RADIO SÌ O RADIO NO? DOPO IL MONDIALE SI RIACCENDE IL DIBATTITO

PROFESSIONISTI | 01/10/2026 | 09:10
di Francesca Monzone

Uno degli argomenti su cui si ritorna sempre, prima e dopo il Mondiale di ciclismo su strada, è l’uso delle radioline. Se questo mezzo di comunicazione tra corridori ed ammiraglia è sempre in uso durante la stagione, quando a scendere in gara sono le nazionali il loro utilizzo viene bloccato. 


È accaduto anche ai Campionati del Mondo di ciclismo in Canada e si è riaccesa una discussione che nel professionismo delle due ruote torna ciclicamente al centro della scena: le comunicazioni tra direttore sportivo e corridore sono un aiuto necessario alla sicurezza e alla strategia, oppure soffocano la fantasia e la capacità decisionale dei protagonisti in corsa?


Su questo spinoso tema, sono spesso tornati ex campioni e commentatori tecnici, ma anche i semplici appassionati hanno espresso le loro idee e, proprio in questi giorni, si sono confrontate due voci autorevoli e dalle opinioni opposte: Philippe Gilbert, ex campione del mondo e voce della tradizione dei corridori, e Maxime Monfort, oggi direttore sportivo della Lidl‑Trek, che difende l’uso delle radioline come componente imprescindibile del ciclismo moderno.

Per Philippe Gilbert, la questione è molto semplice, ovvero limitare le istruzioni e valorizzare l’istinto. Questa è una linea seguita anche da un corridore forte e dal grande impatto mediatico come Mathieu van der Poel. L’olandese, infatti ha detto di aver gradito correre senza radio perché le gare risultano meno prevedibili e avanza anche una proposta pratica di compromesso. Per Gilbert il discorso è molto semplice e suggerisce di limitare l’uso delle comunicazioni al massimo a uno o due corridori per squadra nel ruolo di capitani, riservando le radio soprattutto a esigenze di sicurezza e a poche decisioni tattiche essenziali. Secondo il belga ex campione del mondo, una simile misura ridurrebbe le continue istruzioni provenienti dalle ammiraglie e restituirebbe più spazio all’iniziativa personale dei corridori.

«La mia proposta prevede che ci siano al massimo uno o due corridori per squadra nel ruolo di capitani», spiega Gilbert.

Di idea completamente opposta, c’è Maxime Monfort, per il quale il ciclismo sarebbe uno sport troppo professionale per tornare indietro. Monfort ribadisce la necessità di mantenere la comunicazione radio. Per il direttore sportivo della Lidl‑Trek eliminare le radioline significherebbe ignorare la realtà di un ciclismo ormai estremamente professionale e analizzato fin nei minimi dettagli. Monfort che per molti anni ha indossato da corridore la maglia della Lotto, richiama inoltre l’aspetto economico e gestionale: una gara resa del tutto imprevedibile incide sul lavoro delle squadre, sugli sponsor e sugli investimenti che rendono possibile il ciclismo di alto livello.

«È impossibile in uno sport diventato così moderno, nel quale si analizza ogni minima cosa – ha sottolineato Monfort alla radio belga -: la posta in gioco per le squadre è talmente alta, anche a livello finanziario, che non si può trasformare tutto in un gioco d'azzardo solo perché mancano le radioline».

Il dialogo tra Gilbert e Monfort, si è svolto nello studio della trasmissione Peloton, mettendo in luce una questione più ampia: fino a che punto la tecnologia deve intervenire e dettare legge sulla strategia? La proposta di Gilbert sarebbe quella di avere una gara sperimentale con massimo una o due radio per squadra, che avrebbe il compito di misurare effetti e ricadute sullo spettacolo, sulla sicurezza e sull’equilibrio competitivo. Dall’altra parte invece, Monfort, pur restando scettico, rappresenta la preoccupazione delle strutture sportive che organizzano, pianificano e finanziano il ciclismo professionistico.

Tra maggiore libertà e controllo tattico, il gruppo resta diviso. L’esperimento auspicato da alcuni - e temuto da altri - potrebbe però fornire dati concreti per un dibattito fin qui rimasto largamente teorico: il futuro delle radioline, insomma, potrebbe decidere non solo come si corre una gara, ma anche quale ciclismo vogliamo vedere.


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COMMENTI
radio assolutamente si
1 ottobre 2026 10:26 Frank46
A me non piace la possibilità di vedere corridori della stessa squadra che si inseguono perchè non hanno capito chi c'è all'attacco. E' un casino... non è spettacolo.. Piuttosto toglierei i computerini, che comunque va detto li guardano ma finchè non iniziano a fare sul serio, quando si inizia ad attaccare c'è poco da guardare i computerini, però nel momento che si chiede ai compagni di impostare un passo regolare ma forte lì si che li guardano, sia il capitano che chi tira... Già l'alimentazione moderna rende lecrisi quasi impossibili, rincominciassro almeno ad andare a sensazione.

Sicuro?
1 ottobre 2026 10:56 Craven
Chissà cosa cambierebbe senza radioline in questo ciclismo.

No alle radioline
1 ottobre 2026 11:12 bendibike
Non consentire l' uso delle radioline né al mondiale né all'europeo è senza senso, visto che nelle restanti gare è consentito, è come se fosse un' ammissione di colpa, abbiamo sbagliato, in queste due giornate divertitevi come ai vecchi tempi.

Frank46
1 ottobre 2026 12:19 AIbertone
senza computerini? Li usano anche gli amatori che vanno solo la domenica. Torniamo alla bici di Coppi già che ci siamo, niente meccanici, si mettono la camera d'aria a tracolla. Si allenano tutto l'anno controllando i parametri e poi corrono così a sentimento? E poi... in questo mondiale le crisi non si sono viste? Tutti lineari dall'inizio alla fine? Ma perchè dire sempre una sciocchezza in più del necessario!?

Radioline Sni
1 ottobre 2026 13:30 Ryored
Io baratterei volentieri un no radio con più corse in circuito per bilanciare la sicurezza, oppure meglio ancora, radio si (per la sicurezza), ma con collegamento solo con l organizzazione che trasmette le comunicazioni importanti al gruppo

Possibile
1 ottobre 2026 15:13 velocista_fuoritempomassimo
Argomento su cui ognuno ha una sua opinione e hanno quasi tutte qualcosa di giusto tipo VAR in altri sport... Io penso di base siano utili per la sicurezza, ma per questo basta un radio corsa uguale per tutti o una comunicazione ma solo con l'organizzazione. La radiolina con l'ammiraglia non mi fa impazzire invece.

Albertone
1 ottobre 2026 20:58 Stef83
Io i misuratori di potenza (computerini di conseguenza) li eliminerei....qualche sorpresa e cotta in più ci sarebbe!
Le radio le terrei sempre, anche per la sicurezza.

Stef83
1 ottobre 2026 22:19 AIbertone
Io eliminerei le ruote rotonde, divise in pelle di gnu e via a correre senza scarpe come nell'età della pietra! Già che ci siamo perchè non andare alla radice?

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