MERCKX E IL PROFESSOR ADORNI

TUTTOBICI | 29/01/2023 | 08:27
di Gian Paolo Porreca

È bello sì, parlare ancora del mio sodalizio con Ed­dy Merckx, un rapporto unico, e non solo perché durato un solo anno di corse assieme, quel ma­gnifico, per tutti e due, 1968.


È bello sì, pensare che quando ci incontriamo ai raduni o ai revival, lui mi chiama ancora “il professore”, e chissà, forse, a scriverlo userebbe la iniziale maiuscola...


È un segno di riconoscenza, per quanto posso io aver contribuito a renderlo più “Merckx” an­cora, che mi onora ancora. Sai, la storia fu quella di un in­contro magico, a fine ’67, io che uscivo dalla Salamini, che chiudeva, e Vincenzo Giacotto, quel manager illuminato che con i belgi già ci aveva lavorato, con la Car­pa­no ricordi?, che voleva portare quel Merckx stravincente in quell’anno, laureatosi campione del mondo ad Heerlen, a correre per una squadra italiana.

E così, sotto l’egida di uno sponsor staordinario del ciclismo, il commendator Valente, nacque la mitica Faema del ’68: il patto, metà italiani, metà bel­gi. E fu una Faema che non fece certo rimpiangere le sue apparizioni precedenti nel ciclismo, nonostante in passato avesse già visto correre con i suoi colori bianco e rossi il Gaul del Giro ’56 e il Van Looy dei primi anni ’60.

Bella scommessa, due schieramenti e due capitani, io con Ca­sa­lini e Armani, Merckx, con Vandenbossche e Van Schil, tanto per fare un paio di nomi di guardiaspalle speciali.

Cominciammo a conoscerci ad inizio stagione, nel ritiro di Reg­gio Calabria, e sai, all’inizio, lo­ro strettamente fiamminghi, noi italiani che il fiammingo è lingua ostrogota per tutti, ci fu un problemino di comunicazione, che poi tan­to banale, quando ti aspetta una stagione intera da programmare, non è. E così fa­cemmo subito un bel patto fra gentiluomini: «qui si parla in francese», che poi era la lingua obbligata del ciclismo di quel periodo!

Fu il modo più positivo per co­minciare a tessere al meglio una vita da camerati, in parità di ruoli, anche per limitare un po’ quella soggezione che poteva incutere un gruppo stra­nie­ro arroccato intorno al suo leader, che però era pure il campione del mondo in carica... Così, fu più facile per tutti fare amicizia. E per me e Merckx ancora di più.

Sai, mi trovai con lui, più giovane di me di otto anni, a fargli davvero da maestro, anche se lui mi avrebbe promosso un giorno a “professore”, e decidemmo, d’ac­cordo con il direttore sportivo Marino Vigna, di dividere sempre la camera insieme: eravamo i due feldmarescialli, o no?

Vedi, il concetto di fondo sul quale io dovetti intervenire era l’atteggiamento sempre bellicoso in competizione di Eddy. Per lui, davvero il ciclismo era esclusivamente in testa, come nel film che gli dedicò Santonì, non esisteva altro che l’attacco. Per lui, ogni corsa era una corsa in linea, da buon fiammingo. La prudenza non gli apparteneva ancora, anche per l’età certo, lui che non aveva neppure 23 anni e che si era sposato da poco con Clau­di­ne.
E fondamentalmente, anche se aveva corso nella Peugeot il Gi­ro dell’anno prima, non era an­cora tarato, diciamo, sul modo di gestire una corsa a tappe.
Così, già ad inizio di stagione, al Giro di Sardegna, gli ribadii il concetto: «tu vuoi vincere finalmente una gara a tappe? Eb­be­ne, calibra le tue forze con saggezza, perché un incidente, una malattia, una imprudenza, un ec­cesso alimentare ti può mandare alla malora tutto...».

Lui se ne stava al mio fianco, quasi chiedendomi con lo sguardo quando sarebbe stato il tem­po giusto per l’attacco ad hoc, lui che in fuga ci sarebbe ap­pun­to andato sempre, e in quel Giro di Sardegna il momento buono sarebbe arrivato in una giorna­ta da lupi, proprio da Fiandre, nella frazione che arrivava a Nuoro, piena di asperità.

E lui andò a prendersi, quel giorno, alla grande, la tappa e la maglia. Prima corsa a tappe, per Eddy. E fra l’altro, per la Faema, fu un en plein, con Armani secondo e io terzo.

Il Giro del ’68, poi, fu una apoteosi, si sa. Ma anche allora, a rivederlo, il mio ruolo fu quello di aiutarlo profondamente, lui che era il più forte di noi due, e che andava aiutato, lo avevo ca­pito, a non sbagliare. Avrebbe voluto vincere sempre, si impegnava in ogni sprint, lui contro Basso, Sels, e quasi quasi era un testa a testa anche con Guido Rey­brouck che era compagno di squadra: certe volte, partiva per tirargli la volata, ma non si faceva da parte se non dopo il traguardo... Mi ricordo di come gli spiegavo, pazientemente, che il Giro lo si sarebbe vinto sulle Do­lo­miti finali, non prima, che gli spagnoli poteva pure lasciarli sfogare... Con una squadra, poi, forte come la nostra, in quel Giro.

