MATTEO FABBRO, LA PROMESSA

DILETTANTI | 14/10/2017 | 07:33
È piccolo, ma è una grande promessa del ciclismo italiano. Matteo Fabbro, con i suoi 167 centimetri di altezza per 52 chili, si è affermato come uno degli Under 23 più interessanti del panorama internazionale, meritandosi il passaggio al professionismo. Il ventiduenne friuliano del Cycling Team Friuli nel 2018 passerà professionista con la Katusha Alpecin al fianco di Tony Martin, Ilnur Zakarin e Marcel Kittel.

«Sono felice di avere Matteo con noi nel 2018 e nel 2019. È uno scalatore mol­to talentuoso. Lo abbiamo seguito nelle ultime due stagioni e ora è giunto il momento di fargli fare il salto di categoria. Gli daremo il tempo necessario per crescere, lui è giovane e noi abbiamo pazienza. Sono convinto che Fab­bro sarà protagonista di un bel ciclo con la maglia della Katusha Alpecin» ha detto il team manager José Azevedo.

Lo scalatore di Zompicchia di Codroi­po, classe ’95, dopo un periodo davvero sfortunato, torna così a sorridere
e a s­o­gnare una bella carriera tra i grandi del ciclismo. Come mentore ha Alessandro De Marchi e proprio come il Rosso di Buja promette di dare il massimo nella categoria maggiore, grazie alle sue doti fisiche e alla sua caparbietà. D’altronde pedala seguendo un mantra che già ci fa capire di che pasta è fatto: «Prima muo­io, poi mollo».

Quanto sei felice di aver firmato un contratto da professionista?
«Sono al settimo cielo. Approdare nel World Tour per me significa davvero realizzare un sogno. Farò di tutto per non deludere la fiducia che hanno ma­ni­festato in me il team manager José Aze­ve­do e i tecnici del team svizzero. Mi han­no illustrato la filosofia della squadra e credo che si adatti perfettamente alle mie esigenze. Mi lasceranno il tempo che serve per crescere, svolgere un’attività adatta alla mia età, senza troppe pressioni. Essendo all’esordio, questo è un aspetto molto importante. Pro­ba­bilmente sarò l’unico italiano della squadra, ma non è un problema».

Anche Team Sky, Bahrain Meri­da e UAE Team Emirates erano sulle tue tracce...
«Sì, ma la Katusha Alpecin è stata la squadra che ha dimostrato maggiore interesse nei miei confronti e quella che si è presentata con l’ambiente più familiare. A gennaio ero stato a Maiorca con la Sky per effettuare uno stage e farmi conoscere, è stata una bella esperienza ma alla fine con il mio procuratore Rai­mondo Scimone non abbiamo trovato un accordo con loro. Oltre a lui, devo ringraziare i tecnici del team in cui sono cresciuto tra i dilettanti, vale a dire Ren­zo Boscolo, Michele Tittonel e soprattutto Andrea Fusaz, che mi segue da sempre».

Cosa ti aspetti?
«Non ho paure, ma di certo sarà tutto diverso. Si smette di giocare, bisogna fare sul serio. Tra i professionisti dovrò confrontarmi con un ambiente nuovo, avrò una grossa opportunità per crescere come persona e non solo come atleta. La squadra richiede la conoscenza di una lingua straniera, io non sono super con l’inglese ma me la cavo. Con la Sky non avevo avuto problemi. Sono motivato, ma ovviamente non ho grandi aspettative in termini di risultati. Ciò che conta nelle prime stagioni è accumulare esperienza ed essere a disposizione della squadra, poi vedremo cosa mi riserverà la strada e quanto lontano potrò arrivare».

