LEONARDO BASSO, IL CICLISTA CHE AMA L'ARTE

PROFESSIONISTI | 26/12/2018 | 07:44
di Giulia De Maio

Il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni. Questa frase del suo artista preferito ha spinto Leonardo Basso nelle prime pe­da­late tra i big del ciclismo mon­diale. Ame­deo Modigliani invita ad accarezzare la nostra stessa ispirazione, a non limitarci alla superficie delle cose e a  rincorrere qualcosa di più gran­de dentro e fuori di noi stessi. Leonardo, grande appassionato di storia dell’arte, è uno dei volti nuovi del gruppo che ab­biamo imparato a conoscere quest’anno. Ha compiuto 25 anni ieri, nel giorno di Natale, il giovane na­to a Castelfranco, che da Aso­lo, dove vive, ci racconta il suo primo anno nel­la massima categoria. Dopo tre stagioni da di­lettante alla Zalf Euro­mobil Fior e uno stage alla Trek nel 2015, a fi­ne gennaio ha de­but­tato a Maior­ca in maglia Sky. Lo abbiamo visto all’Abu Dhabi Tour, confrontarsi con la sua prima corsa World Tour, e nei mesi successivi lavorare per i compagni, a partire dall’amico Gianni Moscon, al fianco del quale ha concluso in trionfo il 2018 al Tour of Guangxi. Tiriamo insieme le somme dei suoi primi 365 giorni da professionista.


Soddisfatto della stagione?
«Per essere stata la mia prima tra i prof è andata bene. Pensavo che il salto di categoria sarebbe stato più traumatico, è stato difficol­to­so ma ci ho messo tan­to im­pe­gno e nel complesso non posso lamentarmi. Ho sofferto in alcuni frangenti, ma sempre in modo costruttivo. Il computo finale è molto positivo. Ho dimostrato di essermi meritato il passaggio e la fiducia del team. La squadra è contenta del lavoro che ho svolto e anche io lo sono, anche se sono consapevole che ho ancora tanta strada da percorrere. Non è retorica, ma c’è tanto da imparare. Questo lavoro è davvero complicato, ha mille sfaccettature. Ho tutta la voglia e spero tutti gli anni dalla mia per svolgerlo come si deve».


Il momento più bello?
«Il periodo tra aprile e maggio. Ho corso il Tour dello Yorkshire, dimostrando una buona condizione. Le prime cronosquadre hanno rappresentato invece l’ostacolo più difficile da superare. Si tratta di una specialità strana, che va capita. Nell’ultima dell’anno, all’Ham­mer Series di Hong Kong, mi sono re­so conto di essere già migliorato».

Cosa hai imparato?
«Tanto, soprattutto dal punto di vista del metodo di allenamento. Da dilettante non si è mai così preparati, il li­vello della competizione è minore. Ho capito come ci si allena in modo molto tecnico, oserei dire scientifico. Tatti­ca­mente le gare sono molto diverse, più lineari, il fondo viene più facilmente e a me questo stile di corsa piace molto più delle gare a cui ero abituato tra gli Under 23. Ho corso molto con Golas e Rowe, ho cercato di imparare da loro due e dagli altri uomini di esperienza come comportarmi in corsa e fuori cor­sa. Nella trasferta in Canada, per esempio, ho cercato di ca­pire co­me assimilare al meglio il fuso orario».

Hai un rapporto speciale con Moscon.
«Con Gianni siamo amici, lui è già al terzo anno nella massima categoria, quindi anche da lui posso imparare. Quando siamo a casa ci alleniamo in­sie­me e ci confrontiamo, anche se ab­bia­mo programmi e gare differenti. Passare in una gran­de squadra come Sky era il mio sogno perché se la massima categoria è l’università del ciclismo, questo team è la Nasa. Una figura molto importante per me è stata Dario David Cioni, che ha avuto pazienza di insegnarmi e mi segue nella preprazione. Prima del mio debutto a Maiorca ricordo che mi ha inviato un bel messaggio. Recitava così: “Vivrai momenti felici e altri difficili, ma sono questi ultimi che ti permetteranno di crescere e migliorarti”. È proprio ve­ro».

