIA | 13/12/2024 | 08:15
di Stefano Fiori

Chissà quanti tra di voi, ciclisti, appassionati e addetti ai lavori del ciclismo, sanno chi sia stato Alfonso Calzolari? Credo che non siano in molti a conoscere la storia di questo mio compaesano – è nato a Vergato sull'Appennino bolognese come il sottoscritto – che però vanta tuttora dei record al Giro d'Italia assolutamente imbattibili e che elencherò in seguito. Un ometto estroverso, simpatico, diversamente... alto, tutto muscoli e garretti, forza e grinta, nato il 30 aprile 1887 in questa cittadina di 7.000 abitanti ed emigrato presto nella ben più ricca di opportunità lavorative Bologna, distante solo 38 chilometri.
“Fonso” trova un'occupazione in una fabbrica di letti ma, alla fine dell'orario lavorativo, la sua passione consiste nel recarsi al parco della Montagnola, vicino alla stazione ferroviaria, per seguire le evoluzioni degli spericolati ciclisti che proprio attorno alla Montagnola hanno ricavato un circuito adatto alle loro corse.
I vari Mazzoni, Messori e Gardenghi sono i suoi idoli e così, con i miseri risparmi, il nostro eroe si compra una bici sgangherata,con la quale inizia a partecipare a qualche gara di resistenza. Nonostante il mezzo fatiscente, il ragazzo dimostra subito di avere stoffa e grinta, tanto da essere soprannominato “El Mort” per la sua audacia in discesa.
Nell'estate del 1909 si tessera per il Velo Club Reno e vince subito un circuito alla Montagnola (2° Ezio Corlaita che diventerà per lui un amico inseparabile negli anni a venire) e la Coppa Cesaroni Venanzi in Toscana, in quel paese di Castiglion Forentino che “qualche” anno dopo darà i natali a Daniele Bennati, attuale CT della nazionale italiana professionisti. La categoria di Calzolari è quella dei “Liberi”, vale a dire dei ciclisti che devono arrangiarsi in tutto e per tutto e di conseguenza, nel 1910, “Fonso” è obbligato a svolgere un'attività pressoché inesistente a causa degli scarsi mezzi a sua disposizione, leggasi bici in stato pietoso, zero assistenza meccanica e magrissimi guadagni.
La situazione migliora assai nel 1911, con l'avvento dello sponsor Goricke: arrivano infatti le belle vittorie a Bologna nel Campionato Emiliano e nell'eliminatoria del GP Peugeot, nella sempre propizia Toscana, a Poggio a Caiano e a Empoli e a Macerata. Inoltre Fonso colleziona ben 12 secondi posti in gare su strada e, in coppia con l'amico e coequipier Cesare Zini, vince altre 11 competizioni su pista. Il 1912 è un anno importante, poiché l'UVI delibera il passaggio di Calzolari tra i Professionisti Juniores con “L'Italiana”, ma latita ancora uno sponsor danaroso e l'asso vergatese è costretto a limitare nuovamente l'attività, partecipando soltanto alle corse emiliane e romagnole. Comunque può debuttare al Giro d'Italia, ma è costretto al ritiro nella quarta tappa.
Il 1913 porta finalmente un grande sponsor a Fonso, la Stucchi,
e lui si piazza subito 4° alla Milano-Sanremo, ma una caduta mentre è in allenamento a Massalombarda insieme al fidato Corlaita, gli procura la frattura della clavicola. Nonostante l'infortunio, ce la fa comunque a prendere il via nel Giro d'Italia ma la condizione atletica è forzatamente precaria e perciò deve ritirarsi durante la prima tappa. Si riaffaccia poi al Lombardia, ma cade di nuovo mentre figurava nel gruppo di testa.
Il 1914 è solo leggenda, con il Giro d'Italia da lui dominato dopo la cavalcata solitaria nella seconda tappa, da Cuneo a Lucca (340 km), vinta con 33'40” su Giuseppe Azzini. Il Giro si disputa in condizioni meteo terrificanti, dall'inizio alla fine (il Sestriere viene scalato sotto una fitta bufera di neve) e i chilometraggi sono massacranti, con i ciclisti che ricevono il via attorno a mezzanotte e tagliano il traguardo verso le 20. Azzini risulta essere l'unico avversario di Calzolari e nella 5a tappa da Avellino a Bari si prende il primato in classifica con soli 6 secondi sul vergatese, ma nella tappa successiva, la Bari-L'Aquila, ecco il colpo di scena: Calzolari torna leader poichè Giuseppe Azzini non... taglia il traguardo!
Lo ritrovano il giorno dopo nel fienile di un casolare, a una ventina di chilometri dal traguardo, con un febbrone da cavallo, delirante ma, qualcuno racconta, con un paio di fiaschi di vino accanto... Poco importa, Fonso vince il Giro 1914 stabilendo una serie di record che qui di seguito elenchiamo e questo di conseguenza resterà per sempre il “Giro dei Record”.
1) Minor numero di classificati nella generale finale: 8.
Percentuale più alta di ritirati, 90% (73 ritirati su 91 partenti).
2) Maggior distacco sul 2° classificato: 1h57'26”.
3) Media oraria finale più bassa di sempre: 23,247 km/ora.
4 ) Lunghezza media delle tappe più alta, km. 396, 250.
5) Primo Giro d'Italia con la classifica finale a tempi e non più a punti.
6) Tappa più lunga nella storia del Giro, da Lucca a Roma, il 28 maggio: km.430,300 vinta da Girardengo, alla sua prima vittoria al Giro.
7) Tempo di percorrenza più alto di sempre per una tappa del Giro, la Bari L'Aquila di 428 km, coperta in 19h, 20' e 47” vinta da Luigi Lucotti.
8) Vittoria di tappa con il maggior vantaggio sul secondo: 1 ora, 3 minuti e 22” per Ernesto Azzini nella Avellino Bari.
9 Fuga solitaria più lunga nella storia del Giro, 368 km. per Lauro Bordin nella Lucca-Roma.
10) Media di percorrenza più bassa in una tappa, 22,123 km/ora per la Bari-L'Aquila.

