ADDIO A FRANCO CANCIANI, EX PRO FRIULANO: AVEVA 86 ANNI

LUTTO | 24/11/2023 | 09:28
di Marco Pastonesi

Quando salì sull’ammiraglia della Ghigi, una vecchia Alfa Romeo 1900 decapottata, e poté finalmente guardare la gente dall’alto verso il basso, e finalmente essere al centro della strada, e finalmente sentirsi al centro dell’attenzione, irradiava pura felicità. Non era l’implacabile sole del 23 giugno 2022 a illuminare lui, ma lui a illuminare la festa di Mezzogoro nel Ferrarese. Lui, Franco Canciani, uno degli ultimi testimoni di quella squadra che, fine anni Cinquanta e inizio anni Sessanta, scrisse pagine di ciclismo.


E’ morto stamattina, Canciani. Aveva 86 anni. Da professionista era stato un incompreso: un solo anno, il 1961, senza grandi risultati. Ma al ciclismo era legato (si era legato) per sempre. Di pelle e di spirito con l’anima e con il cuore, una passione trasmessa anche a figli (Leonardo, direttore sportivo dell’Androni) e magari nipoti. Guardava, leggeva, commentava, frequentava, si prodigava. L’ultimo progetto riguardava la Rovigo-Trieste del Giro d’Italia del 1946. Lui era un bambino, ma quel giorno c’era, e a tutti voleva spiegare come l’agguato dei titini non si fosse tenuto a Pieris, ma lì vicino. E ripeteva, come se ogni volta potesse aggiungere un briciolo di verità: “Dodicesima tappa, il 30 giugno. Doppio giorno di festa: la festa per la domenica e la festa per il Giro. Sveglia, colazione, motorino. Un Sachs 49 di cilindrata. In due. Davanti mio padre, e dietro, abbarbicato e abbracciato, io. Da San Canzian a Begliano. Cinque chilometri di strade bianche di campagna. Poi l’attesa. Il gruppo arrivò e si arrestò: le stanghe del treno – il passaggio a livello – erano abbassate. Piedi a terra, i corridori furono presi a sassi e proiettili. Erano i titini, i partigiani jugoslavi. Ci riparammo in un campo di mais e in un boschetto. Tutti i libri dicono che quell’attentato fu fatto a Pieris, invece era Begliano. Ma tra fotografie e filmini, adesso posso dimostrare il luogo esatto”. E aveva organizzato una festa. Mi aveva chiesto aiuto. Feci solo in tempo a regalargli il titolo: W la bici. Perfetto, disse, perché ci saranno anche i bambini. Poi si appoggiò alla Pro Loco. Ma pochi giorni prima dell’evento, finalmente programmato domenica 29 ottobre,


un incidente domestico con una motosega lo ha steso. Pronto soccorso, ospedale, casa di cura, e improvvisamente una tappa che sembrava infinita è piombata nel suo ultimo chilometro.

Canciani era profondamente friulano, anzi, giuliano, giuliano di San Canzian. La bicicletta era, in mancanza d’altro, un’eredità di famiglia: “Uno zio partecipò al Giro di Sicilia del 1928. E il papà, imbragatore nei cantieri navali di Monfalcone, mi caricava sul motorino - un Sachs 49 cc - per andare a vedere mio fratello che correva. Però il papà sosteneva che il ciclismo fosse una perdita di tempo. E portava proprio l’esempio di mio fratello. Era forte, aveva qualità, vinceva. Ma a 20 anni smise di correre. Che senso ha, si chiedeva il papà, allenarsi e correre per anni e anni e poi smettere sul più bello?”. Franco insistette: “La prima corsa la feci a Monfalcone: avevo 18 anni e correvo per i Cantieri Riuniti Alto Adriatico. La seconda, a Mortegliano, la vinsi. Avevo una bici Julia che non andava avanti, però è stata preziosa perché a forza di aggiustarla sono diventato bravo come un meccanico. La verità è che ho perso tante di quelle gare per colpa della bici. Però è anche vero che ho vinto gare che poteva vincere qualcun altro. E alla fine il conto si pareggia”.