Come hai trascorso il periodo di riposo?
«Sono stato tanto in giro quest’anno, quindi non ho organizzato una vacanza eso­tica, ma solo qualche visita di 2-3 giorni in città d’arte italiane. Mi sono goduto il tempo senza bici. Mi piace camminare in montagna, leggere, la storia dell’arte. Il mio artista preferito è Modigliani, amo naturalmente il Ri­na­scimento italiano e mi sto avvicinando all’arte moderna, ma quest’ultima devo ancora comprenderla per ap­prez­zarla pienamente. Avendo svolto studi tecnici, non l’ho approfondita sui libri ai tempi della scuola, ma è diventata una passione che ho deciso di coltivare perché mi affascina molto. Vivo ad Asolo, un borgo storico stupendo. Crescendo attorniato da tanta bellezza, credo sia naturale avere voglia di scoprirla. Essendo appassionato anche di storia ho sempre as­sociato l’arte alla storia, fin da piccolo. Prima di partire per la Cina a ottobre, per esempio, sono andato a Venezia a ve­dere la collezione Gug­gen­heim alla Biennale. Queste gite culturali me le godo in solitaria, spesso in compagnia della mia vespa. Gli ami­ci? Hanno altri interessi (sorride, ndr)».

Cosa ti piace del ciclismo?
«L’opportunità che mi dà di viaggiare. Invece di mettermi in camera a vedere un film, preferisco fare due passi nel centro della città che ospita la gara che dovrò disputare. In Canada per esempio ho visto la cittadella fortificata di Quebec. Anche durante la cor­sa, quando ci sono i momenti tranquilli, uno sguardo all’ambiente attorno lo do vo­len­tieri. Oramai siamo tutti concentrati sul telefonino che neanche ci guardiamo più attorno. Io non sono un amante dei social, ho scoperto da poco instagram, ma mi sembra già una di­pendenza che vorrei togliermi. Terrò attivo il profilo solo perché comunicare fa parte di questo mestiere, ma non mi viene naturalissimo. Su facebook c’è la pagina del mio fans club gestita dai miei amici storici, che colgo l’occasione per ringraziare».

Chi ti ha trasmesso la passione per il ci­clismo?
«Papà Fabrizio, ha corso da allievo e poi da amatore, ora è in pensione dopo aver fatto il tappezziere (imbottiva se­die e divani) per tutta la vita. Mi ha sempre tenuto “con il freno tirato” e per questo lo ringrazio. Vedo tanti, troppi, genitori che spremono i figli pur di vederli arrivare lontano. Lui invece quando da ragazzino volevo fare una salita in più mi diceva: “Se continuerai, non ti preoccupare che di fatica ne farai quanta ne vuoi e anche di più”. Mi è stato sempre a fianco, dandomi i consigli giusti, senza mai interferire. Ho iniziato a correre a sei anni e la fa­miglia mi ha sempre seguito. Mamma Oria­na è orgogliosa di dove sono arrivato. Lei fa l’orlatrice, cuce scarponi da montagna. In casa c’è anche Alessia, mia sorella maggiore, che lavora come impiegata in uno studio di avvocati».

Oltre che in bici, ti impegni anche sui libri.
«Voglio avere un’alternativa, anche per il futuro. Dopo il diploma di perito meccanico conseguito all’istituto tecnico di Castelfranco, ho iniziato Ingegne­ria Meccanica a Padova. Gli studi universitari vanno a rilento visto quanto mi impegna il ciclismo, ma ho intenzione di portarli a termine. Non è facile frequentare le lezioni, ma mi piace studiare e ritengo che la cultura sia fondamentale per costruire la persona».

Cosa ti aspetti dalla nuova stagione?
«Nel 2019 potrò contare su un fondo diverso, il mio corpo quest’anno ha ri­cevuto tanti stimoli e dovrebbe rispondere meglio. Spero di avere intatta la voglia di dimostrare quanto valgo, è quello il motore che ci spinge ad allenarci e migliorarci. Sono uno scalatore, ma non adatto alle salite più lunghe. So­no abbastanza completo, mi piacciono le salite corte ed esplosive e me la cavo abbastanza bene negli sprint. Pen­so di essere adatto a gare come Flèche Wallonne, Liege-Bastogne-Liege e Am­stel Gold Race. Per ora cerco di imparare il più possibile e aiutare la squadra. In Sky si lavora benissimo: mezzi, professionalità, capacità di concentrarsi su un obiettivo e raggiungerlo con im­pegno, lavoro, cura del dettaglio. Non manca davvero nulla per crescere e pensare in grande».

E guardando più in là?
«Per il futuro sogno una buo­­na carriera, di restare in questo ambiente il più a lungo possibile e di co­struirmi una famiglia. In poche parole, essere una persona felice».

da tuttoBICI di dicembre

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COMMENTI
LEONARDO L'ARTISTA
26 dicembre 2018 22:55 colore
Un Ragazzo Molto Equilibrato e sicuro di se stesso Continua cosi andrai lontano

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