L'ORA DEL PASTO. QUELLE BORRACCE CHE DIVENTANO FIORI

LIBRI | 31/07/2022 | 08:02
di Marco Pastonesi

Cadde, si rialzò, ricadde. Per sempre. La morte in diretta, il martirio in bici, l’immolazione del ciclismo. La data, che ha scavato un abisso fra il prima e il dopo: il 13 luglio 1967. La corsa, che ne è stata violentata indelebilmente: il Tour de France. Soprattutto il luogo, che da allora si è tinto di un lutto misterioso e scandaloso: il Ventoux. E lui, vittima martire eroe: Tom Simpson.


Lorenzo Fabiano ha scritto “I fiori del Ventoux” (Absolutely Free, 206 pagine, 16,90 euro), e i fiori sono le borracce lasciate come omaggio, per affetto e solidarietà, passione e amore, o soltanto come memoria e trofeo da cicloscalatori e cicloturisti, ciclostorici e ciclopellegrini, a quell’inglese che a tre chilometri dalla vetta di un monte senza vetta, pelato, bruciato, deserto, eppure così generoso di storia e fascino, così ricco di attrazione e sfida, così pieno di vento, dette l’anima al ciclismo.


Fabiano ripercorre la vita, e poi la morte, e poi la nuova vita, di Simpson. La sua origine in una terra di miniere, esatto contrario altimetrico della sua fine. La sua emigrazione agonistica, in Francia. La sua stranezza se non unicità, un corridore inglese era curiosità, rarità, anomalia. I suoi trionfi di un giorno, dal Fiandre 1961 alla Sanremo 1964, dal Mondiale 1965 al Lombardia 1965. La sua famiglia, i suoi compagni e le sue squadre, il suo stile. E il suo ciclismo, il ciclismo della sua epoca, così avventuroso anche nelle trasgressioni, amfetaminico e incontrollato. Fino a quella data, a quella corsa, a quel luogo. La ricerca di una verità ancora incerta. E quel monumento celebrato da tutti quelli che scalano, che si misurano, che si specchiano sul Ventoux.

La tredicesima delle ventidue tappe, venticinque contando tre tappe che corrispondevano a sei semitappe, e pensare che il percorso totale prevedeva 1400 km più di quello del 2022. Niente sconti. La partenza da Marsiglia, il

Ventoux da Bedoin, l’arrivo a Carpentras. Vento, sole, caldo, umidità. Insopportabili. Facile dirlo adesso. Ma allora, anche adesso, si corre e basta. E Simpson corre. La classifica non lo aiuta: “Il podio è a quattro minuti”. Le condizioni fisiche neanche: “E’ malconcio, ha perso peso, la gastroenterite lo ha fiaccato, ma rimane in corsa”. Anche lo stato d’animo è sottosopra: “La sera, in albergo a Marsiglia, ha un acceso scambio di vedute col suo agente Daniel Dousset”. Sulla salita perde le ruote di Poulidor e Jimenez, ma sembra tenere quelle di Janssen e Aimar. Fatica, sete, crisi: “Chiede acqua, il regolamento dice che i corridori hanno a disposizione quattro borracce d’acqua, due in bici e due ai rifornimenti. Quando si rimane a secco, ci si ferma a un bar o a una fontana”. Gli passano “un goccio di cognac”, “va bene lo stesso, basta bagnarsi le labbra secche incendiate, e poi l’alcol allevia la fatica”. Qui il calvario: Simpson che zigzaga e cade, Simpson che ordina di essere rimesso sulla bici, “put me back on my bike” o forse soltanto “on, on, on”, poco cambia, solo letteratura, solo epitaffio, Simpson che si aggrappa al manubrio, la bici che si trasforma in una croce e il manubrio in rosario o Bibbia o fiore. Ma nessun fioretto e nessuna preghiera avrebbero mai potuto restituirlo alla vita.

