MONTAGUTI. «MI FERMO QUI CON TANTI GRAZIE E QUALCHE PERCHÉ»

LETTERA APERTA | 11/10/2019 | 07:56
di Matteo Montaguti

Non è un caso che il Gran Premio Bruno Beghelli sia stata la mia ultima corsa da ciclista professionista: adesso provo a spiegarvi perché.


Prima di tutto, perché è una delle ultime prove stagionali del calendario italiano e si corre dalle mie parti: da Forlì, dove abito, a Monteveglio, dove si è corso, saranno cento chilometri. 


Secondo, e questo è un po’ meno banale, perché non ci sono più le condizioni per andare avanti: il ciclismo è una giungla, visto e vissuto da dentro è ancora più complicato di come può apparire da fuori, e riconfermarsi ogni stagione mi pesa sempre di più. 

A gennaio compirò trentasei anni, le mie dodici stagioni le ho fatte, interpretandole sempre col solito piglio fiero e battagliero di chi ha provato a vincere ogniqualvolta ne ha avuto la possibilità, pronto a sacrificarsi invece per un capitano.

Non smetto a cuor leggero: il ciclismo è stato – e spero rimarrà, vedremo in che modo – il mio mondo negli ultimi trent’anni, praticamente per quasi tutta la mia vita; fisicamente sto bene, è il morale che recentemente ha iniziato a scarseggiare. Tuttora mi capita di domandarmi se ho fatto abbastanza, se davvero ho dato sempre il massimo come mi imponevo, se Matteo è sempre stato felice e se ha sempre saputo voler bene come diceva al gregario Montaguti che è in lui.

Al netto di pregi e difetti, di sviste ed errori di valutazione, mi pare di non avere rimpianti. Qualche dispiacere invece sì: non ho saputo lasciare il segno nel World Tour e non ne intuisco i motivi, qualche volta mi sono trovato tagliato fuori senza una spiegazione né un confronto.

Ormai è acqua passata, e se ancora non è passata passerà: di sputare nel piatto in cui ho mangiato per tanto tempo non mi va proprio. 

Mi restano comunque quindici classiche monumento concluse, quattordici grandi giri portati a termine, un paio di vittorie dal valore inestimabile e poi i complimenti dei direttori sportivi, la fiducia dei capitani, la stima di colleghi e compagni di squadra. ( I numeri sono: 12 anni di carriera, alla soglia dei 30 anni di agonismo, 14 grandi Giri: 9 Giri d’Italia, 1 Tour de France, 4 Vuelta España; 15 Classiche portate a termine e 3 gare vinte: tappa e classifica al Giro di Reggio Calabria 2010 con il Team DeRosa e tappa al Tour des Alps 2017 con il Team Ag2r la Mondiale).

Terzo motivo, ma non per questo meno importante degli altri, per la scelta dell'addio al Beghelli, è il giorno in cui si corre. È domenica, ve ne sarete accorti, non devo certo dirvelo io. È proprio di domenica io disputai la mia prima gara in assoluto: avevo sei anni, mio nonno mi teneva la sella, all’epoca credevo che si potesse campare solo di domeniche e di corse. Sono sempre quel Matteo: un po’ più grande e maturo, sicuramente più disincantato e meno sognatore: chissà come sarebbe andata se mi fossi preso meno sul serio, se invece di dirmi “è un lavoro” mi fossi detto qualche volta di più “vai e divertiti”. 

A chi c’era allora e c’è ancora oggi, a chi c’era allora e oggi non c’è più, a chi allora non c’era ma c’è oggi e tanto basta: a loro è rivolto questo messaggio, a loro e a nessun’altro, e se lo pubblico è perché oggi la comunicazione funziona così, non perché mi interessa un po' di compassione.

Ho riflettuto a lungo sull’impronta che lascio: tutt’altro che indelebile, ma sicuramente umile e umana, tutto sommato buona, fatta di quei valori che mi sono stati trasmessi quand’ero giovane, perché io ho imparato tutto da ragazzo – il professionismo mi ha insegnato altro, tanto di positivo quanto di negativo. 

Vent’anni fa come adesso: se dovessi scegliere una foto in grado di riassumere chi sono, ne sceglierei una di quelle in cui mi si vede a bocca spalancata e denti serrati, una di quelle in cui faccio una fatica terribile, anche se guardandola di sfuggita sembra quasi che stia sorridendo.
 
Grazie mille a tutti
Matteo Montaguti
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COMMENTI
Chapeau
11 ottobre 2019 09:44 9colli
Non è facile trovare un Ragazzo che sa esprimersi come Te. Complimenti per quello che hai scritto e Complimenti per la Carriera che sei riuscito a fare.

Una persona meravigliosa.
11 ottobre 2019 12:00 Farnese
Purtroppo quando si parla di ciclismo, si pensa solo ai risultati, ignorando la persona. Io ho avuto la fortuna di avere in squadra questo ragazzo al mio primo anno fa sponsor ed il fatto che, dopo 12 anni, ci leghi ancora una forte amicizia, è il miglior riconoscimento dei valori dell'uomo Matteo.
Buona fortuna per il tuo futuro, sono certo che ci sono tante altre vittorie nella vita ad attenderti e grazie per quello che hai saputo insegnarci in silenzio.
Valentino Sciotti

Caro Matteo
11 ottobre 2019 13:21 blardone
Dovresti essere piu chiaro se la vuoi dire tutta .non puoi scrivere il ciclismo e una giungla e vissuto da dentro e un altra cosa!!dilla tutta lo sapevi dal primo anno e non il dodicesimo quando si smette .... Tu sei ancora un grande corridore e saresti un buon insegnante per il nostro ciclismo Italiano ..... Un grosso in bocca al lupo e continua con questo sport e aiutarlo a crescere ..... La tua esperienza puo aiutare tanti ragazzi .Blardone Andrea

Bravo
11 ottobre 2019 18:22 lupin3
Un grande Uomo

Grande
11 ottobre 2019 21:54 AleC
È importante interrompere qualsiasi esperienza un po' prima di arrivare ad averne le scatole piene. E questo momento è arrivato anche per Montaguti.
In bocca al lupo per la tua nuova vita.

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