TOSATTO. «I MIEI CAPITANI? CONTADOR IL PIU' ESIGENTE, BETTINI IL PIU' EASY»

INTERVISTA | 09/03/2021 | 08:05
di Alessandro Brambilla

Il trevigiano Matteo Tosatto, 46 anni, è a giudizio generale uno dei migliori direttori sportivi del World Tour. E’ diesse all’Ineos-Grenadiers, squadra numero del mondo uno come budget e parco atleti. Tosatto ha corso tra i professionisti per 20 stagioni e nel 2017 è diventato direttore sportivo al team Sky. E’ rimasto fedele alla squadra del direttore generale Dave Brailsford che dal primo maggio 2019 ha Ineos come main sponsor. La Ineos-Grenadiers è la squadra di Gheoghegan Hart, Carapaz, Bernal, Thomas, Kwiatkowski, Ganna, Moscon e tanti altri formidabili corridori.


«Il nostro obiettivo è trionfare nei cimenti più importanti – afferma Tosatto, che abita con la famiglia a Vallà di Riese – tuttavia non avverto pressioni e la costante caccia alla vittoria non crea ansie a noi tecnici. Mi trovo a mio agio nel team fin da quando il main sponsor era Sky. E’ una squadra in cui la professionalità raggiunge i valori massimi».  


Jim Ratcliffe è il più ricco tra gli imprenditori inglesi e oltre alla squadra ciclistica dall’organico multinazionale sponsorizza atletica leggera, Mercedes Formula 1, la barca a vela «Britannia» che ha sfidato Luna Rossa in semifinale America’s Cup, ed è proprietario di due squadre di calcio, Nizza e Losanna. Comunque Tosatto e gli altri tecnici del Cycling Team Ineos-Grenadiers non sono gelosi della Formula 1 o dei velisti di Ratcliffe. «Apparteniamo a discipline sportive diverse – precisa Matteo – ma tra noi c’è collaborazione e ci tifiamo vicendevolmente. Quando noi del ciclismo abbiamo vinto gare importanti, per esempio, sono arrivati da Hamilton e dalla Mercedes dei  messaggi con i complimenti».

Matteo, lei quando era corridore professionista immaginava che «da grande» sarebbe diventato diesse della prima squadra al mondo ?
«Ho sempre ragionato su obiettivi a breve termine. Quando correvo tra gli juniores sognavo di diventare professionista. Da professionista pensavo a soprattutto a gareggiare bene. Solo nelle ultime annate di attività ho intuito che fare il diesse mi sarebbe piaciuto. Mai ho immaginato di diventarlo in una squadra come l’Ineos. Sono stati Brailsford e il team Sky a chiedermi di entrare nello staff tecnico. Io non ho mai gareggiato in maglia Sky, significa che quando ero loro avversario mi hanno apprezzato. Ringrazio Brailsford per la fiducia. Ora sono nel team più forte al mondo ma non ho ancora raggiunto il massimo: ogni giorno c’è da imparare».

Lei da corridore ha disputato 34 grandi Giri a tappe. E’ primatista mondiale. Che cosa prova?   
«Forse significa che ho corso troppo... Scherzi a parte, anche se altri corridori disputandone meno hanno vinto in classifica generale e io no, il primato dei 34 grandi Giri me lo tengo stretto. Farne tanti è stata la mia forza: quando iniziavo la stagione il mio obiettivo era di aiutare il più possibile grandi capitani, e per farlo bisognava correre molto. Adesso per i corridori dell’Ineos-Grenadiers è un vantaggio beneficiare dei miei consigli quando si ragiona sulle tre settimane di gara».

Al Giro d’Italia 2001 lei vinse la tappa di Montebelluna, a due passi da casa. E nel 2006 s’impose nella tappa di Macon del Tour de France. E’ maggiore la gioia a sfrecciare vittorioso vicino a casa al Giro o ad essere l’unico italiano che vince una tappa al Tour 2006 ?    
«E’ difficile rispondere. La vittoria di Montebelluna 2001, vicino alla mia Vallà di Riese  è stata magnifica.Si è trattato del periodo migliore della mia carriera, poiché due mesi prima avevo vinto una tappa alla Parigi-Nizza. Detto forse contro gli interessi generali del ciclismo italiano, provoca grande emozione essere l’unico del Bel Paese a vincere una tappa al Tour. Montebelluna e Macon rappresentano gioie grandi allo stesso modo, seppur in forme differenti».   

Nel Giro d’Italia 2000 lei indossò 3 giorni la maglia rosa, di soddisfazioni ne ha avute pur recitando da gregario o luogotenente. Ha dei rimpianti? Esistevano  occasioni per vincere di più?  
«Potevano eserci. Chiaramente quando si corre in appoggio a capitani come Contador, Bettini, Sagan, Boonen, Petacchi le occasioni per vincere diventano poche. Mi rammarico di non aver mai partecipato all’Olimpiade. Potevo gareggiare a Londra 2012 però poi ho preferito privilegiare la Saxo Bank, il mio team, disputando Tour de France e Vuelta a Espana. Effettivamente nel 2012 mi sono pentito di non aver dichiarato apertamente che volevo andare ai Giochi di Londra. Però ammetto che la certezza al 100% di essere titolare ai Giochi non l’avevo».

Tra i capitani che ha avuto qual è stato il più esigente ?
«Sicuramente Contador, non in senso cattivo. Voleva stare sempre nelle prime 10 posizioni e per noi aiutarlo non era facile. Fortunatamente io ero allenato e preparato per il ruolo. Con le sue esigenze e doti Contador faceva stare la squadra costantemente davanti».

E chi le ha lasciato più libertà?
«Paolo Bettini, col quale ho esordito da professionista nella MG, stagione 1997. Poi siamo stati compagni di squadra alla Quick Step per tre stagioni, disputando insieme anche dei Mondiali in maglia azzurra. Con Bettini non c’era stress».

Ivan Basso che capitano era?  
«Molto meticoloso. Però di gare con lui alla Fassa Bortolo ne ho fatte poche e quando è venuto con me alla Tinkoff era nel finale di carriera quindi anche lui faceva da aiutante a Contador».  

Il Matteo Tosatto direttore sportivo a chi si ispira di più? Al Giancarlo Ferretti che guidava la Fassa Bortolo, al Bjarne Rijs della Saxo Bank o al Lefevere manager della Quick Step ?
«Il ciclismo è cambiato molto negli ultimi anni. Il ciclismo di Ferretti è durato molto. Era un ciclismo senza social e computer e con più collaborazione tra gli atleti. Da Rijs ho ereditato molto il sistema per mantenere feeling col gruppo, però anche Volpi, De Jongh e altri diesse della mia carriera da corridore mi hanno insegnato molto. Tante nozioni e i consigli aiutano a crescere ma un diesse deve avere pure delle idee sue».

Tra i corridori dell’Ineos Grenadiers 2021 esiste un Matteo Tosatto?
«Potrebbe essere Puccio, che tuttavia in certe occasioni dovrebbe mostrarsi più cattivo e crederci di più».

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