Su cosa devi lavorare in particolar modo?
«Non lo so, o meglio posso e devo mi­glio­rare un po’ dappertutto. Come ogni atleta aspiro sempre a migliorare. Di momenti belli in bici ne ho vissuti tanti, la recente vittoria nel cronoprologo del Giro della Valle d’Aosta dopo tre infortuni in fila è forse il più bello perché ha segnato la fine di un periodo difficile e l’inizio di una nuova pagina. A fine gennaio sono stato investito in allenamento e ho dovuto rimanere a riposo per oltre 20 giorni. Il 29 aprile sono caduto fratturandomi una clavicola nella quinta tappa della Vuelta de la Juventud in Co­lombia. Tornato in gara giusto in tempo per il Giro Under 23, sono finito nuovamente a terra rompendomi un’altra volta la clavicola nella quarta tappa di Gabicce Mare, quando ero sesto in classifica a 23’’ da Sivakov e i giochi per la vittoria finale erano ancora aperti. Il 12 luglio, al rientro dall’infortunio, so­no finalmente tornato ad alzare le braccia al cielo. E pochi giorni fa sulle strade di casa, ho chiuso alla grande vincendo a San Daniele del Friuli».

Chi devi ringraziare per essere arrivato fin qui?
«Prima di tutto la mia famiglia: mamma Sandra, impiegata; papà Rolando, giardiniere, e mio fratello minore Nicola, che studia e gioca a basket con profitto. Mi seguono spesso e mi sostengono al me­glio. Fondamentale è stato il Cy­cling Team Friuli che ha sempre creduto in me e negli ultimi quattro anni è diventato come una seconda famiglia».

Tanto che De Marchi ti ha scritto su facebook: “Il passaggio di categoria è anche il meritato premio per il grande lavoro di tutto il Cycling Team Friuli e del suo incredibile staff. Matteo non dimenticarti di loro e ai tuoi compagni spiega che ci si può riuscire con grinta e tenacia. Ora testa bassa e pedalare!”.
«Con Alessandro ho un bellissimo rapporto, ci siamo conosciuti tardi, ma pos­so dire che è un po’ il mio mentore, la mia figura di riferimento. Quando siamo a casa ci alleniamo spesso assieme, mi supporta, mi dà consigli preziosi, per me vuol dire tanto averlo al mio fianco, sono felice e lo devo ringraziare».

Ti ricordi la tua prima gara?
«Certo, era in Friuli, non lontano da casa. Ricordo che arrivai quinto ed ero felice perché avevo vinto la coppa. La prima bici che ho utilizzato era della società, la seconda era di mio cugino, di seconda mano, e ce l’ho ancora in garage. Ho cominciato a pedalare a 7 anni, da G2, per via dei miei nonni, molto appassionati di ciclismo. Oggi è rimasto solo nonno Antonio che, quando ha sa­puto che avevo firmato un contratto con i prof, si è emozionato. È sempre stato anche il suo sogno. Con la bici per me è stato amore a prima vista. I miei genitori volevano farmi provare altri sport, ma alla fine si so­no rassegnati e hanno condiviso la mia scelta».

Caratterial­men­te che tipo sei?
«Sono impulsivo e deciso. Il mio pregio più grande è che so quello che vo­glio e non mol­lo mai, il difetto peggiore è che ogni tanto non so ascol­tare. Tendo a fare di testa mia. Amo il ciclismo perché mi permette di girare il mondo. Noi ciclisti siamo dei privilegiati perché facciamo quello che più ci piace. Questo sport impone tante ri­nun­ce: non tutti le capiscono, per me impegnarsi vale sempre la pena».

A scuola come te la cavavi?
«Bene, mi sono diplomato perito meccanico all’Istituto Tecnico Industriale Malignani di Udine. Finite le superiori mi sono iscritto alla facoltà di Storia, ma dopo un anno ho mollato perché il ciclismo concede davvero poco tempo libero per seguire le lezioni. Ma non è escluso che ricominci a studiare in un prossimo futuro, perché mi piace. Il personaggio storico che avrei voluto essere? Meglio che lo tenga per me. Sca­tenerei delle polemiche e non mi va».

Altri interessi oltre alla storia e alla bici?
«Non ho hobby particolari, quando ho un giorno libero lo trascorro con gli ami­ci del paese e la mia fidanzata Co­rinna. Ogni tanto vado con mio fratello a pescare. Seguo il basket perché lo praticavo da piccolo e continua a piacermi».