Fabiano ricostruisce i fatti, il ritrovamento di tre confezioni di amfetamine nelle tasche (due vuote e una a metà, ma quantità non decisive nel corpo), di analisi che sembrano trovare la causa della morte in diversi fattori (caldo, disidratazione, spossatezza, oltre ai farmaci stimolanti), racconta anche di Barry Hoban (il gruppo aveva deciso che a vincere la successiva tappa sarebbe stato però un altro inglese, Vin Denson, il migliore amico di Simpson) e di Roger Pingeon che si aggiudicò quel Tour, cita Ercole Baldini e Eddy Merckx (l’unico corridore non inglese a partecipare al funerale), aggiunge interviste alla figlia Joanne, a Franco Balmamion, che a quel Tour c’era (terzo nella classifica finale, “Seppi della sua morte quando eravamo in albergo”) e Gianni Motta, che non era lì, ma che lo aveva conosciuto bene (“Ero davanti alla tv”, “Lo sbaglio fu rimetterlo in bicicletta”), ai giornalisti inglesi Chris Sidwells e Herbie Sykes, oltre alla prefazione di Renzo Puliero e alla postfazione di Eros Poli, vincitore della tappa del Ventoux nel 1994, da solo, per distacco, e secondo fu Marco Pantani.

 

Copyright © TBW
COMMENTI
Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Era umile, geniale, concreto. Da oggi non è più con noi, un male incurabile lo ha stroncato. Sport e imprenditoria piangono per la scomparsa di Sergio Longoni, lecchese di Barzanò, leader del gruppo comprendente i brand DF Sport Specialist, Bicimania...


Tadej Pogacar subito a segno sulle strade del Giro di Romandia. Il campione del mondo ha vinto infatti la prima tappa - 171, 2 km con partenza e arrivo a Martigny - regolando allo sprint i compagni d'avventura Florian Lipowitz...


È un Giro di Turchia quello di quest’anno che, tappa dopo tappa, sta riportando in auge nomi che da tempo non apparivano davanti a tutti negli ordini d’arrivo. Dopo Ivan Ramiro Sosa ieri, oggi è stato il turno di...


La Plogonnec / Lanfains, quinta tappa del Tour de Bretagne, esalta Aubin Sparfel. il 19enne  della Decathlon CMA CGM conquista il successo e la maglia di leader della classifica generale. Decisiva la progressione con cui il transalpino ha affrontato gli ultimi...


L’algerino Mohamed Nadjib Assal, in gara con la rappresentativa della sua nazione, ha vinto la seconda tappa del Tour du Benin. L’atleta 26enne ha tagliato il traguardo di Tchaourou anticipando l’eritreo del Team Bike Aid Yoel Habteab e l’altro algerino...


Il 25 giugno prossimo la cronometro, con ogni probabilità ambientata nelle Langhe e con partenza ed arrivo ad Alba. Quindi il 27 giugno la gara su strada in quel di Cuneo (si parla di un circuito finale di 60 km...


È di Stanislaw Aniolkowski la quarta tappa del Giro di Turchia 2026. Sul traguardo di Fethiye, sede d'arrivo di una frazione di 130 chilometri partita da Marmaris, il velocista polacco si è imposto davanti a Riley Pickrell (Modern Adventure)...


La Uno-X Mobility rompe gli indugi e diventa la prima squadra a diramare le convocazioni per il prossimo Giro d'Italia 2026. Il team scandinavo ufficializza gli otto corridori che si presenteranno al via della Corsa Rosa il prossimo 8 maggio...


I nuovi pneumatici Hutchinson sono progettati con precisione e soluzioni avanzate per garantire massimo controllo e velocità, esattamente come richiesto oggi dalla divisione Gravel Racing. Arriva oggi il nuovo Touareg Race e fa il suo debutto la nuova tecnologia Gridskin, ora disponibile anche per lo...


E' stata svelata quest'oggi, presso la Protomoteca del Campidoglio, la Maglia Rosa del Giro d'Italia 109. Icona senza tempo della corsa e simbolo di eccellenza sportiva, per l’edizione 2026 si arricchisce di significati ancora più profondi, legati alla storia e...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024