Con Casalini, “un fante sul Mon­te Grappa”, lo rammentate il titolo di Raschi?, che anticipò di due giorni l’impresa di Merckx alle Tre Cime di Lavaredo. Cre­do, ed Eddy lo conferma sempre, che quella sia stata la sua giornata più fulgida, di un vigore atletico e di un valore tecnico senza eguali.

C’era una fuga davanti di una dozzina di uomini, mica modesti, poi, con Bitossi, Galera, due nostri, Armani e Casalini ancora, Vanneste, un belga tosto, Giancarlo Polidori, con dieci minuti di vantaggio. Ed Eddy che mi chiedeva scalpitante “ma quando li prendiamo questi?”, ed io che ad un certo punto, ad Auronzo, dissi a Vandenbossche di andare in testa al gruppo a menare... E il plotone che co­min­ciò a sgretolarsi, con Gi­mon­di e Dancelli, la maglia ro­sa, in difficoltà senza speranze di recupero, Tre Croci di La­va­redo... Ed Eddy che se ne va, ad un mio cenno, se ne va più deciso, e l’avremmo rivisto tutti al traguardo...

E io anche, al Lago di Mi­su­rina, che davvero ero in difficoltà, e recuperai un po’ sull’ascesa finale, con il mio passo... Con Polidori, l’ultimo dei fuggitivi, ripreso a due chilometri dall’arrivo.

Fu una cavalcata, fatemelo dire a me che amo come parmense la musica di Verdi, da Wagner. Conquistando la maglia rosa per distacco. E di fatto mettendo quel giorno, il 1 giugno 1968, l’ipoteca finale sul suo primo Giro d’Italia. Do­ve avrebbe guadagnato pure la classifica a punti e quella degli scalatori. Fu il Merckx più entusiasmante di tutti, a mio parere. Giudizio, con lode, del suo “professore“. Che in quella corsa arrivò secondo.

E che avrebbe conquistato, con il plauso incondizionato del suo prediletto alunno di nome Merckx, qualche mese dopo, ad Imola, sul circuito dei Tre Monti, il titolo di Cam­pione del Mondo. Senza più bisogno di parlarsi in francese.

Così Vittorio Adorni racconta Eddy Merckx, da Chiedimi chi era Merckx, ULTRA Lit edizioni, 2013

da tuttoBICI di gennaio

Copyright © TBW
COMMENTI
bella coppia
29 gennaio 2023 11:47 frakie
he giganti. A pensarci bene Merck vuol vincere anche questa volta, con la differenza che primo è chi arriva ultimo. Un pensiero anche a Gimondi, Ocana e tutti gli altri giganti che hanno reso grandi le imprese di Merck, e che purtroppo si sono "ritirati" nella corsa della vita.

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
La maglia azzurra si rinnova negli sponsor e nelle cromie. Oggi in Regione Lombardia, alla presenza dei vertici federali nazionali e regionali, dei commissari tecnici e di rappresentanti di Coni Lombardia, Polstrada e sponsor tecnici, è stata svelata la maglia...


POC presenta oggi il nuovissimo Amidal, un casco dedicato ai chi pratica ciclismo su strada e gravel. Cosa cambia rispetto ai modelli storici POC? Semplice, troviamo in questo caso un nuovo approccio e forme inedite, ma resta evidente la priorità...


Arriva oggi la nuovissima C72, la bici con cui Colnago dà seguito alla leggendaria Serie C,  quella in cui il marchio imprime come firma assoluta la propria filosofia. Artigianalità, prestazioni e design si compongono in questo prestigioso modello prendendo forma dall’unione di diversi elementi, ognuno...


Carlos Canal ha vinto la seconda tappa del 5° O Gran Camiño - The Historical Route, la Vilalba  - Barreiros  di 148, 6 km caratterizzata dalla salita all’Alto de Noceda (2, 6 km all’8, 4%) ad una ventina di chilometri...


Compirà 36 anni il prossimo 27 giugno, ha concluso la sua carriera agonistica alla fine del 2019, si è dato all'arte come pittore, alla musica come dj e al gravel come ciclista pronto a divertirsi. Ora però Taylor Phinney ha...


Dal 20 al 24 aprile, il Tour of the Alps tornerà a raccontare la magia del grande ciclismo e della montagna in cinque giornate elettrizzanti tra Tirolo, Alto Adige e Trentino. Ma a correre assieme ai campioni sono anche le...


Domenica 19 aprile in diretta esclusiva su Eurosport 1, HBO Max e discovery+, disponibile anche su DAZN, TimVision e Prime Video, la 60ª edizione dell’Amstel Gold Race segna il passaggio dalle Monumento del pavé alla settimana delle Ardenne, rinnovando sul...


E Napoli allora, città degli alunni del sole, stavolta si inventa per il Giro prossimo di maggio un traguardo diverso clamorosamente da via Caracciolo. Mirabolante e geniale, anche grazie ad una sua planimetria fascinosa per il ciclismo agonistico, Napoli rimuove...


È stata una prima giornata all’insegna della velocità e del grande caldo quella vissuta dai corridori impegnati al Tour of Hainan 2026. Sin dalla partenza, infatti, le alte temperature l’hanno fatta da padrone rendendo più impegnativi di quello che...


RCS Sport comunica l'elenco delle 21 squadre che saranno al via del Giro d'Italia Women, in programma dal 30 maggio al 7 giugno. 14 UCI WorldTeam AG INSURANCE - SOUDAL TEAM CANYON//SRAM ZONDACRYPTO EF EDUCATION - OATLY FDJ...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024