BRAMBILLA & MARANGONI, QUELLO CHE LA STRADA NON DICE, LO DICONO LORO

LIBRI | 12/09/2026 | 12:21
di Pier Augusto Stagi

Sembra di sentirli, d'averli davanti agli occhi, invece li abbiamo tra le mani visto che Giorgio Brambilla e Alan Marangoni, voci di GCN Italia, hanno deciso di scrivere quello che la strada non dice, un libro, mentre loro si raccontano molto e bene, con grande sincerità e a tratti con passionalità, mettendosi a nudo e scoprendo anche quei pensieri remoti che spesso restano stipati dentro di noi.


Si sono raccontati senza freni il "Maranga" e il "Brambo", un passato da corridori professionisti, trascorso a pedalare e a sognare di vincere un giorno quella maledetta e benedetta gara. Alan gregario di ferro, ragazzo perbene, serio e scrupoloso che si è dedicato anima e corpo alla professione del ciclista; il "Brambo" più riservato e a tratti scontroso, ma anche qui mica è vero, basta leggere il libro e si scoprirà cosa c'è davvero dietro al suo essere taciturno e musone. Ecco, il "Brambo" passista è stato solo per la perseveranza e la costanza, la voglia di non voler mai mollare, anche davanti agli Everest di sfiga, lui che sognava la velocità e uno sprint pacificatore che non è mai arrivato. Alan sognava solo una vittoria e quella lì, quella che più voleva sull'uscio di casa, se l'è vista sfilare via a 300 metri dal traguardo.


«Quello che la strada non dice» (212 pagine, Wudz edizioni, 20 €) è un libro più che godibile, pieno di spunti e riflessioni, ma anche di momenti emotivamente importanti, che fanno sorridere e anche commuovere. È un libro onesto nel quale tutti quelli che hanno corso in bicicletta con lontane velleità di diventare un corridore si possono ritrovare. Il Brambo, che oggi è un direttore sportivo e un apprezzato preparatore, spiega anche quello che ha sbagliato e ci aiuta a capire perché il ciclismo di oggi è molto diverso, perché è così cambiato, perché il Covid ha inciso così profondamente e per quale ragione oggi le medie sono sensibilmente aumentate. Alan è acqua pura che scorre, come il racconto di un libro che ci lascia dentro il piacere di averlo letto, ma ci induce anche a pensare e a capire che si può essere anche dei corridori perdenti, ma la vittoria è sempre lì a portata di mano. Perché anche nel dopo, dopo aver smesso di correre e metabolizzato quindi "il lutto", c'è un'altra corsa - quella della vita - che offre tante possibilità, tante buone fughe in avanti e qualche vittoria.

Questo libro insegna che c'è sempre una seconda e una terza possibilità, ad una condizione: che si scelga la strada giusta e che si abbia passione. Loro l'hanno trovata, con ostinazione.


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COMMENTI
Bravi davvero
12 settembre 2026 19:10 BuIlet
consigliati da un amico, divertenti, preparati, umili, veri. Semplicemente li adoro.

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