È la caccia ad uyn primato assoluto e si nasconde dietro ad una domanda: è possibile vincere la Parigi-Tours quattro volte? Gustave Danneels (1934, 1936, 1937), Guido Reybrouck (1964, 1966, 1968) ed Erik Zabel (1994, 2003, 2005) non ci sono riusciti, mentre Paul Maye (1941, 1942, 1945) non ne ha mai avuto l'occasione.
Matteo Trentin (2015, 2017, 2025) raccoglierà la sfida di stabilire il record questa domenica, a un anno dalla sua ultima vittoria sul Boulevard Béranger. Avendo già vinto sia in volata che partendo da una fuga, il corridore italiano della Tudor è pronto a ogni scenario in quella che definisce “una corsa molto completa dal punto di vista tecnico”.
Come ti avvicini a questa edizione del 2026, a un anno dalla tua vittoria a Tours?
«Sì, è stata la mia ultima vittoria, il che è insolito per me, dato che significa che non ho più vinto da allora. Ma finalmente sembra che la serie di infortuni subiti, dopo la frattura della clavicola patita all'inizio di aprile al Giro delle Fiandre, sia alle spalle, quindi speriamo che questa sia la volta buona!».
L'hai già corsa sette volte. È diverso presentarsi al via da detentore del titolo?
«No, ma è sempre bello presentarsi da campione in carica. Hai il numero uno sulla schiena, il che è sempre molto piacevole!».
Una quarta vittoria ti renderebbe l'unico detentore del record. Quanto è importante per te?
«Non ci penso più di tanto, ma l'obiettivo primario è vincere la corsa. Vincere significa già realizzare l'impresa. Se poi riuscissi anche a stabilire il record, sarebbe un valore aggiunto, un ottimo bonus».
Il percorso della Parigi-Tours è cambiato negli ultimi anni, così come la tua carriera, trasformandoti in un corridore da classiche. Possiamo mettere a confronto le due versioni?
«Beh, il ciclismo è cambiato di pari passo con le modifiche alla corsa e con la mia evoluzione come corridore. Credo che a volte cambiare faccia bene. Dico sempre di preferire la versione precedente perché era più... beh, la versione 'classica'. Ma alla fine le ho vinte entrambe, quindi non posso dire che non si adattino alle mie caratteristiche!».
La seconda parte di stagione della Tudor ha ricevuto una bella spinta grazie a due vittorie alla Vuelta. La Parigi-Tours è la gara ideale per proseguire su questa scia?
«Sì, il morale è alto e i risultati sono arrivati proprio verso la fine della stagione: perché fermarsi proprio ora?».
Hai vinto alla tua prima partecipazione alla Parigi-Tours. Cosa aiuta di più a ottenere un buon risultato: la freschezza della prima volta o l'esperienza accumulata anno dopo anno?
«Beh, la prima volta che ho vinto non ho potuto sfruttare l'esperienza, ora, invece, potrò farlo. È sicuramente una gara difficile da vincere, soprattutto se non c'è vento nelle fasi iniziali; bisogna essere bravi ad affrontare tutti i tratti di sterrato conservando energie per il finale. È una corsa che richiede una grande completezza tecnica»,.
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