Che corridore vorresti diventare?
«Visto il mio fisico... non ho grandi scelte (sorride, ndr): vorrei diventare un buon scalatore. Se serve potrei diventare un gregario importante, ma ora come ora punto al massimo. Un domani come capitano di un team mi ci vedrei bene, ma la strada è davvero lunga e ricca di incognite. Quest’anno ho capito che da un momento all’altro tutto può cambiare. Diciamo che al momento non mi pongo limiti».

La tua corsa preferita?
«Il Giro d’Italia. Quando è arrivato in Friuli sono sempre andato a vederlo. Sin dalla prima volta, ricordo che avevo  10 anni, in cui an­dai con papà a vedere la corsa rosa sullo Zoncolan mi ha im­pressionato e appassionato. Per me è la gara più bella di tutte».

Come ti immagini guardando al futuro?
«Non lo so, sinceramente non ci ho mai pensato. Di sicuro mi auguro di co­struirmi una onorevole carriera per arrivare a cu­stodire bei ricordi di questo sport».

Giulia De Maio
Copyright © TBW
COMMENTI
Procuratori.
15 ottobre 2017 08:28 Bastiano
Purtroppo per i giovani non sempre decidono al meglio.
Io sono convinto che i giovani debbano passare per le professional che possono dare migliori opportunità di crescere con calma ed avere il giusto spazio.
Due anni in più e qualche soldo in meno, sono la strada migliore per costruirsi una carriera.

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
La ventesima edizione del Gran Premio d’Autunno Trofeo Comune di Acquanegra sul Chiese va ad Andrea Biancalani. Il portacolori della Beltrami Tsa Tre Colli ha firmato il successo oggi pomeriggio sulle strade mantovane di Acquanegra sul Chiese nella corsa...


Mauri Vansevenant cambia squadra dopo sette stagioni alla Soudal Quick-Step. Il ventisettenne fiammingo ha firmato un contratto biennale con la Lotto-Intermarché e si prepara a cominciare la sua ottava stagione da professionista. La scelta, racconta, è stata fatta «con il...


La Bardiani-CSF 7 Saber annuncia l'ingaggio di Juan David Sierra per la stagione 2027. Il corridore italiano, nato a Rho (Milano) il 25 gennaio 2005, approderà nel professionismo dopo tre stagioni trascorse con la Tudor Pro Cycling U23. Il 21enne...


La Visma è pronta a partire per un nuovo anno e per farlo nel modo migliore ha deciso di rinforzare lo staff tecnico: tornano Engels e Van Rhee, mentre Vingegaard si allena a Maiorca e Van Aert è a Ibiza....


La stagione è finita questa domenica e in casa Cofidis già c'è un velo di nostalgia. Il 2026 si conclude con 18 vittorie, con la doppietta finale di Milan Fretin al Tour del Guangxi che già fa venire voglia di guardare...


È Jelte Krijnsen il primo dei sette esuberi della Jayco AlUla (squadra che ha chiuso l’organico 2027 con la firma di Ben O’Connor) a trovare una nuova sistemazione per l’anno prossimo. Il venticinquenne olandese, portacolori della formazione australiana nelle ultime...


Grandi novità in arrivo per la Soudal Quick-Step e la AG Insurance-Soudal: nuove partnership tecniche per il 2027, nell'ambito del costante impegno del team a fornire ai corridori attrezzature e supporto tecnico di altissimo livello. Le nuove partnership sono il...


Ben O'Connor ritorna a casa: l'australiano lascia la Jayco AlUla dopo due anni non entusiasmanti e firma un biennale con la Decathlon CMA CGM, il team che l'aveva consacrato. «Ha lasciato il segno in squadra tra il 2021 e il...


Nel 2020 vi avevamo raccontato del suo grande amore per la bicicletta, oggi lo ritroviamo costretto ai box come il numero 1 del ciclismo mondiale Tadej Pogacar. Vasco Rossi ha raccontato via social di essere caduto dalla sua due ruote,...


Anche nella prossima stagione, Stefano Oldani vestirà i colori della Caja Rural-Seguros RGA. In una formazione che sta rinnovando profondamente il proprio organico, il corridore lombardo resta un importante punto di riferimento: approdato nel team all'inizio di questa stagione, Oldani ha subito...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra