TOUR DE FRANCE. 100 ANNI FA L'IMPRESA DI AYMO A BRIANCON E IL RIMBROTTO DI DESGRANGE

STORIA | 14/07/2026 | 08:20
di Aldo Peinetti

Cadeva di domenica, quel 14 luglio 1926. Il giorno della Nizza-Briançon, esattamente cent’anni orsono, si trasformava nuovamente in “jour de gloie” (cit. La Marsigliese) per un figlio del vicino Piemonte, sostenuto (presenza commisurata alle possibilità di spostamento di allora) da non pochi sostenitori giunti dall’Italia.


Se ci fosse stato un tunnel che dalla sua Virle, pianura del basso pinerolese, conduceva nel Queyras, Bartolomeo Aymo sarebbe arrivato all’attacco dell’Izoard in appena 40 km. Il percorso per l’esperto ciclista (il cui spessore è stato spesso sottovalutato negli anni dell’apogeo di Bottecchia) e per tutto il gruppo era stato ovviamente ben più movimentato: in quell’edizione partita da Evian il 20 giugno, la festa nazionale francese ospitava la 14esima tappa ed i giochi in classifica erano già fatti in favore di Lucien Buysse, che non a caso arrivò a Briançon con qualcosa come 27’02” (diconsi ventisette minuti e due secondi).


Aymo si prese una tirata d’orecchie, bonaria ma non troppo, da parte di Henri Desgrange, il quale sull’Auto esordiva così: «se Aymo non avesse contratto la cattiva abitudine di perdere tempo prezioso all’inizio di ogni suo Tour, se la forma fosse stata migliore alla partenza, allora forse sarebbe lui la maglia gialla odierna. Si, se al via da Nizza, questa mattina, non avesse contato più di 2 ore di ritardo avrebbe potuto soffiare il successo finale a Lucien Buysse, affaticato e ammirabile per coraggio e diventato tattico sopraffino...».

Con i se e con i ma non si fa la storia, eppure sia l’inventore del Tour e sia il buon Bartolomeo la storia l’hanno scritta. Aymo – cosa nota ma mai abbastanza scandagliata nella sua genesi - guadagnandosi anche un posto in Addio alle Armi di Ernst Heminghway, capolavoro del 1928, dieci anni dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, vissuta sia dal premio Nobel americano (volontario della Croce Rossa) e sia dal soldato del genio nativo di Carignano (partecipò anche alla campagna di Libia), ad una manciata di chilometri da Virle.

Dici 14 luglio e pensi alla canicola: invece il corridore che ispirò Heminghway - Bartolomeo Aymo il nome del personaggio del barelliere al fronte - quel giorno del 1926 siglò uno storico bis nella Nizza-Briançon, già vinta dal torinese l’anno precedente. Ben presto, dopo essersi lasciati alle spalle il mare della Costa Azzurra, i ciclisti furono alle prese con una giornata di tregenda: «pioggia incessante a Vars, diventata diluvio ai 2400 metri dell’Izoard. I miei uomini, che non ho potuto munire di impermeabili (i ciclisti si arrangiarono anche con tele cerate fornite loro dagli abitanti dei piccoli centri attraversati, ndr), sono congelati. Non ci sono che i membri del Syndicat d’Initative del Queyras, impavidi” aggiungeva il potente redacteur en chef, descrivendo l’eroismo dei concorrenti e l’entusiasmo degli spettatori.

Nell’estate canicolare del 2026 fa quasi specie ricordare certe intemperie. Aymo, classe 1889, che conobbe notorietà e risultati eccelsi tardivamente, al ritorno dall’Argentina, avrà raccontato ai quattro figli le imprese al Giro (secondo nel '22 e tre volte terzo assoluto) e al Tour (due terzi posti), con quella singolare doppietta che ne fa l’eroe della Nizza – Briançon. Erano gli anni nei quali la Route des Grands Alpes conosceva grande impulso, ma alle logiche del marketing territoriale forse facevano gioco anche condizioni meteo assurde come quelle in cui Aymo pedalava indiavolato verso il traguardo. A scherzarci su, dalla vettura del seguito, il giornalista Gonnet aggiungeva: «dalla vettura dell’Atala, talmente pazzo di gioia, il guidatore se ne uscì con il grido di chi abbandonava la trincea: "Avanti Savoia!"». Un bellicismo molto sfumato, averne ai giorni nostri.
  


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