JASCH. LA VITTORIA AL TOUR DE LANGKAWI CON UNO SGUARDO VERSO IL LOMBARDIA

INTERVISTA | 08/10/2026 | 08:00
di Giorgia Monguzzi

Lennart Jasch è volato al Tour de Langkawi con un unico grane obiettivo: provare a fare classifica nelle brevi corse a tappe. Il tedesco del team Tudor non solo ha portato a termine la missione, ma ha superato l’esame a pieni voti tornando a casa con una vittoria di tappa, la maglia di miglior scalatore e soprattutto con il trofeo finale. E’ un anno d’oro per Jasch che addirittura aveva iniziato il 2026 senza ancora essere formalmente un atleta professionista, poi la vittora al Tour of The Alps, al giro dell’Abruzzo ed ora questa prima incoronazione che ha tutta l’aria di essere qualcosa di grande.


Abbiamo passato la corsa malese al suo fianco, sin dalla vigilia fino al grande finale a Putrajaya e abbiamo imparato a conoscere un ragazzo che è follemente innamorato dallo sport a tal punto i stravolgere la sua vita di pattinatore e scegliere di ricominciare tutto d’accapo. A Langkawi non ha mai fatto proclami, voleva mettersi alla prova , capire se le due vittorie fossero solo un caso e se avesse capacità di tenuta dal primo all’ultimo giorno e ora possiamo dire con certezza che Jasch è un talento puro, con solo due anni e mezzo di ciclismo alle spalle e una manciata di mesi da professionista è solo all’inizio del suo viaggio. « In Malesia ho fatto qualcosa di totalmente nuovo, non ho corso con l’unico pensiero di dare tutto quel giorno, ma anche pensando già alle tappe successive. Sono state giornate difficili soprattutto mentalmente perché avendo la maglia da leader dovevo mostrare agli altri di essere sicuro delle mie capacità anche se non lo ero. Per tutta la corsa ho avuto solo 26” di vantaggio sul secondo in classifica e non potevo permettermi di sbagliare, faceva caldo, andavamo fortissimo, ma non dovevo mollare. Ho vissuto ogni giorno come una sfida, ho corso insieme alla mai squadra e non mi sembra vero, è tutto ancora surreale. hJo fatto la ma prima corsa in bici due anni e mezzo fa, ancora mi ricordo quel giorno, non potevo essere nemmeno definito un ciclista e invece ora mi ritrovo con un trofeo» ha spiegato Lennart. Dall’esterno sembrava avesse tutto sotto controllo, tra i più sorridenti in gruppo, sempre disponibile con pubblico e sponsor, una capacità incredibile di gestione della corsa che alcuni veterani possono solo invidiare.


Dopo la vittoria nella seconda tappa, tra le più dure tra quelle in programma, non si è limitato ha controllare, ma ha mosso i suoi compagni alla perfezione e quando non era sufficiente era lui stesso a provare ad attaccare o a chiudere sui suoi avversari. Il suo successo al Tour de Langkawi ha però un valore molto più grande sia per noi che ne scriviamo che per lui stesso che l’ha vissuto, è la prova che è possibile cambiare la propria strada, ma per farlo bisogna impegnarsi ancora di più. «E’ una vittoria speciale perché riesco a dimostrare che è possibile arrivare da un altro sport e iniziare una nuova carriera, cambiare tutto in pochi anni, ma non negare il passato. E’ da anni che pratico sport, anche se fino a poco tempo fa il ciclismo non era la mia priorità ho sempre fatto gare, solo che si trattava di uno sport diverso. Ogni giorno mi alzo con la voglia di allenarmi per migliorare, anche quando andavo a scuola, poi mi sono diplomato e ho potuto dedicarmi a questo al 100%. Il mio obiettivo non è mai stato quello di vincere ad ogni costo, quanto piuttosto cercare di dare la versione migliore di me stesso, non importa di quale sport si tratti. Ho voluto cambiare tutto, ho rischiato e ci sono riuscito solo perché ho trovato qualcuno di coraggioso che ha scelto di commettere su di me». Tra la fatica e l’afa malese risulta difficile trattenere l’emozione, Lennart Jasch ci ha abituato a non fare tanti giri di parole e anche questa volta ci dice le cose come stanno: è incredulo e se è arrivato fino a questo punto è perché ama lo sport in modo viscerale. La sua storia deve essere di esempio per chi di fronte ad una difficoltà vorrebbe mollare, e invece c’è sempre la possibilità di prendere le cose buone e ricominciare d’accapo.

Con un contratto in Tudor fino al 2028 e visti i risultati viene immediatamente a chiedersi quale potrà diventare il ruolo in squadra di Jasch. Se ad inizio anno era quasi uno sconosciuto, tra l’altro solo team devo, ora è a tutti gli effetti uno volti nuovi più promettenti non solo della formazione Svizzera, ma dell’intero gruppo. «Nel team Tudor ci sono tantissimi corridori di alto livello e spero di avere un po’ di spazio. Creo che ci siano delle cose nella propria carriera che non si possono programmare, puoi allenarti tantissimo ma se nessuno nota il tuo potenziale non avrai mai spazio, ma non per questo si deve mollare. Ho avuto la fortuna di trovare qualcuno che mi ha dato fiducia, in Malesia volevo mettermi alla prova e ora si apre la possibilità di diventare un corridore che faccia classifica nelle brevi corse a tappe, ma sinceramente ho appena iniziato a scoprirmi e non so bene ancora che atleta posso essere». Intanto Jasch proprio in Malesia ha ricevuto la chiamata per partecipare al Lombardia, la sua prima monumento della carriera, un passo importante che vuole affrontare con il sorriso. «Non sarà affatto facile, è la corsa più dura per gli scalatori e credo di non aver mai affrontato una gara così lunga, sono spaventato ma anche curioso». ci dice prima di salutarci. Sarà l’ultima corsa della sua già incredibile stagione, poi sarà il momento dei bilanci, un inverno per capire i suoi prossimi passi, i nuovi obiettivi, per capire che corridore potrà diventare. Lennart Jasch però non ha fretta, il suo viaggio è solo all’inizio e vuole goderselo tutto quanto.


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