Dati che fanno comprendere appieno l'impresa titanica compiuta da Calzolari, nelle otto tappe avversate pesantemente dal maltempo. E di certo non gli mancarono gli avversari illustri, quasi tutti costretti al ritiro. Al via c'era Lucien Mazan/Petit Breton, vincitore del Tour de France e c'erano i vincitori dei primi Giri d'Italia disputati fino al 1914, cioè Luigi Ganna, Carlo Galetti, Eberardo Pavesi e Carlo Oriani, oltre al giovane Costante Girardengo e al mitico “Diavolo Rosso” Giovanni Gerbi, recentemente celebrato in una bellissima canzone, con una ritmica eccezionale, da Paolo Conte.
La vittoria nel Giro d'Italia fruttò a Calzolari un notevole gruzzolo di denaro che, si dice, gli consentì di investire proficuamente nel settore immobiliare. Inoltre, narrano le cronache che fu portato in trionfo dai suoi numerosi sostenitori nella centralissima via Indipendenza, a Bologna. Ma la prima guerra mondiale era purtroppo alle porte e Fonso venne arruolato nel 1915 in Fanteria, nel servizio di Sussistenza.
Soltanto nel 1919 poté riaffacciarsi alle corse con una certa continuità, ma una brutta forma di foruncolosi quasi vanificò il rientro e successivamente influenzò negativamente il suo futuro da atleta. Comunque nel 1919, 1920 e 1921 egli tentò nuovamente di essere protagonista al Giro, ma accumulò soltanto pochi piazzamenti e tre ritiri. Dopo uno stop di due anni, Calzolari effettuò una tardiva ripartenza nel 1924, ma nonostante alcuni piazzamenti, l'Omino di Ferro di Vergato capì che era giunto il momento di appendere la bici al chiodo, a 37 anni suonati.
In seguito si dedicò all'organizzazione di eventi ciclistici e sportivi, insieme al suo grande amico Ezio Corlaita. Una coppia impossibile da non notare, con Calzolari piuttosto sul basso, tarchiato e Corlaita longilineo e di imponente statura. Terminata anche questa parentesi della sua vita, Fonso si dedicò alla famiglia e nel luglio del 1975, con decreto del  Presidente della Repubblica Italiana a firma Giovanni Leone, fu nominato Cavaliere dell'Ordine della Repubblica Italiana, per meriti sportivi e civili. Infine, il 3 febbraio 1983, presso la Casa di Riposo Villa Serena di Ceriale (SV), Alfonso Calzolari ci ha lasciato alla veneranda età di 96 anni.
Per concludere, il forfait di Giuseppe Azzini che spianò la strada e la vittoria a Calzolari nella sesta tappa del Giro 1914, a seguito della clamorosa defaillance del ciclista lombardo, diede la stura a numerosi commenti da parte della stampa sportiva di quel periodo, a cavallo dell'anno 1914. Riporto perciò un commento (che venne pubblicato !!) di uno spregiuducato giornalista di allora, per far capire quanto i tempi siano cambiati (??): <«C'è chi è ricorso agli stimolanti. Alcuni hanno l'abitudine di drogarsi, ma non sanno drogarsi con misura, donde la loro azione difforme, i brevi periodi brillanti, le improvvise defaillances, gli inevitabili ritiri. Di conseguenza il nostro ciclismo deve sottoporsi a una cura scientifica e continuata. Allora atleti del tipo di un Azzini o di un Girardengo riusciranno meravigliosi sino al termine».
Signore e signori, siamo nell'anno 1914.....soltanto 110 anni fa....



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COMMENTI
Bravo Stefano..!
13 dicembre 2024 17:01 canepari
Ricordiamo la meravigliosa storia del nostro sport e dei suoi protagonisti di un tempo. Potresti scriverci un libro...ma credo che tu l'abbia già fatto.

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