I suoi racconti erano novecenteschi: “Il mio primo maestro fu Lionello Dreossi, un maniscalco friulano. Mi insegnava che cosa mangiare e bere, quando e quanto dormire, i giri da fare, le corse da correre. Era all’avanguardia. L’allenamento più duro consisteva nel giro della Valcalda, in Carnia, 260 km, gli ultimi 80 dietro i camion che andavano a Trieste. Dreossi sosteneva che era indispensabile fare la vita: dormire alle nove, donne niente, e ricaricare le batterie. Il vero ciclista, aggiungeva Dreossi, si costruisce d’inverno, non d’estate. ‘Un giorno sarai professionista’, profetizzò. E ci azzeccò. Il secondo maestro fu Guido De Santi, triestino, che da corridore aveva tenuto testa a Fausto Coppi. Per gli allenamenti De Santi mi dava appuntamento a Monfalcone, poi diceva che non poteva muoversi da casa, o dal negozio di alimentari della moglie, e mi costringeva ad allungare fino a Trieste. Grande passione

e lunghi allenamenti: la sua ricetta. Un giorno, per una corsa su strade bianche, mi consigliò di mettere il 13 e di montare tubolari pesanti da pista. Poi mi domandò se avessi male ai reni. Gli risposi di no. E allora gonfia un po’ di più le gomme, mi disse. Così, mi spiegò, quando salti da una parte all’altra della strada, schizzi i sassi addosso agli altri corridori”.

Canciani aveva il senso della misura e della modestia, però da dilettante aveva corso non solo con il Pedale Riminese ma anche con la Padovani, per Severino Rigoni, e lì aveva vinto la Coppa Italia a squadre a cronometro e poi il Fenaroli a Milano a 48 di media con Zanchetta e Testa. E fu perfino azzurro in Francia. Avrebbe voluto partecipare alle Olimpiadi di Roma, ma certi equilibri di politica ciclistica lo avevano escluso. Poi la Ghigi, e lì ricordava tutto: “Gregario a 70 mila lire al mese, ma sarebbero state 250 mila se avessi fatto le Olimpiadi, così da capofamiglia avrei avuto la soddisfazione di veder mia madre mangiare una bistecca. Andavo forte. Alla Milano-Sanremo ero in fuga con il mio compagno di squadra e di camera Aldo Moser quando, sui capi, a una quarantina di chilometri dall’arrivo, la moto con un fotografo davanti a noi finì contro una roccia e noi finimmo contro la moto. Risultato: ritirato. Alla Mentone-Roma in sei tappe ci arrivai con un po’ di febbre, il direttore sportivo Luciano Pezzi si arrabbiò, il mio compagno e amico Angiolino Piscaglia mi consigliò di partire carico di cibo, pronto per entrare nella prima fuga. Obbedii e sul Col di Nava passai primo. Poi vinsi la classifica finale dei traguardi volanti. Al Giro di Campania ero davanti, prima sul Chiunzi, poi sull’Agerola, terzo dietro a Bahamontes e Massignan, ma Pezzi mi fermò perché da dietro arrivava Livio Trapè. E quando Trapè allungò, io rincorrevo tutti quelli che cercavano di inseguirlo, e alla fine feci nono. Al Giro della Provincia di Reggio Calabria Pezzi mi promosse mezzo capitano ma senza gregari, voleva dire libero di fare la mia corsa. Fuga di 11, dentro in tre della Ghigi, me compreso, ma ai piedi del Sant’Elia, a 35 km dall’arrivo, Pezzi ci disse di fermarci. E alla vigilia del Giro del Veneto, Pezzi mi comunicò che il mio contratto, nonostante la promessa del biennale, non sarebbe stato rinnovato. E comunque fui tredicesimo su 200 corridori”.

