GATTI&MISFATTI. LA PAROLA SCOMPARSA

GIRO D'ITALIA | 21/05/2019 | 18:38
di Cristiano Gatti

Una volta, senza ipocrisia, si diceva pane al pane e vino al vino: queste erano dichiarate senza giri di parole e arrampicate sugli specchi “tappe di trasferimento”. Più o meno gite sociali. Qualcuno le ricorderà ancora. Era il modo più onesto per dire che servivano solo a spostare la carovana da una città all’altra, approfittandone per gustare cinque minuti di alta tensione nello sprint finale (parentesi: mi rifiuto di considerare spettacolo una caduta a settanta orari, con dei poveracci tritati dentro il frantoio della volata: ho un’estetica un po’ antiquata, per me resta semplicemente spavento).

Tornando al tema. Oggigiorno non le chiamano più tappe di trasferimento perché bisogna trovare un significato recondito anche alle faccende più banali, ma la realtà non cambia. Io ho osato chiamarla noia, in tanti si sono offesi da morire.

Si dà comunque il caso che l’interminabile ed estenuante diretta diventi inesorabilmente un contenitore senza fondo di amenità assortite. Tra Ravenna e Modena, in attesa dei fatidici cinque minuti finali, tra gli altri ci tocca assaporare temi altamente eccitanti come:

1) Il sistema termico dello scrittore Fabio Genovesi, che non sa mai come coprirsi, perché non esistono più le mezze stagioni.

2) Le intuizioni geniali di Guglielmo Marconi, prontamente illustrate dal professor Fagnani, genere Scuola Radioelettra Torino.

3) I segnali lanciati agli alieni, attraverso un sistema di onde magnetiche, nella consapevolezza – spiega Pancani dalla moto - che Roglic è un marziano (io l’ho capita così).

4) Cena con Max Sciandri: bisogna portare la coperta termica (altra informazione del preziosissimo Pancani).

5) San Giovanni in Persiceto, il paese di Belinelli, che ha vinto la gara dei tre punti.

6) Il volo delle anatre germane (Andrea De Luca, Team Cepu).

A questo punto mi chiedo perché, in una simile accademia di alta cultura, non si approfitti anche per il veloce ripasso di un tema per niente secondario, che dopo metà Giro il gruppo rischia seriamente di avere dimenticato. Ci provo io, intrufolandomi modestamente. Si tratta di quella cosa che va su, dal basso verso l’alto, il più delle volte a tornanti, portando il ciclista medio dal livello zero del mare a quote variabili tra cinquecento, mille, duemila metri. E anche oltre.

A questo Giro 2019 è un’entità sconosciuta, si presenterà (in quantità industriale) soltanto dopo 12 tappe su 21, sperando che a quel punto il gruppo riesca ancora a riconoscerla. Sul dizionario della lingua italiana questa cosa qui viene definita salita. Vedi anche alla voce montagna. Direttore Vegni, dice niente questa parola?

 

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COMMENTI
Noia
21 maggio 2019 23:34 Eiger
Questo Giro è esattamente il contrario di quello dell’anno scorso, non per colpa dei Corridori ma perché senza percorsi ondulati la noia regna sovrana.
Questa volta, caro Vegni, hai superato il Tour.....ma in negativo però !

domanda
22 maggio 2019 00:07 pickett
Per quale motivo Gatti,e tutti i suoi colleghi,non hanno criticato come avrebbe meritato Mauro Vegni lo scorso mese di ottobre,quando questo pessimo percorso venne presentato?Magari l'avrebbero indotto ad operare qualche modifica,come é accaduto diverse volte in passato,tra la presentazione e la partenza del Giro.Invece,ricordo di aver letto un mucchio di elogi.Una considerazione sulla tanto attesa seconda metà del Giro:le salite non sono state concentrate,sono state AMMUCCHIATE,senza alcuna logica,nella seconda parte.Cinque salite di prima categoria in una tappa non hanno alcun senso,e non favoriscono in alcun modo lo spettacolo.

Che Noia...
22 maggio 2019 03:51 Wlabici_14476
Caro sig. Gatti, io sono anche d'accordo con lei che questi primi giorni sono stati una di una noia mortale (a parte le crono, per gli amanti del genere, e la tappa de L'Aquila dove hanno fatto corsa vera dall'inizio alla fine), ma mi lasci dire: della sua polemica non se ne può più! già noi spettatori / tifosi siamo irritati, ci mancano solo le panegirico una volta contro Nibali, una volta contro gli organizzatori... se non trova nulla da scrivere sulla tappa del giorno (e la posso anche capire, davvero) faccia un bel pezzo su qualche tappa storica, che ci farà dire "io c'ero" o "ah se ci fossi stato" invece di farci andare di traverso anche i 6-7 minuti di spettacolo della preparazione alla volata... Grazie

In realtà
22 maggio 2019 10:05 MARcNETT
Ha perfettamente ragione, manca completamente una tappa appenninica di livello che ci stava benissimo nella prima settimana e/o in alternativa trasformare in arrivo in salita in linea la cronometro di San Marino, creando una tappa ben delineata con 2-3 salite precedenti l'arrivo, cosa fattibilissima e che avrebbe dato spettacolo. Avrebbero fatto meno km a crono ,con eventuale allungo di 5 km delle altre due crono ciascuna in modo da bilanciare.

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