FILOTTRANO. PALLONCINI E DISEGNI PER RICORDARE MICHELE
 

GIRO D'ITALIA | 16/05/2018 | 17:14
Oggi la corsa rosa è passata per Filottrano, la città dove è nato e, purtroppo, morto prematuramente Michele Scarponi. Questa giornata in rosa è stata un’occasione preziosa per promuovere la Fondazione nata lo scorso 8 maggio che porta il suo nome e si batte per la sicurezza stradale. All’asilo, frequentato dai gemelli Giacomo e Tommaso Scarponi, si è tenuta la seconda di due lezioni tenute da Marina Romoli e Francesco Lasca, entrambi ex ciclisti e amici cari di Michele, che hanno spiegato le regole base del vivere la strada ai piccoli di una città coinvolta e sconvolta dall’incidente del 22 aprile 2017.


«Oggi come venerdì scorso è stato un giorno speciale, fatto di tante cose, straordinariamente positive. Grazie alla collaborazione con la maestra Sabrina Carletti della scuola dell'infanzia "Il Grillo Parlante" di Filottrano, ho fatto conoscere a tanti bimbi la mia storia e quello che faccio con la Marina Romoli Onlus, i segnali stradali, le regole e le insidie della strada. Con Francesco abbiamo potuto svolgere delle prove pratiche tra semafori giocattolo e passaggi pedonali pitturati per terra, con il supporto delle forze dell’ordine. Devo ringraziare questi bambini per il loro affetto ed entusiasmo. Loro sono il futuro e noi tutti ci dobbiamo impegnare per trasmettere loro i messaggi giusti come quello della #sicurezzastradale, perché la vita è più importante di ogni altra cosa!» ha raccontato Marina, che uscita da scuola ha lanciato insieme ai bimbi e ai loro genitori 500 palloncini azzurri e gialli al cielo. A ognuno era legato un disegno realizzato dai piccoli studenti legato a quanto imparato.


Dal palco del processo alla tappa Marco Scarponi, fratello di Michele, che con la sorella Silvia e i genitori Flavia e Giacomo è stato artefice della Fondazione Michele Scarponi ha detto: «Vogliamo portare un messaggio di legalità e uguaglianza. Le cifre parlano chiaro, ci sono 9 vittime al giorno e migliaia di feriti, tra cui tanti gravi, e altrettante famiglie devastate e lasciate sole. La storia di Michele è stata bellissima, è stata una storia d’amore per il ciclismo e non solo che ci deve aiutare a portare una nuova cultura. Girando l’Italia ho capito che la sicurezza stradale è un tema sottovalutato, i morti sulle strade sono morti di serie B, li mettiamo in conto, come se in nome di una mobilità sempre più veloce sia giusto o normale che la gente muoia pedalando, camminando, guidando. Con questa Fondazione vogliamo incanalare il nostro dolore in qualcosa di positivo, portando avanti i valori che incarnava Michele: l’amore per la famiglia, l’unità, l’amicizia, l’allegria e la determinazione. Michele è un dono, che vogliamo continui a dare i suoi frutti in questa battaglia di civiltà. La vita è sacra, anche sulla strada» 


La moglie di Michele, Anna, sempre ai microfoni di Raisport, ha aggiunto: «La mia è una vita interrotta, da quel maledetto giorno cerco di concentrarmi sul futuro dei bimbi, è la mia priorità assoluta. Oggi abbiamo vissuto la festa del Giro, io vedo la felicità nei loro occhi, però essere tra Sanchez, Petacchi, Savio, Spezialetti, Garzelli e tanti altri amici mi vengono in mente tanti ricordi, gli anni in maglia Lampre, Androni e Astana, quella maglia che ancora oggi ogni volta che vedo una corsa cerco automaticamente in gruppo. Nulla sarà uguale a prima, ma la vita continua. Non ho tempo di pensare se ce la posso o meno fare, devo. Un messaggio a chi ci guarda? Lo rivolgo a chi si mette alla guida: state attenti e siate prudenti. Non si può pensare che sia un problema lontano o che riguardi pochi sfortunati. Può succedere a tuo figlio, a tuo marito, come successo a me, a tuo papà o a tua mamma».


Infine il compagno Luis Leon Sanchez, che conosce bene il problema, visto che in un incidente stradale ha perso un fratello, oggi ha voluto onorare l’Aquila di Filottrano andando all’attacco: «Oggi per tutta la nostra squadra è stato un giorno emotivamente forte, siamo a casa di Michele, davanti alla sua famiglia, tra bandiere e striscioni che lo ricordavano in ogni dove. Ho dato il massimo per vincere, sarebbe stato incredibile, purtroppo non ci sono riuscito, ma continueremo a provarci. Vedere Anna, Marco e i figli di Scarpa rende tutto più reale. Ricordo quando ero in viaggio per andare alla Liegi e Cataldo ci diede la notizia, ci ho messo una settimana a realizzare cosa fosse successo. Noi ciclisti siamo la parte più vulnerabile della strada, ogni allenamento corriamo dei rischi. Tutti dovremmo andare più tranquilli, qualsiasi mezzo guidiamo, siamo tutti umani e l’unica cosa importante è tornare a casa alla sera».


Giulia De Maio

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