Leggeva e dipingeva, Canciani, viaggiava e partecipava. E aveva quel sogno, quella missione, quell’appuntamento per chiarire la storia: “Il gruppo si fermò non a Pieris, ma a Begliano, anche se forse sarebbe meglio non specificarlo altrimenti quelli di Pieris si arrabbiano. Begliano è una frazione, come Pieris, del comune di San Canzian. La strada era piena di bitume e reticolati. I titini lanciarono sassi e spararono con pistole e fucili. Ma noi non avevamo paura. Eravamo abituati alla guerra, quella mondiale e quella di tutti i giorni tra fascisti e comunisti”.

Copyright © TBW
COMMENTI
FRANCO CANCIANI
25 novembre 2023 22:43 DINOSPRINT1956.
CIAO FRANCO..CON TRISTEZZA TI SALUTO. SEI STATO SEMPRE PRODIGO DI INSEGNAMENTI E CONSIGLI. TU GRANDE CAMPIONE .. EPICO PIONIERE DEL VERO CICLISMO. MANDI FRANCO TI ABBRACCI TANT .. TANT

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
«Quello che doveva succedere sta succedendo» (Stefano Garzelli, commentatore Rai, teorico del ‘può succedere di tutto’, scopre che a volte succede qualcosa di previsto). Sospetti sulla scelta della montagna Pantani: Piani di Pezzé, dove vinse da dilettante, preferita a Piancavallo,...


Dramma sulle strade del Giro d'Italia: un 70enne, che stava procedendo in bici lungo la salita che da Aviano porta a Piancavallo, da dove avrebbe poi assistito al passaggio della tappa odierna - quella di sabato 30 maggio - della...


Pietro Solavaggione apre la Gipuzkoa Klasikoa con un risultato che pesa: terzo posto nella frazione inaugurale di Urretxu e subito sul podio della corsa basca. Il cuneese della Cannibal B Victorious ha chiuso alle spalle del britannico Matthew Fletcher (Harrogate...


Il Giro d’Italia 2026 non è soltanto una corsa: è un atlante umano misurato in chilometri, metri di dislivello, secondi perduti, soglie di dolore. È partito da Nessebar e finirà a Roma, dopo 21 tappe, 3.469 chilometri e 48.700 metri...


La cinquina può attendere, tutto come copione in casa Visma-Lease a Bike, dove su magnanima concessione della maglia rosa il baciato dalla fortuna è stato un altro uomo illustre della corazzata giallonera, “una squadra da sogno, un dream team” -...


Sarà la Romagna ad ospitare la frazione inaugurale del Giro d'Italia Women con una giornata tutta dedicata alle ruote veloci, destinata ad assegnare la prima maglia rosa. per seguire il racconto in diretta dell'intera tappa a partire dalle 15.20 CLICCA...


Spunta il nome che non ti aspetti nella sesta tappa del Tour of Japan 2026. Dopo sette giornate di gara dominate dai corridori di due squadre (Team UKYO e Solution Tech NIPPO Rali), a imporsi a sorpresa nella Hashimoto...


La probabile vittoria di Jonas Vingegaard al Giro d’Italia 2026 non rappresenta soltanto il trionfo di uno dei più grandi campioni del ciclismo moderno, ma anche una pagina storica destinata a rimanere scolpita per sempre nella memoria dello sport mondiale....


Le maglie nere: gli ultimi della classifica generale, i primi della classifica sentimentale. Perché le maglie nere appartengono ai gregari, in perenne lotta con il tempo massimo e le energie minime. I più umani e i più umili. I più...


Tutta friulana l'ultima tappa di montagna del Giro d'Italia numero 109: da Gemona del Friuli 1976-2026 a Piancavallo sono 200 i chilometri da percorrere con 3.750 metri di dislivello. per seguire il racconto in diretta dell'intera tappa a partire dalle...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024